Bruxelles, 24 luglio 2026 – Elon Musk ha scelto ancora una volta l’Europa come palco per ribadire il suo impegno nella politica europea. Ieri pomeriggio, durante un evento al Parlamento europeo di Bruxelles, ha dichiarato con chiarezza di voler difendere un modello sociale “occidentale” basato su economia e tecnologia. L’imprenditore sudafricano, già a capo di Tesla, SpaceX e proprietario della piattaforma X, non ha nascosto la volontà di entrare con forza nel dibattito politico del continente, sottolineando che “l’Europa deve restare una guida nel mondo libero”. Parole che hanno subito acceso discussioni tra i parlamentari e nei corridoi delle istituzioni comunitarie.
L’intervento di Musk scuote il Parlamento europeo
Erano le 15.30 quando Musk ha preso posto nella sala stampa del Parlamento. Camicia azzurra e un tono calmo ma deciso: ha subito messo in chiaro il suo pensiero. “Difendere il modello sociale occidentale significa proteggere i valori della libertà e dell’innovazione”, ha spiegato. Per lui, la competizione globale si gioca ormai “sul terreno della tecnologia, non solo su quello economico”. Più che un semplice appello, un avvertimento netto: l’Occidente rischia di perdere terreno se non punta forte su ricerca, intelligenza artificiale e energia sostenibile.
Non tutti a Bruxelles hanno gradito il modo diretto con cui Musk si è espresso. L’eurodeputato francese Arnaud Delon ha commentato a margine: “È strano vedere un imprenditore straniero inserirsi così apertamente nelle questioni politiche europee. Ma forse è il segno dei tempi”. In sala qualcuno prendeva appunti; altri scuotevano la testa preoccupati. Il messaggio è arrivato forte e chiaro.
Economia e tecnologia: Musk spinge per la svolta digitale
Per Musk la questione è semplice: “Senza una vera sovranità tecnologica, l’Europa rischia di stare a guardare”, ha detto durante la conferenza. Il riferimento è anche alle grandi piattaforme digitali e alla sfida della transizione verde. “Lo sviluppo dell’economia digitale sarà la base della libertà futura dei cittadini europei”, ha aggiunto, citando i progetti di gigafactory in Germania e i dati sugli investimenti in ricerca da parte dei paesi UE.
Secondo Eurostat, diffuso ieri, nei primi sei mesi del 2026 gli investimenti pubblici europei in ricerca e sviluppo hanno toccato i 165 miliardi di euro, ma restano ancora sotto quelli di Stati Uniti e Cina. Da qui l’affondo di Musk: “Non basta mettere soldi sul tavolo, serve una visione politica chiara”. Eppure alcuni commissari europei – parlando sottovoce nei corridoi – hanno ammesso che “le sue provocazioni a volte spingono ad accelerare decisioni che da tempo vengono rimandate”.
Modello sociale occidentale: tra difesa e rischi
Il discorso poi si è allargato al tema più ampio del modello sociale occidentale. Per Musk la forza delle istituzioni europee passa anche dalla capacità di garantire uno stato sociale efficiente. “Difendere welfare e inclusione – ha detto – non vuol dire rinunciare alla competitività globale”. Ma resta aperto il nodo delicato tra apertura ai mercati internazionali e tutela dei diritti sociali.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, interpellata dai giornalisti nel cortile del Berlaymont in serata, ha risposto così: “Il contributo delle imprese è importante, ma la politica europea deve rimanere autonoma e inclusiva”. Più tardi Musk, sui social, ha ribadito che non vuole sostituirsi alle istituzioni democratiche: “Collaborazione sì, imposizione no”.
Reazioni politiche tra apertura e prudenza
Nel dibattito politico europeo le risposte non si sono fatte attendere. I gruppi più liberali hanno colto l’occasione per spingere sull’urgenza di riforme strutturali nel mercato digitale unico; i socialisti hanno sottolineato l’importanza della tutela dei diritti e della regolazione delle big tech. “Non vogliamo un’Europa dipendente da poche multinazionali”, ha detto con forza Maria Rossi, eurodeputata italiana. Intanto fonti vicine al Consiglio UE fanno sapere che nei prossimi giorni sarà valutata una risoluzione specifica sulla governance tecnologica.
Musk non è nuovo a queste sortite nel panorama europeo: già nel 2024 aveva criticato le regole sul Digital Services Act definendole “troppo restrittive”. Oggi il suo ruolo sembra avere assunto una sfumatura più politica. E mentre Bruxelles resta un clima ancora teso, resta da vedere fino a dove potrà arrivare l’influenza dell’imprenditore nelle scelte del Vecchio Continente.