New York, 4 ottobre 2026 – Nella notte il prezzo di Bitcoin ha fatto il suo classico “test” al supporto tecnico dei 76.500 dollari, dopo settimane di un’altalena che segue il rally di agosto. Intanto, cresce la tensione in vista del voto del Senato degli Stati Uniti sul Clarity Act, atteso in aula il prossimo 15 settembre. Tra le 2 e le 5 del mattino ora italiana, i volumi sono saliti alle stelle su Coinbase e Binance: secondo CoinMarketCap, oltre 1,1 miliardi di dollari scambiati nelle ultime 24 ore.
Bitcoin sotto pressione tra supporti e politica USA
Il mercato delle criptovalute resta nervoso come non mai. Tornare sotto i 77mila dollari — un livello già messo alla prova più volte tra metà e fine agosto — ha riacceso i riflettori su investitori istituzionali e piccoli trader. Quel livello dei 76.500 dollari, spiega la società Glassnode, è uno snodo cruciale che fa discutere dagli uffici di Wall Street alle startup fintech della Silicon Valley.
“Il momento è incerto, tutti aspettano segnali chiari dal Congresso americano”, commenta Julia Peterson, analista di Blockdata Research, ieri sera. Nelle prime ore della notte si sono viste alcune liquidazioni forzate sui contratti future, che hanno spinto il prezzo verso il basso. Ma alle 7 del mattino (ora italiana) Bitcoin è riuscito a risalire a circa 77.200 dollari, segno che la tenuta del mercato c’è.
Clarity Act: attesa per la nuova regolamentazione
Ma la vera sfida è politica. Il Senato USA dovrebbe mettere ai voti — salvo sorprese dell’ultimo minuto — il Clarity Act, un provvedimento che mira a fare chiarezza sul trattamento fiscale e legale delle criptovalute più importanti, con particolare attenzione a Bitcoin ed Ethereum.
Le commissioni Finanze e Giustizia hanno lavorato tutto settembre sulla questione. Secondo fonti della CNBC, le divisioni tra repubblicani e democratici restano forti soprattutto sulle soglie di tracciabilità per le transazioni digitali. “Non è solo questione di tasse: si parla anche di antiriciclaggio”, sottolinea Frank Miles, avvocato dello studio Squire Patton Boggs a Washington.
L’esito del voto del 15 settembre resta tutt’altro che scontato. Negli ultimi giorni sono cresciute le pressioni da parte di associazioni dei consumatori come la Digital Freedom Alliance: chiedono regole più chiare per evitare che capitali scappino verso mercati meno trasparenti come Hong Kong o Singapore.
Reazioni dal mercato e dalle piattaforme
Sui principali exchange si vedono più ordini stop-loss tra i 76mila e i 77mila dollari. “Non c’è panico in giro, ma sicuramente prudenza”, racconta Tommaso Rizzi, trader italiano attivo su Kraken, contattato ieri notte al telefono. Anche Binance ha diffuso una nota agli utenti europei intorno alle 3:30 invitando a “restare vigili” in vista delle mosse legislative ma garantendo la normale operatività.
Nel frattempo nel mondo DeFi si fa sentire un certo immobilismo: il Total Value Locked (TVL) su Ethereum è sceso sotto i 42 miliardi di dollari per la prima volta da maggio scorso. Segnale chiaro che molti stanno tagliando le loro esposizioni in attesa di capire cosa succederà sul fronte regolatorio.
Le prospettive: rischio volatilità in vista del voto
Guardando alla settimana che porta al voto, gli analisti puntano a una fase laterale per Bitcoin, almeno finché non ci saranno movimenti decisi o novità politiche rilevanti. “Se il Clarity Act passerà senza troppi compromessi — spiega Peterson — potremmo assistere a un ritorno della fiducia nel mercato crypto americano”.
Dalle sale operative di Londra a San Francisco l’impressione è una sola: la partita vera deve ancora cominciare. Solo dopo quel voto capiremo se questa sarà la svolta nella regolamentazione globale delle criptovalute o soltanto l’ennesimo rinvio da parte del Congresso USA. Intanto, tra grafici agitate e chat infuocate degli investitori privati, l’attesa è palpabile. Per ora resta solo da segnare sul calendario quella data: il 15 settembre, giorno decisivo per tutto il settore.