Ue intensifica sanzioni crypto contro Russia: il 21° pacchetto colpisce anche paesi extra-UE

Cristina Manetti

24 Luglio 2026

Bruxelles, 24 luglio 2026 – Ieri l’Unione europea ha messo nero su bianco il suo 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia, introducendo una novità che potrebbe cambiare le carte in tavola: stavolta l’attenzione è tutta sulle criptovalute e su come vengono usate per aggirare i blocchi finanziari. Il Consiglio europeo si è riunito alle 11 nella sede di Rue de la Loi a Bruxelles, e dopo ore di confronto ha dato il via libera all’unanimità. La stretta riguarda ora anche operatori e piattaforme con sede fuori dall’Ue, un passo in più rispetto al passato.

Crypto e sanzioni: ora si fa sul serio

Le nuove regole – si legge nel testo ufficiale – mettono il divieto totale alle piattaforme crypto di offrire servizi a persone o aziende russe, inclusi quei soggetti che operano o vivono in Paesi terzi. Un cambio netto rispetto al passato, quando si bloccavano solo le transazioni sopra i 10mila euro tra russi e operatori europei. Ora la linea è chiara: “Qualsiasi servizio di portafoglio digitale, account o custodia per clienti russi deve essere subito interrotto”, racconta una fonte del Consiglio, che preferisce restare anonima.

Dietro le quinte delle istituzioni si parla di una “crescente preoccupazione per l’uso delle criptovalute come via d’uscita ai controlli bancari”. E non è tutto. Bruxelles guarda con sospetto anche ai movimenti provenienti da Turchia, Emirati Arabi Uniti e Kazakistan, indicati come snodi chiave per l’export parallelo verso la Russia. La nuova legge allarga quindi il campo d’azione anche alle aziende attive in questi Paesi, spingendo molte piattaforme straniere a rivedere le loro regole.

Mercati digitali sotto pressione

I mercati non hanno fatto attendere la loro risposta. Nelle ultime 24 ore il valore del bitcoin ha mostrato forti oscillazioni: ieri alle 14.30 era già calato del 3% rispetto alla chiusura del giorno prima, secondo CoinDesk. Piattaforme come Binance e Kraken hanno annunciato la sospensione dei servizi per utenti russi, almeno “in attesa di capire meglio come applicare le nuove regole”, dice un portavoce statunitense.

Dalla Russia arrivano segnali preoccupati. Il portale RBK riporta parole dure dalla comunità crypto locale: “Temiamo che i nostri asset all’estero vengano bloccati completamente”, dice Evgenij T., piccolo investitore di San Pietroburgo. La Banca centrale russa stima che negli ultimi sei mesi siano stati convertiti in valute digitali almeno 1 miliardo di euro da privati o società legate allo Stato.

Occhi puntati anche fuori dall’Ue

La vera novità sta nell’estensione extraterritoriale del pacchetto. Non solo banche e imprese europee: anche società in Asia centrale e Medio Oriente rischiano grosso se offrono servizi a clienti russi. “Stiamo già lavorando per aggiornare le procedure interne”, spiega a Reuters un manager di una piattaforma con base a Dubai.

Bruxelles vuole così chiudere quelle “scappatoie” sfruttate da Mosca negli ultimi mesi per aggirare le sanzioni europee. Secondo fonti dell’intelligence Ue, ci sono stati “centinaia di trasferimenti sospetti” verso indirizzi digitali collegati a società fantasma, con flussi anomali dentro e fuori dall’Unione che hanno fatto scattare decine di allarmi.

Reazioni politiche e scenari futuri

Alla presentazione ufficiale, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha detto chiaramente: “L’obiettivo è colpire i soldi che finanziano la guerra in Ucraina. Ogni via d’elusione sarà chiusa”. Parole forti sono arrivate anche dal ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire (“Non possiamo più tollerare zone d’ombra nel sistema finanziario”) e dalla vicepresidente della Bundesbank Claudia Buch.

Mosca non si è fatta attendere nel replicare. Il portavoce Dmitrij Peskov ha definito le nuove misure “ostili e dannose anche per l’economia europea”. Ma nei corridoi di Bruxelles si respira un clima diverso rispetto ai mesi passati: “L’impatto sarà lento ma reale”, confida un diplomatico tedesco che segue il dossier dal 2022.

Per ora gli esperti tengono gli occhi puntati sui mercati globali delle criptovalute e sui grandi hub extra-Ue come Singapore e Hong Kong. Solo allora si capirà se questo nuovo pacchetto farà davvero breccia o se – come successo altre volte – si apriranno nuovi varchi nel sistema di controllo.

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