Perché appare la ‘E’ sullo smartphone e come eliminare la connessione EDGE lenta

Salvatore Broggi

26 Luglio 2026

Milano, 26 luglio 2026 – Da ieri mattina, su molti telefoni di utenti italiani è ricomparsa la lettera ‘E’ accanto alle tacche del segnale: un segnale che nel linguaggio dei cellulari indica la connessione EDGE, una tecnologia ormai superata. Questa icona è spuntata su diversi modelli di smartphone soprattutto in zone dove il segnale moderno latita, scatenando domande – soprattutto tra i più giovani – sul perché, nel 2026, ci si debba ancora accontentare di una rete così lenta.

Cosa significa la ‘E’ sullo smartphone: tecnicismi e realtà

La comparsa della ‘E’ è come un salto indietro nel tempo: vuol dire che il telefono si è agganciato alla rete EDGE (Enhanced Data rates for GSM Evolution), nata intorno al 2003 per offrire velocità migliori rispetto al vecchio GPRS. Numeri però bassissimi rispetto a oggi: la massima velocità teorica di EDGE è sui 236 kbit/s, mentre con il 4G e il 5G si viaggia su diversi Mbps. Eppure, quando le reti più veloci non ci sono – pensate a montagne isolate, piccoli paesi o a blackout temporanei – il telefono fa automaticamente questo passo indietro.

La scelta non dipende dall’utente. “Il sistema operativo cerca sempre la migliore rete disponibile,” spiega Giulio Bianchi, tecnico di un centro assistenza milanese. “Se non trova LTE o 5G, scende finché trova almeno EDGE. È un compromesso, ma almeno permette di chiamare e mandare messaggi.”

Navigare con la ‘E’: un’esperienza da tempi passati

Stare sotto copertura EDGE significa tornare ai primi smartphone: i siti web si caricano a rilento (quando lo fanno), le app social non si aggiornano e inviare immagini via chat diventa una prova di pazienza. “Con la ‘E’ accesa dimenticatevi streaming o videochiamate,” racconta Martina, studentessa universitaria che ogni giorno va da Milano a Lecco. “Ieri sul treno a Carate WhatsApp non voleva saperne di partire.”

Non è solo una seccatura. Alcune app bancarie o per la salute digitale chiedono connessioni più solide: “Non riuscivo ad accedere all’app della banca,” aggiunge Andrea, impiegato che lavora da casa in Brianza.

Perché succede ancora nel 2026? Copertura e investimenti

Se il 4G e soprattutto il 5G sono ormai comuni nelle città grandi e sulle autostrade, ci sono ancora ampi territori dell’entroterra con copertura irregolare. Secondo il report AGCOM aggiornato a maggio 2026, oltre il 9% degli italiani vive in comuni dove solo metà dei gestori offre un servizio 4G stabile. E spesso l’unica opzione resta la vecchia EDGE.

“Stiamo investendo per migliorare la rete nelle aree rurali,” dice un portavoce di TIM, contattato ieri pomeriggio. Però serve tempo tra permessi comunali, installazioni e adeguamenti tecnici.

EDGE come ‘rete di emergenza’: cosa funziona (e cosa no)

La presenza della ‘E’ garantisce solo le funzioni base: chiamate vocali classiche e SMS. I più giovani spesso non conoscono queste limitazioni, abituati a chat istantanee e streaming. “Nel nostro centro assistenza arrivano spesso domande su quella lettera,” racconta un operatore WindTre a Cologno Monzese. “Molti pensano sia un problema tecnico.”

Come uscire da questo impasse? O aspettare che torni il segnale migliore o spostarsi in zone con copertura più affidabile. Alcuni utenti delle zone montane tra Piemonte e Liguria dicono che basta camminare pochi metri per passare da EDGE a 4G.

Reti future: quando dirà addio definitivo l’EDGE?

Le compagnie promettono lo spegnimento graduale delle reti 2G ed EDGE in favore del servizio VoLTE e delle chiamate via 4G. Ma secondo le ultime stime del Politecnico di Milano, in alcune zone isolate l’EDGE resterà attiva per almeno altri due-tre anni. Una presenza discreta – quasi fantasma – ma che ancora fa da ancora digitale per chi vive lontano dalle grandi città.

Per ora quindi la ‘E’ resta un piccolo simbolo della nostra geografia digitale: una lettera che racconta i limiti delle infrastrutture italiane e il divario tecnologico tra città e periferia.

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