Binance sotto accusa per riciclaggio di 61 mln di dollari dall’Iran, CEO respinge le accuse del DOJ USA

Cristina Manetti

15 Settembre 2026

New York, 15 settembre 2026 – Il Dipartimento di Giustizia americano ha dato il via a una procedura per confiscare 61 milioni di dollari in criptovalute, ritenute dagli investigatori collegate alla vendita illegale di petrolio iraniano. La vicenda, che nelle ultime ore ha acceso i riflettori di autorità e osservatori internazionali, coinvolge anche il gigante degli scambi digitali Binance, la cui dirigenza però respinge con fermezza ogni accusa.

Crypto e petrolio iraniano: la pista degli inquirenti

Le fonti del Dipartimento di Giustizia hanno raccontato che si tratta di una maxi-confisca legata a fondi digitali “direttamente riconducibili”, secondo gli investigatori, a operazioni finanziarie illegali condotte da soggetti legati al regime di Teheran. Nel dettaglio, la Procura parla di una serie di pagamenti che avrebbero consentito, aggirando le sanzioni statunitensi, di vendere petrolio iraniano sui mercati internazionali. Il tutto sfruttando la difficoltà di tracciare alcune criptovalute.

A spiegare il senso dell’operazione è stato un portavoce del Dipartimento durante una conferenza al John Joseph Moakley Courthouse di Boston, poco dopo le 10 del mattino: “Con questa misura vogliamo colpire infrastrutture finanziarie occulte che usano la blockchain per aggirare le sanzioni contro l’Iran”. Le indagini hanno portato alla luce più di 61 milioni di dollari nascosti in diversi wallet digitali sparsi tra Europa, Medio Oriente e Asia.

Il ruolo di Binance e le smentite del Ceo

Tra i nomi emersi nell’inchiesta federale figura anche quello di Binance, uno dei maggiori exchange al mondo per volume e numero di utenti. Le autorità sospettano che alcune transazioni sospette siano passate proprio dalla piattaforma. Ma il ceo, Richard Teng, ha subito smentito ogni coinvolgimento: “Queste accuse non stanno in piedi. Lavoriamo fianco a fianco con le autorità globali e abbiamo sistemi severi per bloccare attività illegali”, ha detto Teng in una nota uscita nel primo pomeriggio italiana.

Dagli uffici Binance a Dubai arriva un clima di fiducia. “Controlliamo tutto con attenzione”, ha confidato una manager dell’ufficio compliance che ha preferito restare anonima. Nel comunicato ufficiale indirizzato ai giornalisti si legge inoltre che “ogni segnalazione sospetta viene subito girata alle forze dell’ordine”.

Sanzioni e controlli sulle criptovalute: una questione aperta

Il caso riporta l’attenzione sul delicato rapporto tra criptovalute e rispetto delle sanzioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno irrigidito dal 2018 le restrizioni sull’Iran, anche per via dei programmi nucleari poco chiari e delle violazioni dei diritti umani denunciate. Le criptovalute sono da tempo viste da più agenzie governative come uno strumento usato da Paesi sotto embargo per bypassare i limiti imposti dalle banche tradizionali.

Secondo dati della società specializzata nella blockchain Chainalysis, solo nel 2025 sono state tracciate transazioni per oltre 1,2 miliardi di dollari riconducibili a soggetti iraniani. Ma mettere le mani sui fondi digitali è complicato: “Serve un lavoro serrato tra Stati”, spiegano fonti della FinCEN, l’agenzia Usa contro il riciclaggio.

Prossimi passi dell’indagine e reazioni internazionali

Per ora il Dipartimento conferma solo il sequestro dei fondi e sottolinea che “le indagini andranno avanti nelle prossime settimane”, puntando anche a possibili complici fuori dagli Stati Uniti. Sul fronte diplomatico l’Iran – tramite il portavoce della sua missione all’ONU – parla di “provocazione senza prove”.

In Europa la situazione non passa inosservata. A Bruxelles si registra una crescente preoccupazione per “la vulnerabilità delle piattaforme non regolamentate”, come ha sottolineato una nota diffusa dal Parlamento Europeo nel pomeriggio. Sullo sfondo resta aperto il nodo della cooperazione internazionale per evitare che le criptovalute diventino un canale privilegiato per aggirare controlli e sanzioni.

Al momento non risultano arresti ufficiali. I fondi sequestrati sono stati bloccati in via cautelare in attesa degli sviluppi giudiziari. Solo allora si potrà capire se altre piattaforme finiranno sotto la lente nell’ambito dell’inchiesta internazionale.

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