Anthropic prepara IPO da 2.000 miliardi di dollari: boom nei mercati crypto pre-debutto

Cristina Manetti

13 Agosto 2026

San Francisco, 13 agosto 2026 – Gli azionisti di Anthropic, la società americana specializzata in intelligenza artificiale generativa, puntano a una valutazione oltre i 2.000 miliardi di dollari in vista dell’esordio a Wall Street. La voce, che circolava già ieri mattina negli ambienti finanziari della Baia, ha trovato conferma pratica quando alcune grandi banche d’affari hanno cominciato a sondare l’interesse per il titolo, pur senza una data ufficiale per la quotazione.

Mercato pre-IPO in fermento, richieste alle stelle

Nel mercato pre-IPO — dove gli investitori istituzionali trattano azioni non ancora aperte al pubblico — il titolo Anthropic è uno dei più richiesti. Fonti vicine a Morgan Stanley parlano di una domanda che negli ultimi giorni ha superato del 40% l’offerta disponibile sul “grey market”, con capitalizzazioni che si aggirano tra i 2.100 e i 2.300 miliardi di dollari. “Non ricordo una richiesta così compatta su un titolo tech da almeno tre anni”, ha confidato un portfolio manager di Palo Alto.

Anche gli analisti sentono la pressione. Adam Miller, strategist di Bank of America, ha detto che “il settore dell’AI generativa continua ad attirare capitali come pochi altri; Anthropic è l’esempio più chiaro”. Resta però qualche dubbio: la regolamentazione non è ancora definita e alcuni investitori temono valutazioni troppo alte rispetto ai ricavi reali.

Il business dietro il colosso dell’AI

Fondata nel 2021 da ex OpenAI come Dario Amodei e sua sorella Daniela, Anthropic si è fatta largo sviluppando modelli linguistici avanzati e soluzioni AI pensate per essere integrate in modo sicuro nelle aziende. Il suo prodotto principale, Claude, è già usato da colossi come Google Cloud, Amazon e Salesforce. L’ultimo bilancio alla SEC mostra ricavi per 6,8 miliardi nel 2025, con una crescita del 170% rispetto all’anno prima.

Oggi Anthropic conta oltre 1.900 dipendenti tra San Francisco, New York e Londra, secondo stime di PitchBook e Bloomberg. Nonostante la crescita rapidissima, i fondatori insistono sulla prudenza etica: “Non si tratta solo di correre”, ha detto Dario Amodei alla conferenza Code AI di maggio. “Vogliamo un’intelligenza artificiale affidabile e trasparente”.

Gli investitori e la corsa all’oro dell’AI

Tra i principali azionisti spiccano nomi importanti: oltre ai co-founder, Silver Lake possiede il 9%, Sequoia Capital l’8%, Google Ventures il 4%. Amazon, con una quota vicina al 10 dopo l’accordo del 2024, ha dato ulteriore slancio alle aspettative sul valore in Borsa. “Pochi asset offrono questa miscela di innovazione tecnologica e potenziale commerciale”, osserva Tracy Liu di JP Morgan.

C’è chi vede dietro questo fermento il rischio di una bolla speculativa sull’AI. Ma le grandi società d’investimento sono convinte che sia solo l’inizio: “Il vero impatto arriverà tra tre-cinque anni”, dice Miller, “quando l’intelligenza artificiale generativa diventerà parte della vita quotidiana e del lavoro”.

Tra rischi e prospettive

Il grande punto interrogativo riguarda però la sostenibilità di queste valutazioni stratosferiche. Non tutti sono convinti che i numeri giustifichino prezzi così alti: “I ricavi ci sono, ma le sfide regolatorie sono serie”, spiega un esperto legale fintech contattato da Reuters. E la concorrenza con OpenAI, Alphabet e Meta resta un’incognita aperta. Nei documenti presentati in primavera la società ammette che “la pressione competitiva potrebbe influire sulla capacità di mantenere questo ritmo di crescita”.

Nel frattempo, mentre si aspetta che venga annunciata la data ufficiale della IPO — forse già entro fine mese — tra investitori e dipendenti l’atmosfera è tesa ma carica di speranza. Un ingegnere della sede in Mission Street confida: “Siamo consapevoli che questa partita vale molto più dei soldi”.

Se le attese verranno confermate, il debutto in Borsa di Anthropic cambierà gli equilibri dei grandi protagonisti dell’innovazione globale. Ma resta aperta la domanda: questa nuova corsa all’oro dell’intelligenza artificiale sarà davvero sostenibile?

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