CLARITY Act: la nuova bozza che spinge il mercato crypto, secondo Bernstein un’opportunità non ancora valorizzata

Cristina Manetti

14 Settembre 2026

Washington, 14 settembre 2026 – Ieri sera a Capitol Hill è stata presentata una nuova bozza del CLARITY Act, un fatto che ha sorpreso molti per il clima teso che da mesi attraversa il Parlamento. Il testo, arrivato negli uffici dei senatori poco dopo le 20 locali, introduce modifiche importanti riguardo ai controlli finanziari e alla trasparenza delle società quotate, un tema che da tempo tiene banco nel dibattito politico di questa seconda metà dell’anno.

Verso un compromesso che sembrava lontano

Per settimane il Congresso è rimasto impantanato. Da una parte i democratici volevano norme più rigide su auditing e reporting; dall’altra i repubblicani, guidati da Thomas Riley (R-Ohio), temevano che queste regole potessero soffocare le imprese. Dopo un weekend di trattative serrate in una stanza laterale del Rayburn Building, però, si è trovato un punto d’incontro: la nuova bozza alza le soglie per l’obbligo di disclosure finanziaria e sposta più in là nel tempo l’entrata in vigore delle sanzioni.

“La priorità era evitare uno stallo che avrebbe bloccato tutto il settore”, ha detto stamattina Jennifer Lee (D-California), relatrice della legge. Una fonte della segreteria repubblicana conferma: “Con queste modifiche, anche chi era più scettico può finalmente sedersi al tavolo”. Solo ieri i sondaggi Gallup mostravano ancora il 53% dei deputati contrari.

Le nuove misure e l’impatto sul settore finanziario

Il mercato finanziario americano resta prudente. Dai dati della Borsa di New York raccolti nelle prime ore di oggi, gli scambi su titoli sotto la regolamentazione del CLARITY Act sono stati leggermente sopra la media settimanale, senza grandi scossoni. La commissione Finanze ha pubblicato un riassunto: l’obbligo di trasparenza riguarderà solo società con capitalizzazione superiore ai 5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a quanto previsto inizialmente.

“La novità c’è, ma il mercato non l’ha ancora digerita completamente”, spiegano da Bernstein Research, che segue i principali indici. Un loro senior analyst, contattato da alanews.it, sottolinea: “Il mercato non ha ancora messo nel prezzo questo compromesso politico; serve qualche segnale più chiaro dalla Casa Bianca e dal Tesoro”.

Il dibattito tra investitori e osservatori

La risposta dei grandi fondi è stata fino a stamattina piuttosto cauta. Un gestore della Fidelity Investments, incontrato alla Columbia University, commenta: “Se le regole entrano davvero solo tra sei mesi, non c’è fretta di cambiare i portafogli adesso. E con la soglia così alta molti piccoli operatori resteranno fuori”. Più critici alcuni commentatori come Lydia McGrath di Bloomberg: “Il compromesso favorisce soprattutto le big cap e rischia di tagliare fuori la fascia media del mercato”.

Dal Nasdaq arrivano conferme: gli scambi sono “nella norma”, ma l’attenzione resta alta sulle trattative delle prossime 48 ore. Martedì – quando la Commissione Bilancio dovrà dare il primo parere ufficiale – è considerato il giorno decisivo dagli investitori istituzionali.

Uno scenario ancora incerto

Per la Casa Bianca la partita è tutt’altro che chiusa. Stamattina Michael S. Grant, segretario al Tesoro, si è detto “cauto ma fiducioso” davanti ai giornalisti all’ala ovest: “Seguiamo con attenzione le trattative tra Camera e Senato – ha spiegato – sappiamo bene che ogni cambiamento richiede tempo per essere digerito dagli operatori”.

Nel frattempo dalla SEC in Pennsylvania Avenue fonti vicine al presidente Laura Chen segnalano “forti preoccupazioni su eventuali scappatoie normative”, mentre gli staff tecnici sono già al lavoro su linee guida provvisorie per il settore.

Attesa per il voto decisivo

L’attenzione ora è tutta puntata su mercoledì 16 settembre. Alle 14 locali la Camera dovrebbe votare la nuova bozza del CLARITY Act in seduta pubblica. Una data cruciale non solo per le grandi società quotate ma per tutto il sistema finanziario degli Stati Uniti.

Molti si aspettano una variazione nei volumi degli scambi subito dopo il voto, ma come dicono alcuni broker “finché non arriva la firma del presidente tutto può ancora cambiare”. L’equilibrio raggiunto resta fragile; le trattative andranno avanti fino a notte fonda e solo allora si potrà capire se questo accordo sarà una vera svolta o solo una tregua temporanea nel braccio di ferro tra Wall Street e Washington.

Change privacy settings
×