Allarme ClickFix: Falsi CAPTCHA infettano PC e Mac con malware, come difendersi dagli attacchi

Salvatore Broggi

15 Settembre 2026

Roma, 15 settembre 2026 – Nelle ultime settimane un’ondata di attacchi informatici ha colpito migliaia di utenti in Italia e nel resto d’Europa. Il fenomeno, chiamato ClickFix, sfrutta falsi CAPTCHA nascosti dentro siti che sembrano affidabili, spingendo chi naviga a scaricare involontariamente malware sia su Windows che su macOS. L’allarme è scattato ieri grazie ai ricercatori della società di cybersecurity Morphisec, che hanno raccolto decine di segnalazioni da aziende e privati. Lo scopo? Secondo le prime analisi, sottrarre dati sensibili, rubare credenziali bancarie e trasformare i dispositivi infetti in veicoli per nuovi attacchi.

I falsi CAPTCHA: il trucco dietro l’inganno

Il meccanismo sembra semplice, ma nasconde un inganno ben studiato. Chi naviga su portali di notizie, siti di streaming o negozi online – nessuno escluso, spiegano da Morphisec – si ritrova davanti a un controllo CAPTCHA che dovrebbe garantire l’accesso a offerte o contenuti. Peccato che invece del classico “dimostra di non essere un robot”, appaia una schermata fasulla: “Clicca qui per continuare”, spesso con il logo del sito originale ben visibile. Chi clicca scarica senza accorgersene un file dannoso e il proprio dispositivo viene compromesso.

Obiettivi e numeri: cosa dicono i dati

Finora si contano almeno 5.000 computer colpiti solo negli ultimi dieci giorni, sparsi tra Italia, Francia, Germania e Spagna. Il malware è definito multipiattaforma: si adatta tanto a sistemi Windows (dove la minaccia è più diffusa) quanto a quelli macOS, tradizionalmente meno esposti. “Questa volta l’attacco non fa distinzioni tra i principali sistemi operativi”, spiega Alessandro Orlandi, responsabile sicurezza di Morphisec. Le conseguenze? Dati rubati, conti svuotati, furti d’identità e rallentamenti nelle infrastrutture informatiche pubbliche e private.

ClickFix: strategie sempre più raffinate

Non è la prima volta che i CAPTCHA vengono usati per ingannare gli utenti, ma la novità è la capacità dei criminali di inserirli su siti generalmente considerati sicuri. “Abbiamo visto casi su domini ufficiali di grandi aziende”, precisa Orlandi. Gli esperti ipotizzano che l’infezione parta da pubblicità malevole (malvertising) o plugin compromessi nei CMS più diffusi. In qualche caso il falso CAPTCHA compare solo a utenti selezionati per posizione geografica o tipo di dispositivo.

Chi rischia: privati e aziende nel mirino

Il rischio riguarda tutti quelli che navigano in rete. Negli ultimi giorni sono state segnalate infezioni in uffici amministrativi della Lombardia e in due scuole vicino a Roma. Molti utenti “pensano che la presenza del logo del sito sia una garanzia”, ma proprio questa falsa sicurezza apre la strada agli attaccanti. Per le aziende si rischiano blocchi operativi e fughe di dati; i privati invece possono trovarsi davanti richieste di riscatto (ransomware) o improvvise svuotamenti dei conti bancari online.

Cosa fare: i consigli degli esperti

Non bisogna mai scaricare file dopo aver cliccato su un CAPTCHA”, ripetono dalla Polizia Postale di Roma. Da ieri è scattato un monitoraggio più stretto sui principali nodi della rete italiana. Gli esperti suggeriscono di aggiornare subito gli antivirus (Windows Defender e quelli più usati su Mac), verificare con attenzione i siti visitati – controllando indirizzo e presenza del protocollo HTTPS – e, se ci sono dubbi, rivolgersi a un tecnico prima di scaricare qualcosa. “Se avete già cliccato per errore”, conclude Orlandi, “spegnere subito il computer e chiamare gli specialisti”.

Un fenomeno in crescita: occhi aperti anche nei prossimi mesi

La situazione resta fluida. Secondo quanto raccolto da alanews.it presso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC), nelle prossime settimane potrebbero arrivare nuove varianti dell’attacco ClickFix. Il consiglio rimane sempre lo stesso: fare attenzione anche ai piccoli dettagli sulle pagine web e segnalare ogni anomalia alla Polizia Postale tramite il portale dedicato. Mentre le aziende alzano la guardia con maggiori investimenti in cyber-sicurezza, resta decisiva la consapevolezza personale: “La sicurezza della rete passa anche dai piccoli gesti quotidiani di ognuno”, sottolinea Orlandi.

Chi teme una compromissione non deve agire d’istinto: spegnere subito il dispositivo, annotare cosa è successo e chiedere aiuto sono le regole base ribadite dagli esperti in queste ore calde dell’allarme ClickFix.

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