GTA VI Leak: hacker guadagnano $350k in crypto solo con le commissioni sul trading della memecoin

Cristina Manetti

2 Settembre 2026

Milano, 2 settembre 2026 – Un nuovo capitolo nella saga dei leak di GTA VI: nelle ultime ore è emerso che l’hacker dietro la pubblicazione online di materiali riservati sul prossimo gioco Rockstar ha monetizzato il colpo sfruttando una memecoin. È successo tra domenica notte e lunedì, confermando ancora una volta quanto sia sottile il confine tra cybercrime e mercati digitali.

Dai file rubati al boom della memecoin

L’hacker, conosciuto nel web come “_teapotuberhacker_”, ha creato una cryptovaluta ironica poco dopo la diffusione delle prime immagini inedite di GTA VI. Secondo diverse analisi pubblicate su X (l’ex Twitter) da società che monitorano la blockchain, la moneta – chiamata “GTAVILEAK” – ha iniziato a circolare sulle piattaforme decentralizzate intorno alle 2 di notte (ora europea).

Spinti dal clamore mediatico e dalla velocità con cui le immagini del gioco hanno fatto il giro del web, gli investitori si sono lanciati subito su questo token. “In meno di un’ora abbiamo visto volumi anomali, con picchi che hanno superato il milione di dollari in transazioni”, racconta Alex B. Evans, analista di ChainGuardian. La particolarità? L’autore del leak non ha fatto il classico “rugpull” (quando chi controlla la moneta sparisce portandosi via i soldi). Ha invece guadagnato sulle commissioni di trading, tra le più alte mai viste su un token simile.

Come funziona il meccanismo: guadagni dalle commissioni, non dalla truffa diretta

Il trucco è semplice: creare un token nuovo di zecca, metterlo sui DEX più popolari come Uniswap e applicare commissioni di acquisto e vendita molto alte, fino al 10% per ogni operazione. Grazie all’hype attorno a GTA VI e alla notizia diventata virale, in poche ore si sono fatte circa 34mila transazioni legate al token.

“È un meccanismo diverso dalle truffe classiche. Qui il profitto arriva dalle fee, non da una fuga improvvisa con i fondi degli utenti”, spiega Evans. Ogni scambio, anche piccolo, ha portato un guadagno al wallet dell’hacker. Secondo i dati raccolti da Arkham Intelligence, in meno di 24 ore sono finiti nelle sue tasche circa 620.000 dollari solo grazie alle commissioni.

Le reazioni della community: tra ironia e preoccupazione

Tra i fan e gli sviluppatori di videogiochi la reazione è stata mista. Su Reddit e Discord molti hanno preso in giro l’operazione definendola “il leak più redditizio della storia dei videogiochi”. Altri invece lanciano l’allarme sull’effetto imitazione. “Se ogni grande fuga di notizie diventa un’occasione per speculare così, rischiamo problemi seri”, avverte Jayson Li, moderatore del forum r/GamesLeaksAndRumors.

Qualcuno si preoccupa anche per la difficoltà crescente nel capire quando si tratta solo di scherzi o vere minacce per chi investe. Rockstar Games, secondo fonti raccolte da The Verge, sta valutando azioni legali sia contro chi ha fatto il leak sia contro chi ha spinto il token.

Cybercrime e finanza decentralizzata: un mix sempre più stretto

Il caso “GTAVILEAK” mostra come i confini tra attacchi informatici e mercati crypto si stiano dissolvendo. Prima gli hacker puntavano a vendite dirette o ransomware; oggi sfruttano la viralità delle notizie e le speculazioni sulle piattaforme DeFi.

Michael O’Hara, docente a Edimburgo specializzato in Digital Law, spiega: “Piattaforme come Uniswap permettono a chiunque – anche senza grandi competenze tecniche – di creare un token in pochi minuti. Se poi c’è un evento molto rumoroso mediaticamente, parte subito la speculazione”.

Questo fenomeno apre scenari nuovi sia per la sicurezza informatica sia per i regolatori finanziari. In Italia e altrove si chiede da tempo un controllo più stretto sugli asset digitali vulnerabili alle manipolazioni.

In attesa di nuove contromisure

Al momento non risultano indagini ufficiali italiane o europee sul caso GTAVILEAK. Ma l’episodio accende un faro su una tendenza in crescita: l’incrocio fra furti informatici e strumenti della finanza decentralizzata chiede risposte rapide e regole aggiornate.

Solo così – come confermano fonti vicine alla Polizia Postale – si potrà colmare il divario tra tecnologia innovativa e tutela degli utenti online. Restiamo a vedere se il prossimo leak cambierà ancora una volta le regole del gioco.

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