Bitcoin in Italia: il 10% della popolazione possiede criptovalute superando Francia e Spagna

Corrado Pedemonti

23 Settembre 2026

Milano, 23 settembre 2026 – Il 10% degli italiani ha messo mano ai Bitcoin, stando ai dati che questa mattina ha pubblicato Bitstack, la piattaforma francese specializzata in risparmio con criptovalute. L’indagine, svolta tra aprile e luglio, piazza il nostro paese a metà classifica in Europa: davanti a Germania e Francia, ma ancora un passo indietro rispetto a Spagna e Portogallo. Un segnale che gli italiani stanno piano piano aprendo la porta ai criptoasset, soprattutto i più giovani. Tuttavia, il divario tra uomini e donne rimane evidente.

Italia batte Germania e Francia: cresce la quota di chi investe

Nel report di oggi, Bitstack fa sapere che in Italia il 10% della popolazione possiede almeno una piccola quota di Bitcoin. Il dato schizza al 14% tra i giovani tra 18 e 34 anni, confermando un trend degli ultimi due anni: i più giovani guardano con più interesse ai nuovi strumenti finanziari digitali, grazie anche alle app e alle piattaforme sempre più facili da usare sul telefono. Francia e Germania sono ferme al 7% e all’8%. Più alto invece il tasso in Spagna (12%) e ancor di più in Portogallo (15%).

Per arrivare a questi numeri, Bitstack ha coinvolto oltre 7.500 persone in sei paesi europei. “L’Italia dà segnali di vivacità, soprattutto fra chi ha meno di 40 anni”, commenta l’analista Louis Delcourt nella nota che accompagna lo studio.

Donne ancora lontane dagli investimenti: resta il gap di genere

Nonostante l’interesse crescente, resta forte il divario tra uomini e donne. L’indagine mostra che il 15% degli uomini italiani ha almeno una parte di Bitcoin, mentre le donne si fermano al 6%. Una differenza che Bitstack attribuisce sia alla cultura sia a una minor esposizione femminile ai temi tecnologici e finanziari. “Serve più formazione per superare le diffidenze”, sottolinea Delcourt, ricordando come questo gap non sia solo un problema italiano ma comune anche agli altri paesi esaminati.

Un dato confermato anche dai consulenti finanziari sul campo. “I clienti maschi sotto i quarant’anni sono più propensi al rischio”, dice a alanews.it Giulia Marchi, consulente patrimoniale di Milano. “Le clienti donne si informano, certo, ma restano ancora scettiche verso strumenti come le criptovalute”.

Investimenti bassi ma costanti: si cerca diversificazione

Interessante anche capire quanto si investe. La maggior parte degli italiani mette nel Bitcoin cifre contenute: circa 400 euro all’anno in media per persona, preferendo acquisti sporadici piuttosto che piani fissi. Solo una piccola parte – meno del 3% – supera i mille euro annuali nelle criptovalute. Perché? “La motivazione principale è cercare diversificazione”, spiegano gli autori dello studio, “seguita dalla voglia di provare nuovi strumenti finanziari”. Pochi considerano il Bitcoin come sostituto del risparmio tradizionale o come scudo contro l’inflazione.

Europa a macchia di leopardo: Italia nel mezzo

Guardando all’Europa emerge un quadro variegato. In paesi come il Portogallo, grazie anche a leggi fiscali favorevoli e a un clima tech-friendly, la quota dei possessori arriva al 15%. In Francia invece la crescita è più lenta, frenata da regolamenti restrittivi e dalla sfiducia dopo scandali recenti nel settore. La Spagna ha visto un vero boom negli ultimi mesi, spinta da campagne locali e iniziative informative sulle tecnologie finanziarie digitali.

“La fotografia del continente è quella di una realtà divisa ma in movimento”, sintetizza lo studio Bitstack. Secondo la piattaforma francese entro il 2028 oltre un europeo su cinque potrebbe avere almeno una frazione di criptovaluta.

Formazione e regole: le sfide da affrontare

Rimane aperto il tema della formazione finanziaria e delle regole da mettere in campo. In Italia solo un terzo delle persone dice di capire davvero cosa siano le criptovalute; molti confessano dubbi sulla sicurezza dei loro investimenti digitali o sul futuro della tecnologia blockchain. Intanto la Banca d’Italia continua a raccomandare prudenza. “Le criptovalute restano asset ad alto rischio”, ha ribadito ieri durante un’audizione Paolo Grandi, direttore della Vigilanza.

Un settore che cresce ma è ancora fragile, esposto a oscillazioni forti e incertezze normative mentre l’Europa fatica a definire regole comuni. In questo scenario l’Italia prova a trovare la sua strada: senza spingersi troppo avanti ma neppure restare ferma, sospesa tra entusiasmo giovanile e vecchie diffidenze diffuse.

Change privacy settings
×