Il Club degli Short Sfida il Boom dell’AI: Scopri il Punto Debole Svelato dalle Mosse della Cina

Cristina Manetti

16 Agosto 2026

Milano, 16 agosto 2026 – Non si placa il confronto sulla tenuta del settore dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi giorni, tra addetti ai lavori e analisti, torna prepotente il sospetto di una possibile “bolla” attorno alle tecnologie AI. Una preoccupazione rilanciata soprattutto dalle mosse recenti della Cina, che sembrano voler raffreddare un mercato giudicato troppo esuberante da più parti. A Piazza Affari e nelle principali piazze finanziarie del mondo, la domanda che molti si pongono è sempre la stessa: i valori attuali sono sostenibili o prima o poi si dovrà fare i conti con una correzione?

Pressioni dalla Cina e mercati in tensione

Nelle ultime settimane, Pechino ha stretto le maglie con nuove regole sull’export dei chip per l’AI, motivando la scelta con la necessità di proteggere la sicurezza nazionale. Queste misure hanno colpito in particolare l’esportazione di componenti avanzati, come i semiconduttori per il machine learning. Secondo fonti vicine al governo cinese, l’intento è assicurarsi che solo aziende sotto stretto controllo possano accedere a certe tecnologie. Il risultato? Sui mercati globali è cresciuta la prudenza: mercoledì scorso, per esempio, il titolo della statunitense Nvidia ha perso il 3%, mentre quello della rivale AMD ha lasciato sul campo quasi il 2%.

“Il rischio è che si stia aprendo una vera e propria guerra commerciale sulle tecnologie AI”, spiega Paolo Riva, analista di Intesa Sanpaolo. “E questo potrebbe frenare gli investimenti”. Nei forum specializzati si fanno sempre più insistenti i paragoni con quanto accaduto nel 2022-2023 alle Big Tech americane: una crescita a rotta di collo seguita da scossoni improvvisi in Borsa.

Crescita solida ma qualche segnale d’allarme

Nonostante le incertezze, i numeri continuano a parlare chiaro: la domanda per le applicazioni di intelligenza artificiale resta robusta. Nel 2025, secondo un report Gartner pubblicato a giugno, gli investimenti globali nel settore hanno superato i 320 miliardi di dollari, con un aumento del 28% rispetto all’anno precedente. Però qualche campanello d’allarme suona: gli analisti di Morgan Stanley hanno notato che nel secondo trimestre del 2026 le startup AI nate sono diminuite del 12% rispetto al picco registrato a fine 2024.

A Wall Street cresce la prudenza tra gli investitori. “L’hype sta calando, adesso contano i risultati concreti”, confida un trader della sede milanese di JP Morgan – che preferisce restare anonimo. Molti stanno rivedendo al ribasso le valutazioni soprattutto dopo gli ultimi warning della Securities and Exchange Commission sugli elevati livelli di debito accumulati da alcune aziende del settore.

La “bolla” torna a far paura

Nel frattempo fuori dai circuiti finanziari, il confronto con la celebre bolla delle dot-com dei primi anni Duemila ritorna spesso nelle discussioni. “All’epoca si era costruita una narrazione su Internet che aveva spinto le quotazioni ben oltre i valori reali”, ricorda Silvia Borghi, docente di Finanza all’Università Bocconi. Ma – sottolinea – questa volta c’è più consapevolezza dei rischi. La differenza principale? Oggi ci sono casi concreti e ricavi tangibili: l’AI sta già cambiando settori come sanità, logistica e industria automobilistica; non è solo teoria.

Ma c’è anche chi scommette contro. Ieri Bloomberg ha riportato un aumento del 15% delle posizioni “short” su titoli legati all’AI, rispetto a luglio scorso. Un segnale – dice un gestore del fondo Equita – che “sempre più operatori puntano su un possibile ribasso”.

Regole e tensioni geopolitiche da tenere d’occhio

Sul fronte regolamentare, la Commissione Europea lavora all’approvazione definitiva dell’AI Act, mentre negli Stati Uniti prosegue il dialogo tra Casa Bianca e big tech sulle linee guida etiche da adottare. In Italia gli operatori restano cauti: “Il mercato è molto dinamico ma non immune da scossoni”, sintetizza Sergio Bianchi della Consob. “La regolamentazione servirà a evitare eccessi, ma le incognite geopolitiche pesano ancora”.

Le aziende italiane guardano con attenzione questi sviluppi: da Milano Bicocca a Torino Mirafiori, chi opera nel settore spera più in una fase di assestamento che in un vero tracollo. Toccherà al tempo dire se questa nuova era dell’intelligenza artificiale continuerà sulla strada degli ultimi anni oppure se stavolta la bolla scoppierà davvero.

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