Petrolio in Rally: Prezzi in Crescita per Tensioni tra USA e Iran

Cristina Manetti

20 Luglio 2026

Milano, 20 luglio 2026 – Il prezzo del petrolio è risalito con decisione negli ultimi giorni, spinto da una nuova escalation di tensioni tra Stati Uniti e Iran. Gli esperti mettono in guardia: questa situazione potrebbe cambiare gli equilibri del mercato energetico mondiale. Da venerdì 17 luglio, il Brent ha guadagnato oltre il 4% rispetto all’inizio della settimana, con Londra e New York che hanno visto un’intensa attività fin dalle prime ore.

Il contesto: escalation in Medio Oriente e ripercussioni sui mercati

Lunedì mattina, poco dopo le 8 italiane, le prime agenzie hanno dato la notizia dei raid statunitensi contro postazioni ritenute strategiche dalle autorità iraniane nel sud dell’Iraq e nel Golfo Persico. Secondo il Pentagono, si tratta di una risposta a un attacco di milizie filoiraniane contro una base americana vicino a Bassora. “La nostra priorità è la sicurezza del personale americano nella regione”, ha detto John Kirby, portavoce del Dipartimento della Difesa, in un briefing convocato a Washington durante la notte italiana.

In risposta, fonti ufficiali iraniane hanno confermato un rafforzamento della presenza navale nello stretto di Hormuz, uno degli snodi chiave per il trasporto del greggio mondiale. È qui che passa circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio: ogni segnale di tensione si riflette subito sui prezzi. “La stabilità nella regione è fondamentale per evitare disagi nell’offerta globale”, ha commentato Ali Jalili, portavoce del Ministero del Petrolio iraniano.

Prezzi in salita: cifre e reazioni delle borse

Il segnale più evidente arriva dalle quotazioni internazionali. Il Brent è salito dai 93 dollari al barile di una settimana fa fino ai 97,40 dollari registrati oggi poco prima di mezzogiorno sui mercati europei. Anche il WTI, punto di riferimento americano, ha seguito un andamento simile: da 87 a quasi 91 dollari al barile. Questo ha provocato un po’ di movimento anche sul fronte valutario, con il dollaro che ha guadagnato terreno su euro e yen.

Sulla Borsa di Milano – come in altre piazze europee – le società dell’energia hanno sfruttato l’occasione. ENI ha chiuso ieri con un +2,5%, sostenuta da volumi solidi e nuove previsioni sulle estrazioni nel Mediterraneo orientale. “Restiamo attenti a come si evolveranno le tensioni geopolitiche”, ha spiegato una fonte interna al gruppo petrolifero italiano.

Gli effetti sulle economie europee

Gli effetti più immediati si vedono sui prezzi dei carburanti: questa mattina a Milano la benzina self è arrivata a toccare i 2,13 euro al litro in alcune stazioni lungo viale Certosa. Il governo italiano segue la situazione da vicino: secondo fonti del Ministero dell’Economia, non si escludono misure d’emergenza se la tendenza dovesse continuare. “Stiamo valutando un possibile aggiornamento delle accise”, hanno fatto sapere dal dicastero guidato da Nadia Visco.

In tutta Europa cresce l’attenzione: i dati Eurostat aggiornati a venerdì mostrano che il rincaro del greggio incide in media per circa lo 0,3% sull’inflazione dell’area euro. Le famiglie in Francia e Germania hanno già avvertito gli aumenti alla pompa; intanto le imprese denunciano costi più alti per la logistica e per l’industria chimica.

Le prospettive: rischio di nuove impennate

“Il quadro resta incerto”, sottolinea Anna Fabbri, analista della società Nomisma Energia. “Tutto dipenderà dalle prossime mosse di Washington e Teheran: se la situazione dovesse peggiorare o prolungarsi, non è escluso che si superino i 100 dollari al barile già entro fine mese”. Anche l’OPEC segue con attenzione gli sviluppi: secondo alcune voci raccolte tra Vienna e Riyad potrebbe esserci presto un vertice straordinario per valutare cambiamenti nell’offerta.

Non mancano però inviti alla calma. “È presto per parlare di uno shock duraturo”, ha detto ieri pomeriggio Salvatore Ricci, direttore della ricerca all’Università Bocconi. “Il mercato ha già dimostrato di saper assorbire gli scossoni legati alle tensioni geopolitiche”. Tuttavia gli occhi restano puntati sull’andamento del petrolio.

Il timore degli operatori

Nei terminal dei principali trader di materie prime, la situazione viene seguita con attenzione costante. “Siamo in stretto contatto con i fornitori”, racconta un manager della logistica nel porto di Rotterdam. Anche le compagnie aeree stanno aggiornando le stime sui costi del carburante. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran non pesano solo sulle borse: ogni giorno d’incertezza aumenta la pressione su trasporti e industrie in tutta Europa.

Insomma, il ritorno della crisi tra Washington e Teheran riporta alla ribalta scenari fatti di prezzi instabili e preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali. E per ora – dicono gli analisti – resta una sola parola d’ordine: prudenza.

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