Ora solare 2026: quando cambia l’ora in Italia e negli altri 27 Paesi europei

Salvatore Broggi

13 Settembre 2026

Roma, 13 settembre 2026 – Torna il rituale del cambio d’ora in Europa: nella notte tra sabato 26 e domenica 27 ottobre, ben 27 Paesi europei sposteranno le lancette indietro di un’ora. Il passaggio dall’ora legale all’ora solare è ormai un appuntamento fisso nel calendario, regolato da norme continentali ben precise. Alle 3 del mattino, per convenzione, si tornerà alle 2. Non è solo una questione di tradizione: questa scelta serve a sincronizzare orari, trasporti e attività economiche tra Paesi vicini.

L’ora solare torna in tutta l’Unione

Il cambio coinvolge tutti i membri dell’Unione Europea, eccetto Islanda e alcune aree d’oltremare dove vige una normativa diversa. Parliamo di milioni di persone: secondo la Commissione europea, nel 2025 erano circa 447 milioni i cittadini interessati dal passaggio. «Ogni anno si torna a discutere se mantenere questa pratica», ha spiegato un funzionario del Ministero dei Trasporti italiano, «ma finché le regole europee non cambiano, dobbiamo adeguarci». Nei giorni prima del cambio, sulle banchine dei treni delle Ferrovie dello Stato, negli aeroporti principali e nelle stazioni di servizio spuntano cartelli ben visibili. Lo scopo? Evitare fraintendimenti soprattutto sui collegamenti internazionali e nei voli che passano da una data all’altra.

Una regola fissa ma sempre in discussione

Il passaggio tra ora legale e ora solare è regolato dalla direttiva UE 2000/84/CE, ancora valida nonostante i dibattiti negli ultimi anni in Parlamento e Consiglio europeo. Il giorno scelto è sempre l’ultima domenica di ottobre per tornare all’ora solare (mentre l’ora legale scatta l’ultima domenica di marzo). L’orario, le 3 del mattino, non è casuale: fonti di Bruxelles spiegano che è il momento con meno traffico su treni e strade. In Italia questa abitudine nasce negli anni Settanta, ma ha radici che risalgono addirittura alla Prima guerra mondiale.

Un cambio che tocca abitudini e tecnologie

Non si tratta solo di spostare le lancette: il cambio coinvolge anche i sistemi informatici di ospedali, banche e trasporti pubblici. «Ogni anno dobbiamo regolare manualmente alcuni orologi vecchi dentro ai macchinari», ha raccontato ad Alanews il responsabile tecnico di un grande ospedale romano. Le principali compagnie telefoniche – come Tim e Vodafone – mandano sms automatici per avvisare gli utenti; molti smartphone si aggiornano da soli, ma gli orologi domestici no. Gli uffici pubblici e i negozi restano aperti negli stessi orari; cambia però la percezione della luce: il sole sorgerà prima la mattina ma tramonterà anche prima la sera. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, questo può influenzare il ritmo sonno-veglia soprattutto nelle persone più sensibili.

Il dibattito sul doppio orario non si placa

Negli ultimi anni la questione ha acceso più volte il confronto sulla necessità o meno del cambio d’ora. Nel 2018 la Commissione europea propose di abolire questa alternanza lasciando ai singoli Stati la scelta definitiva. Ma dopo una consultazione pubblica molto partecipata – con oltre 4 milioni di cittadini europei che hanno espresso la loro opinione online – il progetto si è arenato. I Paesi nordici vorrebbero mantenere l’ora solare tutto l’anno; Francia, Italia e Spagna preferiscono tenere l’attuale sistema. «È un tema che riguarda abitudini consolidate», ha commentato un eurodeputato italiano contattato da alanews.it.

Risparmi energetici sempre meno evidenti

L’origine del cambio era legata al risparmio energetico: più luce naturale durante il giorno avrebbe dovuto abbattere i consumi elettrici. Ma oggi i dati mostrano un quadro diverso: secondo Terna, gestore della rete elettrica italiana, nel 2025 il risparmio grazie all’ora legale è stato di circa 250 milioni di kilowattora, appena lo 0,2% del totale nazionale. Un impatto decisamente più contenuto rispetto a qualche decennio fa, complice la diffusione delle lampade a basso consumo e stili di vita cambiati. Eppure per ora la regola resta quella: appuntamento dunque alla notte tra il 26 e il 27 ottobre per mettere le lancette indietro di un’ora come da tradizione europea.

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