Singapore, 28 giugno 2026 – Le autorità finanziarie di Singapore hanno inserito Hyperliquid in una lista di piattaforme crypto “a rischio”, insieme a nomi già noti come Binance e Bybit. La notizia, arrivata venerdì tramite un comunicato della Monetary Authority of Singapore (MAS), mette sotto la lente le crescenti preoccupazioni sulle attività degli exchange di criptovalute nel Paese.
L’allarme della Monetary Authority of Singapore
Nel documento pubblicato sul sito ufficiale del MAS intorno alle 10 del mattino, si legge che “Hyperliquid è stata aggiunta all’Investor Alert List”, ovvero quell’elenco che raccoglie chi opera “senza le necessarie autorizzazioni o con modalità che mettono a rischio gli investitori”. L’aggiornamento riguarda anche Binance, già soggetta a un divieto dal 2021, e Bybit, altro exchange attivo nella regione.
Secondo fonti interne della MAS, raggiunte telefonicamente, la scelta mira a “offrire un quadro chiaro per la regolamentazione e un sistema di segnalazione rapido per chi investe su piattaforme non controllate”. Al momento non ci sono accuse formali, ma è una presa di posizione netta contro operatori ritenuti “potenzialmente pericolosi per i risparmiatori”.
La reazione delle piattaforme e le prime impressioni
Alla notizia, nella notte italiana, Hyperliquid ha diffuso una nota breve: “Siamo consapevoli dell’inserimento in lista e stiamo collaborando con le autorità locali per chiarire ogni questione regolatoria”. Non ha parlato di eventuali blocchi sui conti esistenti. Anche Binance e Bybit, abituate a questo tipo di provvedimenti in Asia, hanno ribadito la volontà di “dialogare con i regolatori” e garantire “massima trasparenza nei confronti dei clienti singaporiani”.
Tra gli utenti, però, si registra qualche timore. Chen Wei, trentaduenne residente a Orchard Road, racconta al The Business Times: “Temiamo blocchi improvvisi nei prelievi o limiti alle operazioni”. D’altra parte, fonti legali sentite da alanews.it precisano che essere in lista non significa congelare automaticamente i fondi, ma rappresenta più un avviso rivolto sia agli operatori sia agli investitori.
Cosa comporta finire nell’Investor Alert List
Stare sull’Investor Alert List del MAS non equivale a un divieto totale. Come spiegano fonti bancarie locali, significa però imporre “forti restrizioni sull’attività commerciale e sui servizi offerti ai residenti”. Le piattaforme segnalate vengono messe sotto i riflettori pubblici: la banca centrale invita cittadini e imprese a evitare operazioni con queste realtà senza aver ben chiari i rischi.
Gli effetti concreti variano. Alcune banche singaporiane – tra cui OCBC e DBS – in passato hanno già limitato pagamenti verso wallet collegati a piattaforme nella lista nera. Il MAS sottolinea inoltre che chi è inserito non gode delle tutele riservate agli operatori regolamentati: niente assicurazioni sui depositi né canali ufficiali per contestare eventuali frodi.
Precedenti e contesto normativo a Singapore
Negli ultimi anni, Singapore si è affermata come hub globale della finanza digitale. Ma dal 2022 il quadro normativo è diventato più severo. “Abbiamo visto chiusure forzate e multe contro vari operatori internazionali”, spiega John Lim di AsiaReg. Secondo dati del MAS, negli ultimi due anni sono state bloccate almeno otto piattaforme crypto senza autorizzazione. Nonostante questo, la domanda da parte degli investitori retail resta alta: oltre un milione di singaporiani usa oggi almeno un wallet digitale.
Prospettive e possibili sviluppi
La mossa delle autorità riflette l’aumento della guardia sui rischi legati alla finanza decentralizzata e agli asset digitali. Secondo quanto filtrato da ambienti istituzionali, nelle prossime settimane potrebbero arrivare regole più severe sull’identificazione degli utenti e sul monitoraggio dei flussi finanziari. Dal MAS fanno sapere che “tutelare i consumatori e garantire stabilità finanziaria sono priorità assolute”, lasciando intendere nuovi controlli sul settore.
Per ora, operatori come Hyperliquid, Binance e Bybit dovranno fare i conti con una reputazione più fragile e relazioni più difficili con le banche locali. Chi usa queste piattaforme farebbe bene a tenere d’occhio l’evoluzione della lista nera del MAS e valutare opzioni più sicure per gestire i propri asset digitali.
