Trump convoca SEC, CFTC e settore crypto alla Casa Bianca: focus sul Clarity Act al Senato

Corrado Pedemonti

19 Agosto 2026

Washington, 19 agosto 2026 – Lunedì sera, Donald Trump ha convocato un incontro di alto livello alle 18 precise nello Studio Ovale, chiamando a raccolta i vertici della SEC, della CFTC e una rappresentanza delle principali aziende crypto americane. Il motivo? Il passaggio cruciale del Clarity Act, la legge che dovrebbe mettere ordine nel settore degli asset digitali, atteso al voto in Senato già domani mattina. Un momento decisivo per il futuro della finanza Usa.

Pressione crescente sul Clarity Act

Tra faldoni sparsi e schermi accesi, il tema caldo è uno solo: come mettere regole sulle criptovalute senza soffocare l’innovazione e senza lasciare gli investitori al buio. Fonti vicine alla Casa Bianca raccontano di un confronto “teso ma costruttivo”. Da un lato, Gary Gensler (SEC) ha evidenziato i nodi ancora aperti nella regolamentazione; dall’altro, Christy Goldsmith Romero (CFTC) ha insistito sulla necessità di “linee guida chiare” per evitare ambiguità. I big del settore – tra cui Brian Armstrong di Coinbase e Jeremy Allaire di Circle – hanno chiesto di evitare regole “troppo penalizzanti”, mettendo in guardia sul rischio che capitali scappino verso Paesi più accomodanti. Solo a quel punto Trump ha preso la parola con tono deciso: “Siamo davanti a una scelta importante, non possiamo permetterci passi falsi”.

Dialogo teso tra autorità e imprese

Nonostante il contesto ufficiale – cravatte ben strette e badge in vista – non sono mancati momenti di tensione. Coinbase ha fatto presente come il rischio di “overregulation” sia molto concreto: “Serve un equilibrio”, avrebbe detto Armstrong a margine, sottolineando che “senza chiarezza legislativa perdiamo posti di lavoro e competitività”. Stessa posizione da parte di Ripple, che considera il Clarity Act “un’opportunità unica” ma da maneggiare con cura. Trump, ascoltando le critiche, si è detto “consapevole delle responsabilità” ma ha chiesto “massima trasparenza sulle attività speculative”. E non sono mancate battute sullo stato altalenante dei prezzi: “Ho visto bitcoin crollare in un weekend – ha scherzato il presidente – magari stavolta troviamo un modo per calmare un po’ i nervi del mercato”.

Il nodo del Senato e le incognite

Il vero ostacolo rimane il Senato, dove la battaglia sul Clarity Act si preannuncia accesa. Una fonte democratica parla di numeri ancora incerti: da una parte c’è chi chiede più tutele contro i rischi sistemici, dall’altra alcuni repubblicani vedono nelle criptovalute una leva per attrarre investimenti globali. Nei giorni scorsi i senatori Cynthia Lummis (R-Wyoming) ed Elizabeth Warren (D-Massachusetts) hanno ribadito le loro posizioni: apertura “responsabile” per Lummis, richiesta di “paletti rigidi” da parte di Warren. Così, il voto previsto nella notte resta appeso a pochi voti chiave. Da Wall Street arrivano segnali evidenti: nel pomeriggio si sono registrati volumi insoliti nei titoli legati al settore.

Impatti sul settore e scenari internazionali

L’attenzione mondiale è puntata sugli Stati Uniti come possibile modello per le regole sulle criptovalute, mentre Regno Unito e Singapore seguono percorsi diversi. Secondo dati Chainalysis, nel 2025 gli asset digitali gestiti negli Usa hanno superato i 3.200 miliardi di dollari, con una crescita costante anche nonostante i vincoli normativi degli ultimi anni. Per analisti come Sheila Warren del Crypto Council for Innovation, però, una normativa troppo rigida rischia di spingere via innovatori e imprese verso l’estero. Intanto cresce l’urgenza: nel primo semestre del 2026 più di 7 milioni di americani hanno dichiarato investimenti in criptoasset.

Trump arbitro della partita

Alla fine dell’incontro – durato quasi due ore – Trump ha ribadito la volontà di trovare una strada che metta insieme sicurezza, innovazione e lavoro. Fonti interne riferiscono che il presidente ha lasciato intendere che “nessun veto è scontato” e che la Casa Bianca potrebbe intervenire con raccomandazioni dirette al Congresso. Nel frattempo da Capitol Hill arriva prudenza: il voto potrebbe segnare una svolta per la finanza digitale americana, con effetti che si faranno sentire dal New Jersey alla Silicon Valley. Una partita aperta tra pressioni forti e la ricerca difficile di un equilibrio.

(alanews.it)

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