New York, 13 settembre 2026 – I dati sull’inflazione negli Stati Uniti relativi ad agosto sono arrivati ieri in un clima carico di tensione: il prezzo del petrolio ha continuato a mantenersi sopra i 100 dollari al barile, mentre i rendimenti dei Treasury decennali sono rimasti ai livelli più alti degli ultimi anni. A Wall Street e tra gli operatori finanziari, la domanda più gettonata resta una sola: che farà adesso la Federal Reserve?
Il contesto di mercato: prezzi che non mollano e rendimenti alle stelle
L’attesa per l’uscita dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) – che misura l’andamento dei prezzi al dettaglio – si è fatta sentire per giorni. Ieri, alle 14:30 ora italiana, il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato un aumento annuo del 3,7%. Goldman Sachs prevedeva un valore tra il 3,5% e il 3,8%, quindi, tutto sommato, niente sorprese clamorose. Però, come sottolineano da Morgan Stanley, l’inflazione di fondo – quella che esclude energia e cibo – resta “testarda”, ferma al 4,2% su base annua.
Intanto il petrolio Brent ha superato quota 100 dollari già nelle prime ore di giornata, spinto dai tagli alla produzione decisi dall’OPEC+ e dalle tensioni in Medio Oriente. Sul fronte obbligazionario, i Treasury a dieci anni hanno raggiunto il 4,34%, un livello che non si vedeva dal 2023. Diverse fonti dai desk di trading di Manhattan raccontano che questa pressione non si allenterà fino a quando non ci sarà chiarezza sulla direzione della politica monetaria americana.
La Federal Reserve: cosa bolle in pentola
Il prossimo appuntamento della Federal Reserve è fissato per mercoledì 18 settembre. Jerome Powell non si è sbilanciato nelle ultime apparizioni pubbliche, ma dentro al board c’è chi – come Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta – mette le carte in tavola: “L’inflazione resta sopra il target, serve prudenza”. Janet Yellen, segretario al Tesoro, ha aggiunto che “il mercato del lavoro dà segnali di rallentamento, ma è troppo presto per dichiarare vittoria sull’inflazione”.
Gli investitori sono divisi tra chi teme un nuovo giro di vite sui tassi e chi invece scommette su una pausa. Secondo il CME FedWatch Tool aggiornato giovedì mattina, circa il 62% punta a una conferma degli attuali tassi tra il 5,25% e il 5,50%, mentre il resto prevede un rialzo di 25 punti base. “Siamo in una fase d’attesa nervosa”, ammette David Williams, strategist di JP Morgan.
Wall Street e imprese: reazioni a caldo
Dopo la pubblicazione del CPI, il Dow Jones ha navigato a lungo intorno alla parità. Alcuni titoli nel settore energia come Chevron ed ExxonMobil hanno guadagnato fino al 2%, grazie alla corsa del petrolio. Al contrario, i settori più sensibili ai tassi – tecnologia e immobiliare – hanno preso una picchiata. “Le aziende stanno iniziando a rivedere le strategie sugli investimenti”, spiega Karen Chu di Citi Group. “Costi del credito più alti possono frenare nuove assunzioni e piani di espansione”.
Molte imprese sentite dalla CNN mostrano prudenza: “I prezzi dell’energia così elevati pesano sui margini”, racconta un manager di Delta Airlines. “Stiamo valutando aumenti tariffari”, aggiunge un portavoce di Procter & Gamble.
Consumatori in difficoltà e cosa aspettarsi
Per le famiglie americane l’impatto più immediato si vede nei rincari su benzina e generi alimentari. Nei supermercati di Brooklyn ieri pomeriggio un litro di latte è arrivato quasi a due dollari e cinquanta centesimi. “Ogni settimana i prezzi salgono sempre di più”, lamenta Linda Torres, cliente abituale. Il timore generale – ripetuto anche dalle associazioni consumatori – è che questo possa erodere ulteriormente il potere d’acquisto e frenare la domanda interna.
Gli economisti preferiscono mantenere cautela nelle previsioni. Paul Krugman ha detto alla CNBC poche ore dopo i dati: “Se la Fed stringe ancora troppo rischia di raffreddare troppo l’economia. Ma ignorare l’inflazione sarebbe altrettanto pericoloso”. Un equilibrio delicatissimo che nei prossimi giorni costringerà la banca centrale USA a muoversi con attenzione.
Verso il vertice della Fed: occhi puntati sulle mosse
Con l’appuntamento del 18 settembre ormai vicino a Washington, tutti guardano con attenzione alle parole dei membri della Federal Reserve. L’incertezza sui mercati resta alta: “Solo quando avremo indicazioni chiare sui tassi capiremo davvero dove va l’economia americana”, dice Mark Evans della Bank of America.
Nel frattempo – mentre petrolio e rendimenti Treasury continuano a segnare record dopo record – ogni dato macro sarà letto come un indizio o un campanello d’allarme per quello che verrà nei prossimi mesi. L’agenda è fitta: domani arriveranno i numeri sulle vendite al dettaglio ad agosto; lunedì toccherà all’indice Empire State sulla manifattura.
Un autunno partito con l’acceleratore schiacciato. E adesso tutto dipende da quello che deciderà la banca centrale americana.