Milano, 13 ottobre 2026 – Con questo caldo anomalo che fa salire i termometri sopra i 30 gradi a metà ottobre, sempre più famiglie e single si chiedono se sia il caso di mettere un impianto di aria condizionata in casa. E non è una scelta da poco: ormai quasi una casa su tre nel Nord Italia ci sta pensando, raccontano gli addetti ai lavori. Il motivo è semplice: cercare un po’ di sollievo in un’epoca in cui il riscaldamento globale sta cambiando completamente il modo in cui viviamo le stagioni e le nostre case.
Il condizionatore diventa bene essenziale in città
I numeri parlano chiaro. Secondo una recente indagine di Assoclima, il mercato degli impianti di climatizzazione è cresciuto del 12% solo nell’ultimo anno. Milano, Bologna, Torino, ma anche città più piccole come Varese o Cremona vedono aumentare le richieste da maggio a oggi, quando solitamente si pensa più alle caldaie che ai condizionatori. “Non era mai successo che ci chiamassero per nuovi condizionatori a ottobre”, racconta Marco Ferrari, titolare di una ditta a Segrate. “A richiederli sono soprattutto chi ha lavorato da casa oppure chi non sopporta più le notti afose. E la maggior parte vuole sistemi con pompa di calore, così da usarli anche d’inverno”.
I numeri del consumo e l’effetto paradosso
Il paradosso non sfugge agli ambientalisti: più usiamo l’aria condizionata per sopportare il caldo, più rischiamo di alimentare il cambiamento climatico. Un report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che nel 2025 gli impianti domestici in Italia consumeranno oltre 20 terawattora all’anno, pari al 6% del consumo elettrico nazionale. Un dato preoccupante soprattutto perché gran parte dell’energia arriva ancora da fonti fossili, mentre quella da energie rinnovabili cresce ma non basta.
Incentivi statali e scelte consapevoli
Per spingere verso scelte più attente all’ambiente, il governo ha confermato anche per il 2026 il cosiddetto bonus condizionatori: una detrazione fiscale fino al 65% per chi sostituisce vecchi impianti con modelli efficienti e dotati di pompa di calore. “Il consiglio – spiegano gli esperti dell’ENEA – è sempre quello di puntare almeno su apparecchi in classe A++ con inverter, così si risparmia fino al 30% sui consumi rispetto ai modelli vecchi”. Sul fronte dei consumatori, spesso conta il passaparola: “Noi abbiamo messo due split a luglio”, racconta Silvia, insegnante della zona Lambrate. “Non volevamo farlo, ma con questo caldo era impossibile dormire”.
Soluzioni alternative: il ritorno dei ventilatori
Non tutti però si buttano sul condizionatore. Alcuni scelgono i ventilatori a soffitto o portatili, meno energivori e più sostenibili dal punto di vista ambientale. Le associazioni dei consumatori segnalano un +9% nelle vendite di ventilatori nell’estate 2026 rispetto all’anno prima. “Il ventilatore muove aria ma non la raffredda davvero”, chiarisce Andrea Guidetti del portale QualeScegliere.it. “Se la casa è ben isolata può bastare, ma nelle mansarde o ai piani alti spesso non serve a molto”. Intanto torna qualche abitudine antica: tende pesanti alle finestre, persiane chiuse nelle ore più calde e piante sul balcone per schermare la luce.
Uno sguardo alle prospettive future
La domanda sembra destinata a crescere ancora. Gli esperti prevedono che entro il 2030 la richiesta di raffrescamento residenziale possa raddoppiare soprattutto nelle città della Pianura Padana dove si sommano alle ondate di caldo anche le isole di calore urbane. Le aziende corrono ai ripari investendo su tecnologie nuove – filtri HEPA integrati, sistemi smart controllabili via app – ma resta aperta la questione energetica e culturale.
Intanto tra i cittadini delle grandi città c’è un misto di sollievo e preoccupazione. “Sicuramente dormiamo meglio”, ammette Carlo, impiegato in centro a Milano. “Ma ogni volta che accendo il condizionatore mi chiedo se non sia un po’ colpa nostra”. Forse è proprio questa domanda che segna davvero la nuova stagione nelle teste degli italiani.