Milano, 15 agosto 2026 – L’indice MSCI, uno dei punti di riferimento per i mercati finanziari globali, ha comunicato ieri una revisione delle regole per l’inclusione delle società “non operative”, con un occhio particolare a quelle con forti esposizioni in criptovalute come Bitcoin ed Ethereum. La decisione, maturata nel consiglio direttivo di New York la sera del 14 agosto, ha subito fatto discutere investitori istituzionali e manager delle aziende coinvolte.
Nuovi criteri: cosa cambia per le società con tesorerie in cripto
Secondo il documento ufficiale di MSCI, le imprese che non producono beni o servizi ma che tengono ingenti asset digitali nei bilanci potrebbero essere riclassificate o addirittura escluse da alcuni indici azionari internazionali. L’obiettivo dichiarato dall’ente guidato da Henry Fernandez è chiaro: “aumentare la trasparenza e far sì che i nostri indici rispecchino meglio le vere leve economiche delle società quotate”.
Tra le aziende più a rischio ci sono nomi come MicroStrategy negli Stati Uniti e alcune realtà europee e asiatiche nate sul modello delle cosiddette “public treasury”. In particolare, MicroStrategy spicca per la sua enorme esposizione in Bitcoin: nell’ultimo bilancio trimestrale, al 31 luglio 2026, si parla di circa 226mila BTC in portafoglio.
Saylor contro MSCI: “Questa non è la finanza del futuro”
Michael Saylor, presidente esecutivo di MicroStrategy e grande sostenitore di Bitcoin, non ha perso tempo a rispondere. Durante una conferenza stampa a Tysons Corner, Virginia, Saylor ha definito la mossa di MSCI “un passo indietro per l’innovazione finanziaria”. “Stiamo usando strumenti legali e trasparenti per tutelare il valore degli azionisti – ha spiegato – e non vedo motivo per cui questa strategia debba essere penalizzata. Così si rischia solo di tagliare fuori una fetta importante dell’economia digitale”.
Saylor ha poi attaccato regolatori e gestori di indici, accusandoli di “non capire il ruolo sempre più centrale degli asset digitali” e sottolineando che il vero valore per gli investitori passa anche dalla capacità delle aziende di muoversi agilmente nel nuovo mondo finanziario.
Mercati in fermento, dubbi tra gli investitori istituzionali
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, contattati ieri da alanews.it, la mossa potrebbe far calare l’interesse dei fondi indicizzati e pensionistici verso certe società, soprattutto in Europa. “Tecnicamente è un aggiustamento – ammette Thomas Gruber, portfolio manager – ma l’effetto pratico potrebbe farsi sentire: molti ETF devono seguire pedissequamente la composizione dell’indice, quindi cambiamenti nelle inclusioni possono spostare capitali”.
A Wall Street il 15 agosto mattina le azioni MicroStrategy sono partite con un -8% rispetto alla chiusura precedente. Calo più contenuto ma comunque presente anche per altri titoli sotto i nuovi riflettori. Sui social network cresce la preoccupazione tra piccoli investitori: “Così si penalizza chi punta sull’innovazione”, scrive un utente su r/bitcoinmarkets alle 2.43 ora italiana.
Domande aperte sulle regole: servono chiarimenti
Molti operatori aspettano ora dettagli da parte di MSCI: quali saranno i limiti precisi? Verranno valutate solo le posizioni in cripto o anche altri asset insoliti? “Per ora abbiamo solo linee guida generali – racconta un analista JP Morgan – ma tutto dipenderà dalle FAQ che MSCI pubblicherà nelle prossime settimane”.
Nei mercati emergenti si discute pure degli effetti possibili: l’esposizione alle criptovalute è cresciuta molto negli ultimi due anni. A Hong Kong Rachel Yip, presidente della fintech locale, parla di una misura forse troppo rigida. Dal Giappone intanto arriva la richiesta della FSA (autorità finanziaria) di un confronto diretto con MSCI entro settembre.
Le crypto company rischiano l’isolamento?
Al momento non ci sono esclusioni ufficiali dagli indici principali, ma il clima resta incerto. Nei prossimi giorni si attendono prese di posizione dai grandi gestori come BlackRock e Vanguard, che pesano molto sui fondi indicizzati basati su MSCI.
Le aziende coinvolte stanno valutando nuove strategie. MicroStrategy non esclude una revisione parziale della propria politica di tesoreria: “Valuteremo ogni opzione nell’interesse degli azionisti”, ha detto Saylor davanti a un pubblico attento.
Le incognite restano tante, ma è chiaro che il cambio di rotta di MSCI segna una tappa importante nel rapporto tra finanza tradizionale e criptovalute.