Milano, 14 ottobre 2026 – Shayne Coplan, fondatore di Polymarket, è stato uno dei protagonisti al TOKEN2049, una delle conferenze più seguite nel mondo delle criptovalute. Sul palco del Milano Convention Centre ha affrontato con schiettezza l’ipotesi di un token nativo per la sua piattaforma. Tra i temi caldi del giorno anche i possibili airdrop, gli investimenti freschi del fondo ICE e le difficoltà legate alla normativa negli Stati Uniti.
Un token nativo per Polymarket? “Stiamo valutando”
La domanda è arrivata senza troppi giri di parole poco prima delle 11: “State pensando a un vostro token?” Coplan ha risposto senza esitazioni. “Non posso dare annunci ufficiali oggi,” ha detto, “ma ci stiamo lavorando. Vogliamo farlo bene.” In sala si è fatto un attimo di silenzio – la voce di una possibile tokenizzazione interna circola da settimane tra gli addetti ai lavori.
Polymarket è una delle piattaforme leader nelle previsioni decentralizzate, con sede a New York e un team sparso tra Stati Uniti ed Europa. Fondata nel 2020, ha attirato milioni da investitori come Founders Fund e Polychain Capital. L’arrivo di un token proprio, dicono in molti, sarebbe una svolta importante per la crescita dell’azienda.
Airdrop in arrivo? Ipotesi sul tavolo
Gli airdrop, cioè la distribuzione gratuita di token agli utenti, sono stati al centro della discussione. Il termine rimbalzava spesso tra i partecipanti; alcuni giovani sviluppatori parlavano sottovoce di snapshot e wallet idonei. Coplan però ha mantenuto prudenza: “Stiamo guardando varie opzioni per premiare chi usa la piattaforma. Ma non vogliamo solo creare hype. Puntiamo a una crescita sostenibile.”
Negli ultimi mesi gli airdrop hanno acceso la competizione tra progetti cripto, ma al momento Polymarket non ha confermato nulla. Intanto si nota che da settembre i volumi sulla piattaforma sono saliti: ci sono state giornate con picchi fino a 18 milioni di dollari scambiati su eventi sportivi e politici.
Finanziamenti ICE: “Risorse preziose, ma serve disciplina”
Un altro tema caldo è stato il recente investimento del fondo americano ICE (Intercontinental Exchange), gigante dei mercati tradizionali. A giugno ICE ha guidato un round da circa 70 milioni nella holding di Polymarket. Coplan ne ha parlato così: “È una spinta forte, non solo per i soldi ma anche per il know-how che portano.” Fonti interne dicono che parte dei fondi sarà usata per rafforzare compliance e infrastruttura tech.
Non sono mancati i dubbi su come convivranno investitori crypto e partner istituzionali. Alla domanda se ICE potrà influenzare le decisioni, Coplan è stato chiaro: “Restiamo autonomi nelle scelte operative. Gli investitori devono essere un vantaggio, non una limitazione.”
Normativa USA: il nodo della compliance
La discussione si è spostata sulle regole negli Stati Uniti. Da maggio la SEC (Securities and Exchange Commission) ha stretto i controlli sulle piattaforme crypto, soprattutto quelle che offrono strumenti derivati o scommesse su eventi reali – proprio come Polymarket.
“Negli USA è tutto più complicato,” ha spiegato Coplan durante il coffee break delle 13: “Ci muoviamo nel rispetto delle leggi e dialoghiamo con le autorità. Ma serve chiarezza: troppa incertezza blocca l’innovazione.” Alcuni sviluppatori hanno chiesto se Polymarket pensa a espandersi in Europa; secondo alcune fonti Italia e Germania potrebbero essere tappe prossime.
Il CEO non ha escluso un rafforzamento nel Vecchio Continente: “Le regole lì sono più chiare – si può innovare senza guardarsi continuamente le spalle.” Mentre parlava stringeva mani e scambiava biglietti da visita sotto le luci fredde della sala stampa.
Prospettive future e reazioni dal TOKEN2049
Alla fine dell’intervento c’erano già speculazioni sul lancio imminente del token di Polymarket. Qualcuno però si chiedeva se il progetto riuscirà a farsi spazio in un settore affollato da nomi come Augur e Gnosis. Nel cortile del centro congressi verso le 15 gruppetti si confrontavano su rischi e opportunità.
Coplan se n’è andato da Milano senza annunci ufficiali – ma il fermento si sentiva nell’aria. Tra gli addetti ai lavori cresce l’idea che qualcosa stia davvero prendendo forma. E che il prossimo airdrop potrebbe essere questione di settimane, non mesi.