Stoccolma, 2 settembre 2026 – Una ricerca condotta in Svezia mostra che il test Stockholm3 fa davvero la differenza nella diagnosi del tumore alla prostata. Secondo lo studio pubblicato sul “Journal of Urology”, l’uso di questo test ha tagliato del 64% il ricorso alla risonanza magnetica e del 33% le biopsie. Tra il 2023 e il 2025, oltre 12.000 uomini tra i 50 e i 70 anni, seguiti nei principali ospedali della regione di Stoccolma, sono stati sottoposti a screening per il rischio di cancro alla prostata.
Il test che sta rivoluzionando la diagnosi del tumore alla prostata
Il test Stockholm3, nato al Karolinska Institutet e già sperimentato in alcune nazioni nordiche, combina marcatori proteici e genetici raccolti da un semplice prelievo di sangue. A differenza del tradizionale PSA, spesso criticato per la sua scarsa precisione, questo esame identifica con più sicurezza chi è davvero a rischio, evitando così tanti accertamenti invasivi.
“Abbiamo visto che con il test Stockholm3 le risonanze magnetiche sono diminuite del 64%,” spiega Johan Stranne, urologo e primo autore dello studio. Solo chi ha valori sospetti viene mandato a fare ulteriori controlli radiologici. “Le biopsie sono calate del 33%, cioè meno procedure dolorose e meno complicazioni,” aggiunge Stranne.
Meno esami inutili, diagnosi più mirate
Secondo gli esperti, grazie al test Stockholm3 si evitano molte “biopsie negative”: quegli esami che non trovano tumori ma mettono comunque a rischio infezioni o sanguinamenti. “Abbiamo ridotto gli interventi invasivi superflui,” sottolinea Magnus Törnblom, radiologo dell’ospedale universitario di Karolinska.
Un dato importante: nei due anni dello studio circa il 70% degli uomini valutati con questo test non ha dovuto fare altre indagini radiologiche. “Facciamo la risonanza solo quando c’è un rischio concreto,” spiega Törnblom. Meno stress per i pazienti e meno costi per il sistema sanitario.
In Italia e in Europa: attenzione alta sulle novità
Da noi, dove si fanno circa 80.000 biopsie prostatiche l’anno secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la notizia ha subito acceso l’interesse degli specialisti. “Un test così potrebbe cambiare molto,” dice Giovanni Fattorini, responsabile dell’Urologia all’ospedale San Giovanni di Roma. “Molti pazienti oggi affrontano esami invasivi senza una vera necessità. Una selezione migliore significherebbe meno ansia e meno rischi.”
In Svezia intanto l’agenzia dei medicinali ha già avviato le procedure per introdurre il test nei programmi nazionali di screening. Si stima che su larga scala possa far risparmiare milioni ogni anno riducendo risonanze e biopsie.
Limiti e sfide ancora aperte
Gli stessi autori ricordano però che il test Stockholm3 non può sostituire del tutto la valutazione clinica. “Non è una bacchetta magica,” precisa Stranne. Alcuni tumori restano difficili da scovare, come quelli lenti o quelli molto aggressivi.
Lo studio – finanziato dal governo svedese e da fondi universitari – sarà ora confrontato con dati provenienti da altre parti d’Europa. In Italia le autorità sanitarie non hanno ancora commentato ufficialmente un’eventuale introduzione del test ma, secondo Fattorini, “la discussione è aperta: tutto quello che può proteggere meglio i pazienti va preso in considerazione.”
Una svolta nella prevenzione
Il tumore alla prostata è la forma più diffusa tra gli uomini europei sopra i 50 anni: si registrano ogni anno circa 450.000 nuovi casi secondo l’European Cancer Society. La sfida resta capire chi deve davvero essere trattato.
“Per migliaia di uomini ogni anno una diagnosi più precisa significa meno paura, attese più brevi e terapie più mirate,” conclude Stranne. I dati svedesi mostrano come il test Stockholm3 possa davvero segnare una svolta anche nella pratica clinica europea.