Star Trek festeggia 60 anni: la serie che ha cambiato cultura, fantascienza e tecnologia mondiale

Salvatore Broggi

19 Settembre 2026

Milano, 19 settembre 2026 – Quando, esattamente sessant’anni fa, il 19 settembre 1966, Star Trek debuttò sulla NBC, pochi avrebbero scommesso sull’impatto che questa saga avrebbe avuto non solo sulla fantascienza, ma anche sul costume e sulla nostra idea di futuro. Oggi, la creatura di Gene Roddenberry non è soltanto ancora viva, ma viene celebrata da appassionati di ogni età e da studiosi: il suo universo si è saputo trasformare senza perdere un briciolo della sua forza e attualità.

Una nave spaziale, mille mondi possibili

La trama la conoscono quasi tutti, pure chi non si definisce “trekker”: l’astronave Enterprise, guidata dal carismatico James T. Kirk e dal suo equipaggio, va alla scoperta dello spazio alla ricerca di nuovi mondi e forme di vita. Ma quello che partiva come un semplice “show di fantascienza” si è presto rivelato un vero e proprio laboratorio di idee, spesso anticipando temi che poi sono diventati centrali nella società reale. La serie originale, girata in uno studio della California con risorse limitate, ha affrontato argomenti spinosi come la discriminazione razziale, il ruolo delle donne, le tensioni della Guerra Fredda. “Star Trek ha aperto una finestra sul domani senza paura di schierarsi,” raccontava più volte Nichelle Nichols, storica interprete del tenente Uhura.

Tecnologie e utopie che hanno ispirato la realtà

Quegli oggetti a bordo dell’Enterprise – il famoso comunicatore, le porte automatiche scorrevoli, un tablet ante-litteram – hanno acceso la fantasia di scienziati e ingegneri nel mondo reale. Steve Jobs ammise senza esitazioni che Star Trek fu una fonte d’ispirazione per i primi smartphone. Ma non è solo questione di tecnologia: la serie disegnava un futuro dove l’umanità aveva superato divisioni politiche e sociali. “Roddenberry credeva nella forza della diversità e in una federazione universale,” spiega Massimo Polidoro, divulgatore scientifico. “Un sogno laico che ha fatto da faro per tanti giovani negli anni ’70 e oltre.”

Impatto sociale e sfide censurate

Per chi c’era all’epoca certe scelte erano vere scommesse. Il primo bacio interrazziale in televisione americana – quello tra Kirk e Uhura – scatenò reazioni contrastanti: minacce di boicottaggio ma anche moltissime lettere di sostegno. La serie veniva spesso accusata di “fare troppa politica” e veniva messa in orari poco visibili; solo con le repliche arrivò a un pubblico più ampio. E le battaglie non riguardavano solo l’America: la presenza di attori asiatici come George Takei (Sulu) o russi come Chekov era un chiaro messaggio di speranza in tempi dominati dalla Guerra Fredda. “Per noi era naturale immaginare una plancia multietnica,” ha ricordato Takei in una recente intervista.

Sessant’anni di universo espanso

Da quella prima puntata sono nate decine tra serie spin-off e film – ben tredici pellicole ufficiali fino al 2023 – oltre a romanzi, fumetti e videogiochi a valanga. Il marchio Star Trek vale ancora milioni ogni anno ed è uno dei più vivi nella galassia fandom: dai raduni nelle grandi città americane agli eventi streaming su Paramount+. A Roma, proprio questa settimana, si è svolto lo speciale “Star Trek Day” con proiezioni ed ospiti come Marina Sirtis (Deanna Troi) e alcuni doppiatori italiani delle nuove serie.

L’attualità dei temi trattati

Nonostante gli anni passino, molti nodi affrontati dagli episodi originali sono ancora freschi: dall’intelligenza artificiale alle crisi ambientali fino ai flussi migratori. La serie ha sempre camminato sul filo sottile tra fantasia e monito: “Oggi ci ritroviamo davanti a dilemmi molto simili,” dice Luca Perri, astrofisico e divulgatore. Le grandi domande rimangono – cosa vuol dire essere umani? Dove si ferma il progresso tecnologico? – ed è per questo che anche le ultime versioni continuano a trovare ascolto.

Un’eredità difficile da replicare

Gli esperti lo dicono chiaro: poche saghe sono riuscite ad avere un impatto così trasversale nel tempo. Il sogno di Roddenberry – un futuro inclusivo guidato dalla curiosità – resta più attuale che mai. Nel 2026 parlare di pace fra i popoli non è affatto scontato; forse è proprio questa la lezione più preziosa lasciata da Star Trek. Come ricorda spesso Patrick Stewart (il celebre Capitano Picard), “Ci insegna che si può sempre scegliere la strada giusta, anche nelle galassie più lontane.”

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