Milano, 5 ottobre 2026 – Due colpi diversi, uno digitale e uno “vecchia scuola”, hanno scosso nelle ultime settimane il sistema finanziario internazionale. Da una parte, il maxi-furto da 351 milioni di dollari subito dall’exchange di criptovalute Bitget; dall’altra, la truffa milionaria ai danni di Fideuram, storica società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo. Gli episodi – avvenuti tra fine settembre e inizio ottobre – hanno riaperto il dibattito su quanto siano davvero sicuri i nostri sistemi finanziari: spesso li pensiamo inattaccabili, invece le minacce diventano ogni giorno più sofisticate.
Bitget sotto attacco: come è andata la maxi-fuga di soldi
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, Bitget, una delle piattaforme di trading crypto più popolari in Asia, ha notato movimenti strani nei suoi wallet digitali. I tecnici – ha spiegato l’amministratore delegato Gracy Chen – hanno individuato alcune transazioni non autorizzate poco dopo le 3 del mattino (ora di Hong Kong). “Abbiamo subito bloccato i prelievi e messo in moto l’allarme”, ha raccontato Chen in una nota stampa.
In poche ore si è capito che il colpo era pesante: 351 milioni di dollari volatilizzati attraverso una serie di trasferimenti tra wallet “anonimi”, senza un vero volto dietro. Secondo gli esperti della società di sicurezza PeckShield, gli hacker avrebbero sfruttato una falla nel sistema multi-firma della piattaforma. In pratica, quel controllo incrociato sulle chiavi private che dovrebbe essere la garanzia più solida non è bastato. “Sono riusciti a entrare nella catena e a manipolare i permessi”, spiega un analista che segue da vicino le indagini.
Il sito è stato offline per oltre dodici ore. Solo nel pomeriggio del 29 settembre – era mattina inoltrata in Europa – Bitget ha annunciato una parziale ripresa delle attività, assicurando che i fondi degli utenti sarebbero coperti da un fondo assicurativo interno. Restano però molti dubbi sulla tenuta reale di queste piattaforme nate in fretta e spesso impreparate ai rischi veri.
Il caso Fideuram: truffa tradizionale, stessa vulnerabilità
Quasi contemporaneamente all’attacco a Bitget, anche Fideuram è stata vittima di una truffa ben organizzata. La Guardia di Finanza ha ricostruito come un gruppo di falsi consulenti finanziari abbia avvicinato almeno otto clienti tra Roma e Milano tra il 20 e il 25 settembre. Con la promessa di investimenti a rendimento garantito e documenti bancari falsificati sono riusciti a sottrarre circa 9 milioni di euro.
“Si sono presentati con badge contraffatti e parlavano un inglese perfetto”, racconta uno dei clienti truffati. Solo quando hanno cercato di incassare i profitti fittizi alcuni si sono insospettiti e hanno allertato la filiale centrale. La banca ha subito aperto un’indagine interna e denunciato l’accaduto alla Procura di Milano. Il presidente di Fideuram, Tommaso Corcos, ha detto: “Stiamo collaborando strettamente con le autorità per proteggere i nostri risparmiatori. È la priorità numero uno”.
Due mondi diversi, stessi rischi: la sicurezza finanziaria messa alla prova
Questi episodi mostrano due facce della stessa medaglia: da un lato le minacce digitali, dove i criminali agiscono nell’ombra e possono mettere ko intere infrastrutture in pochi minuti; dall’altro le vecchie truffe “di persona”, fatte di documenti falsi, discorsi convincenti e reti ben organizzate sul territorio.
Non a caso la Consob ha appena rilanciato l’allerta verso gli operatori del settore. “Il rischio cyber – ha ricordato ieri il presidente Paolo Savona – riguarda ormai tutto il sistema finanziario: chiunque gestisca soldi è potenzialmente esposto”. Un messaggio che trova conferma anche nelle parole del presidente dell’ABI Antonio Patuelli, che invita a “investire nella formazione del personale e nel controllo continuo dei processi”.
Reazioni e dubbi: indagini aperte ma cresce l’ansia
Nel frattempo sui social e nei gruppi di investitori si moltiplicano domande e preoccupazioni. Sotto ai post ufficiali su Telegram di Bitget fioccano commenti tipo: “Quando ci ridate i nostri soldi?”, scrive un utente con nickname orientale. Situazione simile nelle community italiane, dove si leggono testimonianze spaventate (“Avevo messo tutto lì dentro”, ammette Marco, ingegnere milanese). Per Fideuram invece è l’ansia tra clienti storici: “Se è successo a loro…”, sussurra una pensionata fuori dalla filiale romana.
Le indagini continuano su entrambi i fronti. Ma il segnale è chiaro: tra codici complicati e truffe all’antica, la sicurezza finanziaria resta fragile più che mai. Oggi serve più che mai tenere alta la guardia sia contro i rischi digitali sia contro quelli tradizionali.