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CLARITY Act approvato negli USA: stop a crypto per funzionari federali, Bitcoin Hyper vola oltre 33 milioni di dollari

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
24 Luglio 2026
in Crypto

Washington, 24 luglio 2026 – Il Congresso degli Stati Uniti ha appena dato il via libera al CLARITY Act, una legge che punta a rendere più trasparente il mondo delle criptovalute. Dopo settimane di dibattito a Capitol Hill, il presidente l’ha firmata in una cerimonia mattutina nella Roosevelt Room. Da ora in poi, nessun funzionario federale – dalla Casa Bianca fino ai livelli più bassi – potrà creare, promuovere o appoggiare asset digitali usando la propria carica pubblica.

Il cuore del CLARITY Act: cosa cambia davvero

Il testo, lungo una quarantina di pagine, è stato presentato a fine giugno dalla senatrice democratica Elizabeth Warren insieme al repubblicano Patrick Toomey. I due hanno spiegato che il fine è «evitare conflitti d’interesse e salvaguardare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni». Il punto centrale è chiaro: chi ricopre incarichi federali, dal Presidente al più umile funzionario, non potrà influenzare in alcun modo lo sviluppo di monete digitali né sponsorizzare progetti legati alle criptovalute.

Warren ha sottolineato che il rischio è «che alcuni esponenti pubblici usino la loro posizione per un vantaggio personale o per favorire circuiti poco trasparenti». Un pericolo reale, soprattutto dopo i numerosi scandali emersi nella DeFi americana negli ultimi anni.

Sanzioni pesanti e controlli stringenti affidati al Dipartimento di Giustizia

Un punto chiave della legge riguarda le pene. In caso di infrazione, sarà il Dipartimento di Giustizia a intervenire e a far rispettare le regole. «Si parla di multe salate e sospensioni dall’incarico», ha spiegato un portavoce del DOJ durante una conferenza stampa alle 14 locali. Chi verrà beccato a favorire asset digitali rischia dai sei mesi ai due anni di sospensione e multe superiori ai 250 mila dollari.

Solo se ci saranno “motivi operativi documentati” – come indagini su frodi informatiche – un funzionario potrà avere una deroga, ma sempre con l’ok scritto della commissione etica del Congresso. Questa stretta serve proprio a evitare «zone grigie» o interpretazioni troppo larghe della legge.

Le prime reazioni: tra entusiasmo e timori

Non sono mancate le risposte. Gary Gensler, presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), ha definito il CLARITY Act «un punto di svolta per la credibilità della regolamentazione finanziaria americana». Anche Michael Barr della Federal Reserve si è detto d’accordo: «Serve mettere paletti chiari: supervisionare è diverso dal promuovere».

Nel mondo delle criptovalute c’è più prudenza. Alcuni temono che questa norma possa spingere innovatori e investitori verso mercati meno rigidi come Singapore o Dubai. «Non possiamo permetterci di frenare lo sviluppo della blockchain», ha detto Megan Brooks, CEO di una piattaforma exchange con base a New York. Ma la maggioranza concorda sul fatto che intervenire fosse diventato urgente dopo i troppi casi opachi degli ultimi anni.

Uno sguardo oltre confine: quale impatto nel mondo?

Il CLARITY Act arriva proprio mentre l’Unione Europea sta chiudendo il pacchetto MiCA sulle criptovalute. Anche in Asia si vedono segnali simili: la Cina ha varato nuove regole sulla trasparenza a maggio scorso. Nei corridoi diplomatici americani già si parla dell’effetto extra-territoriale della legge: i regolatori europei potrebbero chiedere ai loro funzionari di allinearsi alle norme Usa per mantenere buoni rapporti transatlantici.

Resta da vedere se questa legge diventerà un modello globale o resterà un caso isolato. Intanto Washington manda un segnale forte: niente più mescolanze tra cariche pubbliche e asset digitali. E chi prova ad aggirare le regole dovrà fare i conti con conseguenze serie – senza scuse.

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