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Corea del Sud blocca 27 exchange crypto tra cui KuCoin e MEXC: allarme fondi a rischio e commissioni alle stelle

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
14 Ottobre 2026
in Crypto

Seoul, 14 ottobre 2026 – La Corea del Sud ha messo al bando, lunedì, 27 piattaforme di scambio di criptovalute non registrate, fra cui nomi importanti come KuCoin e MEXC. Il provvedimento arriva dopo aver scoperto movimenti sospetti nei prelievi e commissioni decisamente troppo alte. La notizia è stata diffusa dalla Financial Intelligence Unit (FIU) sudcoreana, che ha condotto indagini approfondite con il Ministero della Scienza e della Tecnologia.

Controlli serrati su prelievi e commissioni degli exchange esteri

Nel comunicato rilasciato questa mattina dal quartier generale FIU di Sejong, si spiega come le indagini si siano concentrate su piattaforme che operavano senza autorizzazioni locali, offrendo servizi ai cittadini coreani. “Abbiamo trovato commissioni di prelievo fino a 62 volte superiori rispetto agli exchange registrati in Corea”, ha detto un portavoce durante la conferenza stampa delle 11. L’analisi partita a luglio ha rivelato che KuCoin, MEXC e altri 25 operatori avevano messo in piedi canali alternativi – usando anche VPN e interfacce in coreano – per sfuggire ai controlli.

Non è solo una questione di tariffe: i dati mostrano un’impennata anomala dei flussi in uscita. In particolare, fra agosto e settembre su KuCoin sono stati movimentati prelievi per circa 120 miliardi di won, cifra definita “inusuale” dagli ispettori FIU per operatori senza sede legale nel Paese. Al momento non ci sono denunce penali, ma fonti del Ministero dell’Interno confermano che il caso è seguito “con la massima attenzione”.

Siti oscurati, utenti bloccati: la situazione sul campo

L’oscuramento dei siti, attivo dalle 13 ora locale, è stato fatto attraverso i principali provider sudcoreani SK Broadband e KT. Da metà pomeriggio chi prova a entrare nei 27 exchange vede un messaggio che recita: “Accesso non consentito secondo l’articolo 7 della legge sulle transazioni finanziarie”. Online fioccano le lamentele: molti utenti non riescono più a vedere il saldo dei loro wallet né a muovere i fondi. “Non abbiamo ricevuto alcun avviso prima”, si sfoga su Telegram un giovane investitore di Busan. È difficile dire quanti siano gli utenti coinvolti: i dati FIU parlano di almeno 110mila conti attivi tra le piattaforme oscurate.

Per la Banca Centrale sudcoreana il rischio è concreto. Un funzionario della BOK (Bank of Korea), contattato da alanews.it, spiega che “l’assenza di tutele sulle piattaforme estere espone gli utenti a truffe o blocchi improvvisi”. Per questo nelle prossime settimane il governo discuterà nuove regole per controllare meglio le attività crypto che attraversano confini nazionali.

Cosa cambia sul mercato e le risposte degli exchange

L’effetto sulle criptovalute in Corea si è visto subito. Nel giro di poche ore, sulla piattaforma nazionale Upbit il prezzo del Bitcoin ha oscillato molto più del solito, con variazioni intorno ai 3mila dollari tra le 14 e le 17 locali. Molti investitori hanno cercato di trasferire i propri asset verso exchange regolamentati o cold wallet più sicuri.

KuCoin ha reagito con un post sul suo account X (ex Twitter) intorno alle 16: “Stiamo lavorando per riattivare l’accesso agli utenti coreani e collaboriamo con le autorità per chiarire la situazione”. MEXC invece non ha ancora commentato ufficialmente.

In patria, associazioni dei consumatori chiedono maggiore trasparenza sulle comunicazioni preventive e garanzie per chi aveva soldi bloccati sugli exchange oscurati. “Vogliamo risposte rapide dal governo”, sottolinea Lee Ji-hyun, portavoce della Korean Fintech Consumers Alliance.

La strategia coreana sotto i riflettori globali

Non è una novità che la Corea del Sud sia dura con il mondo crypto. Già nel 2021 aveva vietato gli exchange senza licenza nazionale; ora la stretta si fa ancora più dura dopo diversi casi di truffe online segnalati negli ultimi mesi. Sul piano internazionale l’azione coreana potrebbe spingere altri Paesi asiatici a intensificare i controlli sugli exchange non registrati. Dal Giappone alla Malesia cresce il dibattito tra regolatori preoccupati per possibili fughe di capitali o tentativi di aggirare le leggi anti-riciclaggio.

“Non è solo una questione economica: qui si gioca la protezione dei risparmi delle persone”, osserva un consulente legale sentito da alanews.it. Solo col tempo vedremo quanto durerà questo blocco e quali mosse faranno le autorità sudcoreane nella lunga partita delle criptovalute.

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