Roma, 25 luglio 2026 – Uno studio uscito su The Lancet riapre la partita sull’energia nucleare in un momento cruciale per la transizione verde. A firmarlo è un team di epidemiologi e ingegneri ambientali guidati da Helen Burrows, dell’Università di Manchester. La loro analisi mette in luce come le centrali nucleari nascondano rischi per la salute e l’ambiente spesso sottovalutati, costi in salita e possano rallentare lo sviluppo delle rinnovabili. Il documento, pubblicato ieri sera sulla nota rivista medica, arriva mentre in Italia si torna a discutere del ruolo del nucleare nella lotta contro il cambiamento climatico.
I rischi nascosti dietro il nucleare
Il rapporto, lungo 48 pagine e ricco di tabelle comparative, ripercorre punti noti ma anche aspetti meno affrontati nel dibattito pubblico. Gli autori evidenziano che la gestione delle scorie radioattive resta una questione irrisolta, con implicazioni sia per la salute che per l’ambiente. Nelle aree intorno agli impianti, si legge nel testo, “le comunità esprimono preoccupazioni per possibili effetti a lungo termine”. Burrows sottolinea: “Le prove sugli impatti sanitari non sono complete, ma i casi di leucemie infantili nelle zone limitrofe richiedono attenzione”. Anche se al momento non ci sono dati certi che dimostrino un collegamento diretto, il messaggio è chiaro: meglio non semplificare troppo.
Costi in aumento e tempi lunghi
Un altro punto chiave riguarda il costo economico del nucleare. Il report confronta le spese necessarie per costruire nuove centrali con quelle richieste dalle fonti rinnovabili come solare ed eolico. In media, spiegano gli autori, produrre energia dal nucleare oggi costa oltre 110 euro per megawatt/ora, mentre le rinnovabili si fermano tra i 55 e i 70 euro in Europa. E non è tutto: progetti recenti come Hinkley Point C nel Regno Unito o Flamanville 3 in Francia hanno accumulato ritardi pesanti e superato i budget previsti – costi che spesso ricadono sulle bollette dei consumatori. Quanto ai tempi: “Solo le autorizzazioni tecniche possono richiedere dai 7 ai 10 anni”, spiega uno degli esperti inglesi coinvolti nello studio. Nel frattempo, le energie pulite vanno avanti più veloci e con meno spese.
Nucleare vs rinnovabili: una sfida aperta
“Investire nel nucleare significa sottrarre risorse alle tecnologie più rapide e sostenibili”, scrivono gli autori citando dati dell’IEA (Agenzia internazionale dell’energia). Secondo il gruppo di ricerca, puntare troppo sui grandi impianti rischia di rallentare la diffusione delle energie rinnovabili, che già oggi coprono sempre più energia elettrica in Europa. Nei Paesi dove si è puntato su solare ed eolico le emissioni sono scese “fino al 35% negli ultimi cinque anni”, mentre chi ha preferito il nucleare ha registrato riduzioni più modeste. Come sottolinea Burrows, “non esistono scorciatoie facili: serve un mix equilibrato, ma con chiarezza sui costi e massima attenzione alla salute pubblica”.
Reazioni dal mondo politico e scientifico
Il report ha già scatenato discussioni nel mondo politico italiano. Il ministro dell’Ambiente Giovanni Ferraro ha commentato: “Sappiamo quali problemi ha il nucleare tradizionale, ma bisogna valutare bene i nuovi reattori”. Dall’opposizione la deputata PD Anna Girolami ha invece detto: “Lo studio conferma l’urgenza di spingere sulle rinnovabili”. Anche tra gli esperti il dibattito è acceso. Il fisico Luca Barone, favorevole al nucleare, sostiene che “il report sottostima i progressi nella sicurezza degli impianti più moderni”. Però ammette: “Occorrono dati certi e investimenti seri nella ricerca”.
Un futuro tutto da scrivere
Resta aperta la questione del tempo a disposizione. Nel documento si avverte che il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni potrebbe arrivare “troppo tardi rispetto agli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi”. La corsa verso lo zero emissioni chiede risposte rapide: “Solo allora sapremo se i grandi impianti possono davvero fare la differenza”. Per ora il dibattito è lontano dal chiudersi, con una certezza sola: tra rischi e opportunità la transizione energetica non ammette scorciatoie.