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Home Cyber Security

iMoochi, il pet robot con IA e fotocamera che riaccende l’allarme privacy in Italia

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
22 Luglio 2026
in Cyber Security

Milano, 22 luglio 2026 – Sono passati trent’anni da quando il Tamagotchi, quegli animaletti digitali da portachiavi, hanno fatto impazzire milioni di bambini tra il 1996 e il 1998. Oggi, i pet robot sono diventati molto più sofisticati e diffusi nelle case di famiglie italiane ed europee. Ma l’ultimo report pubblicato questa settimana dalla Mozilla Foundation mette in guardia: proprio questo boom porta con sé nuovi dubbi su privacy e sicurezza.

Dai Tamagotchi ai robot domestici, l’evoluzione della compagnia elettronica

Nel documento uscito lunedì, gli esperti di Mozilla hanno tracciato un filo diretto tra i primi animaletti virtuali – quei pixel semplici su uno schermo LCD – e i moderni cuccioli robot, giocattoli capaci di camminare, rispondere ai comandi vocali e persino registrare voci e immagini. Secondo i dati di mercato GfK, nel 2026 in Italia si trovano almeno 650 mila dispositivi del genere in circolazione, con un incremento del 40% rispetto al 2024. “I bambini crescono accanto a robot sempre più interattivi e connessi,” spiega Caterina Di Gregorio, docente di media digitali all’Università di Milano-Bicocca, “e per le famiglie è allettante l’idea di compagnia, apprendimento e sicurezza che questi oggetti promettono.”

Privacy a rischio: le preoccupazioni dei ricercatori

Ma più questi pet robot intelligenti si diffondono – spesso dotati di microfoni sempre attivi e telecamere ad alta definizione – più emergono problemi seri. La ricerca di Mozilla, che ha analizzato 27 modelli venduti in Europa e Stati Uniti, segnala criticità in almeno metà dei casi: registrazioni vocali continue, dati trasmessi senza crittografia, monitoraggio delle abitudini domestiche. “Alcuni robot raccolgono informazioni anche quando sembrano spenti,” racconta al telefono Mirko Colombo, analista di sicurezza digitale. “Il rischio concreto è che dati sensibili sui bambini finiscano su server fuori dall’Europa, spesso senza un vero consenso dei genitori.”

Nel report si cita anche la raccolta di dati biometrici da parte di prodotti come il noto Aibo di Sony, ma anche modelli meno famosi come Miko 3 o Loona, usati per personalizzare le interazioni con i piccoli utenti. Le informative sulla privacy risultano spesso difficili da capire; in alcuni casi mancano spiegazioni chiare su come i dati vengono conservati o cancellati. Solo pochi produttori – fra cui la tedesca Anki Robotics – offrono la possibilità reale di spegnere le funzioni di ascolto.

Sicurezza informatica: accessi vulnerabili e rischi reali

Il tema della cybersecurity non è affatto secondario. Secondo Mozilla, il 38% dei pet robot testati presenta “vulnerabilità significative”: porte d’accesso poco sicure, software non aggiornato, password standard facili da scoprire. “In teoria chiunque potrebbe prendere il controllo del robot e spiare cosa succede in casa,” avverte la specialista torinese in sicurezza informatica Lisa Bernasconi. Nei test condotti da Mozilla è stato possibile – nel caso di due modelli cinesi venduti online – attivare a distanza la videocamera in meno di dieci minuti.

Intanto il Garante Privacy italiano ha già aperto accertamenti su tre prodotti immessi sul mercato ad aprile nelle principali catene elettroniche. Dal Ministero dell’Innovazione arriva una rassicurazione: “I consumatori devono chiedere chiarezza sulle politiche relative a privacy e sicurezza,” ha dichiarato ieri il sottosegretario Francesco Romanelli. Ma gli esperti avvertono che la velocità con cui queste tecnologie entrano nelle case supera spesso la capacità delle autorità di controllarne l’effettiva sicurezza.

Famiglie divise tra entusiasmo e dubbi

Nonostante tutto, la corsa ai nuovi animali digitali sembra non frenare. Nei negozi milanesi e romani intorno alle quattro del pomeriggio – fra corridoi pieni di famiglie con bambini curiosi – i commessi notano un aumento delle richieste per modelli con funzioni di “care” e apprendimento linguistico. Molti genitori domandano informazioni sulla sicurezza (“ma continua a registrare anche quando non si usa?”, chiede una mamma alla Rinascente), ma spesso alla fine è la curiosità a vincere sulla prudenza.

“Per ora ci affidiamo alle recensioni online,” confida Marco, padre di due gemelli a Milano, mentre mette nella borsa una confezione colorata con un robot-cane. Secondo GfK, il 62% degli italiani che acquistano questi dispositivi li considera “utili” nella vita quotidiana; solo il 14% manifesta preoccupazioni reali sui dati personali.

Il futuro della relazione tra uomo e macchina

Trent’anni dopo l’arrivo del Tamagotchi, i pet robot sembrano pronti a diventare compagni fissi nelle case europee. Ma il confronto tra innovazione e protezione della privacy è appena cominciato. “Dobbiamo imparare a convivere con queste tecnologie,” riflette la professoressa Di Gregorio, “ma serve anche più consapevolezza su quello che facciamo entrare nelle nostre case.” Resta quindi aperta una domanda cruciale: quanto siamo disposti a cedere della nostra intimità pur di avere un po’ di compagnia digitale?

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