Milano, 5 novembre 2026 – È venuta alla luce una sepoltura antichissima, nascosta sotto un monumento fatto di due file parallele di pietre, datata dagli archeologi tra il 2467 e il 2150 a.C.. Il ritrovamento, nei pressi di Sesto Calende, lungo le rive del Ticino, offre nuovi spunti sulle pratiche funerarie delle popolazioni della Pianura Padana all’inizio dell’Età del Bronzo. Ma resta ancora un mistero il senso preciso della struttura, soprattutto per quanto riguarda la doppia fila di pietre.
Sepoltura sotto monumento: confermata un’antichità straordinaria
Il dato è arrivato dopo una serie di esami portati avanti dall’equipe dell’Università Statale di Milano, con il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Lombardia. Le indagini, durate mesi e arricchite da tecniche come la datazione al radiocarbonio, hanno permesso di stabilire con precisione — non solo sulla base di ipotesi — che la sepoltura risale alla fine del terzo e agli inizi del secondo millennio a.C. Insomma, più di quattro millenni fa.
A spiegare i dettagli è stata Francesca Rossi, archeologa responsabile dello scavo: la datazione arriva dal “materiale organico trovato vicino al corpo sepolto, analizzato con la spettrometria di massa”. Il margine d’errore? Meno di trent’anni, un dato molto preciso, come illustrato ieri durante la conferenza stampa al Museo Archeologico di Milano. “Da queste parti — ha aggiunto Rossi — ritrovamenti così antichi sono davvero rari. Si tratta di un pezzo importante per capire come si insediavano le comunità preistoriche lungo il Ticino”.
Il mistero della doppia fila: ipotesi ancora aperte
Rimane però da chiarire il ruolo della doppia fila di pietre che circonda la sepoltura. “Al momento non possiamo dire con certezza se fosse un recinto simbolico, un confine territoriale o qualcosa legato a riti particolari”, ha ammesso Rossi davanti ai giornalisti. La struttura — lunga poco più di due metri e rivolta verso est — è formata da due file parallele fatte con blocchi locali alternati a ciottoli presi dal fiume. Sopra alla camera funeraria c’è solo terra battuta.
Secondo Alberto Migliorini, docente di preistoria alla Statale, questo tipo di disposizione “non è raro nel centro-nord Europa”, ma in Lombardia è poco documentata. “Potrebbe essere una forma importata o una soluzione sviluppata qui in modo indipendente”. Dentro la tomba sono stati trovati pezzi di ceramica e alcune punte in pietra; i resti umani appartengono a un adulto il cui sesso non è ancora stato stabilito con certezza, deposto in posizione rannicchiata.
Un ritrovamento che parla delle comunità padane
Il contesto in cui è stato scoperto il sito fa pensare a rapporti intensi tra le popolazioni della valle del Ticino e altre zone d’Europa continentale. “Il luogo si trova vicino a un antico guado — ha ricordato la Soprintendente Claudia Fumagalli — probabilmente era attraversato da viaggiatori e commercianti già in epoche molto antiche”. Non si può escludere che il monumento avesse anche una funzione segnaletica o commemorativa per chi passava da lì.
I reperti recuperati sono ora sotto esame nei laboratori universitari: oltre alla ceramica, si stanno studiando pollini, ossa di animali e piccoli oggetti in rame. Gli archeologi sperano che tutto questo materiale possa aiutare a capire meglio l’alimentazione e le strategie economiche delle popolazioni del terzo millennio avanti Cristo.
Nuovi interrogativi per la ricerca archeologica
La scoperta apre nuove domande su come le società preistoriche organizzassero gli spazi dedicati ai defunti. “Solo ulteriori scavi e confronti con altri siti ci daranno risposte più precise sull’origine e sul significato della doppia fila di pietre”, ha sottolineato Rossi. Intanto cresce l’interesse tra gli studiosi europei: nelle prossime settimane è previsto un sopralluogo congiunto tra ricercatori italiani e specialisti francesi.
I primi cittadini coinvolti negli scavi parlano di una “scoperta sorprendente”, mentre le autorità locali stanno valutando come valorizzare l’area anche dal punto di vista didattico. La storia, insomma, continua a emergere dal sottosuolo lombardo — pezzo dopo pezzo — portando con sé nuovi interrogativi e tutto il fascino irrisolto di un passato ancora da raccontare.