Trump e Truth: esplosi i sospetti di conflitto d’interesse sugli investimenti personali

Cristina Manetti

20 Luglio 2026

New York, 20 luglio 2026 – Donald Trump torna a far parlare di sé, questa volta per una lunga serie di post su Truth Social, la piattaforma che ha lanciato nel 2022. Secondo un’inchiesta della CNN, il social sarebbe diventato il suo spazio privilegiato per fare “shillate”: cioè promuovere e segnalare investimenti personali. Il tema non è nuovo, già emerso durante la campagna presidenziale, ma si è riacceso in questi giorni dopo che l’ex presidente ha pubblicato diversi consigli finanziari per i suoi 5 milioni di follower.

Le mosse di Trump su Truth Social mettono agitazione a Wall Street

La CNN, in un’inchiesta uscita tra venerdì e sabato, ha ricostruito almeno quindici episodi in cui Trump avrebbe spinto, anche solo velatamente, aziende o prodotti in cui ha quote dirette. Tra i post più significativi ci sono quelli legati al settore dell’energia, all’immobiliare e persino alle criptovalute. Un esempio? Il messaggio del 15 luglio scorso dove Trump parlava del “futuro del petrolio americano”, con un riferimento poco nascosto a un fondo texano in cui risulta investito dal mese di aprile.

La CNN parla di una tendenza “costante e preoccupante” che potrebbe influenzare sia i piccoli risparmiatori sia gli investitori istituzionali. Dal team dell’ex presidente però minimizzano: “Sono solo idee personali. I mercati vanno come devono andare”, ha detto al telefono un portavoce alle 10:30 ora locale.

Le reazioni non tardano: accuse politiche e analisti prudenti

Le polemiche non si sono fatte attendere. Ieri pomeriggio Elizabeth Warren, senatrice democratica, ha chiesto al Congresso di aprire un’indagine su possibili conflitti d’interesse: “Un ex presidente non può usare un social per spingere investimenti da cui trae vantaggi diretti”, ha detto ai giornalisti a Boston. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la deputata repubblicana Liz Cheney: “Così si rischia di confondere opinioni politiche con interessi personali”.

Dall’altro lato, qualche esperto invita alla calma. Ben Harris, docente alla Wharton School, sottolinea che “il confine tra libertà d’espressione e manipolazione dei mercati è molto sottile”. Al momento non ci sono prove di danni diretti agli investitori o movimenti strani nei titoli citati da Trump. Però la tensione resta alta, specie dopo che due fondi menzionati hanno avuto oscillazioni importanti: +4% e -2% nelle 48 ore successive ai post, secondo Bloomberg.

Truth Social sempre più al centro del dibattito politico

Non è la prima volta che Truth Social finisce nel mirino per la trasparenza sui social media. Nata dopo che Trump era stato espulso da Twitter (oggi X), la piattaforma è diventata il suo megafono diretto. Ogni suo post viene analizzato con attenzione da osservatori politici e spesso scatena reazioni nel mondo della finanza.

Negli ultimi mesi il titolo della società madre – Trump Media & Technology Group – ha vissuto forti oscillazioni: tra marzo e oggi è passato da 20 a 37 dollari per azione, secondo dati Nasdaq. Molti investitori vedono questa instabilità come effetto diretto delle mosse comunicative dell’ex presidente. Resta però il dubbio se sia solo “rumore” mediatico o qualcosa di più serio a livello sistemico.

Le possibili conseguenze sul voto e sui mercati

La vicenda si intreccia ora con la corsa alle presidenziali di novembre. Nei talk show di questa mattina diversi commentatori hanno sottolineato come l’attivismo digitale di Trump sia allo stesso tempo una questione etica e una possibile leva finanziaria. Per molti il confine tra messaggio politico e interesse personale sta diventando sempre più sfumato.

Nel frattempo la Securities and Exchange Commission (SEC), interpellata dal New York Times alle 13 ora locale, ha preferito non commentare. Fonti vicine all’agenzia federale però fanno sapere che gli uffici legali stanno monitorando la situazione molto da vicino.

Sullo sfondo rimane aperto il nodo della trasparenza nelle comunicazioni degli ex presidenti. Un tema che coinvolge non solo la politica americana ma anche i mercati globali e milioni di piccoli risparmiatori. Fonti parlamentari a Washington assicurano che la questione potrebbe arrivare sul tavolo del Congresso già entro agosto.

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