New York, 12 settembre 2026 – L’inflazione negli Stati Uniti torna a correre e il petrolio schizza sopra i 100 dollari al barile, mettendo in agitazione i mercati finanziari di tutto il mondo. Le aspettative su una Federal Reserve più dura sui tassi si fanno sempre più forti. E non sorprende che, in questo clima teso, anche Bitcoin e le principali criptovalute stiano accusando il colpo, perdendo terreno dopo un periodo di relativa calma.
Petrolio oltre i 100 dollari: mercati in allerta
Ieri pomeriggio, intorno alle 16 ora italiana, il Brent ha varcato la soglia dei 100 dollari, spinto dalle tensioni in Medio Oriente e dalla scelta dell’OPEC+ di tenere la produzione sotto controllo. Per tutto l’anno scorso e buona parte di quest’anno, il greggio era rimasto sotto i 90 dollari. Solo nelle ultime tre settimane è ripartito un vero e proprio rally. Gli esperti di JP Morgan avvertono: “Le scorte ridotte e la domanda che arriva dall’Asia potrebbero mettere a rischio la stabilità dei prezzi”. Wall Street segue con il fiato sospeso: il dato è arrivato poco prima del nuovo rapporto sull’inflazione americana.
Inflazione Usa accelera: Fed pronta ad alzare i tassi
Questa mattina, il Dipartimento del Lavoro ha fatto sapere che ad agosto l’indice dei prezzi al consumo è salito al 4,2% su base annua, più del previsto (gli economisti si aspettavano un +3,9%). Il rincaro dell’energia pesa molto – “I prezzi della benzina e del gas naturale sono aumentati in modo significativo”, ha spiegato un analista dell’ufficio statistico federale – ma anche alimenti e servizi fanno sentire il loro peso.
Di fronte a questi numeri, cresce chi pensa che la Federal Reserve non solo manterrà i tassi elevati ma potrebbe anche aumentarli nel meeting del FOMC del 25 settembre. Jerome Powell, presidente della Fed, ha ribadito ieri sera: “La battaglia contro l’inflazione non è finita. Non escludiamo nuove misure restrittive se serviranno”. Un messaggio chiaro che ha subito messo sotto pressione i mercati.
Criptovalute in calo: Bitcoin perde terreno, Ethereum segue
Il prezzo di Bitcoin, già fragile nelle ultime giornate, ha preso una nuova batosta: stamattina alle 10 valeva meno di 24.800 dollari, con un calo superiore al 6% rispetto alla chiusura di ieri. Anche Ethereum e altre criptovalute principali sono in rosso: ETH è tornato sotto i 1.600 dollari, mentre Solana e Ripple hanno perso rispettivamente il 4,1% e il 3,7%.
Tra i trader a Chicago si parla apertamente di una “fuga dagli asset rischiosi”. Da Parigi arriva l’analisi della società Kaiko: “Le criptovalute soffrono più degli altri investimenti quando si teme una Fed aggressiva perché non offrono flussi di reddito né garanzie governative”. Il sentiment è fragile. “Se i tassi reali continuano a salire – dice un broker newyorkese – nei prossimi mesi potremmo vedere nuovi minimi”.
Investitori più cauti: dollaro vola, oro e bond in calo
Wall Street apre con segno meno (S&P500 -1,2% alle 10.30 di New York) mentre cresce la domanda per il dollaro, visto come un rifugio sicuro a breve termine. Il cambio euro-dollaro scende fino a quota 1,07, livelli mai visti da aprile scorso. L’oro perde terreno (-0,8%) e tornano a salire i rendimenti dei Treasury decennali, ora al 4,38%.
Secondo alcuni grandi fondi americani, la combinazione tra inflazione tenace e costi energetici elevati potrebbe mettere in difficoltà le imprese Usa. Un report Morgan Stanley diffuso ieri sera fa notare come “chi produce negli Stati Uniti teme margini più stretti e una domanda in calo”.
Volatilità alta: occhi puntati sulle mosse della Fed
Nelle sale trading regna la prudenza. Tutti guardano alla Fed. “Il mercato dà ormai per certa una politica monetaria rigida almeno fino all’estate del 2027”, spiega un gestore milanese che segue da vicino New York. Nessuno azzarda previsioni precise su quando arriverà un possibile taglio dei tassi: “Dipenderà tutto dai dati macro delle prossime settimane”, conclude.
In questo scenario ancora molto incerto resta alta l’attenzione sugli asset più rischiosi, con le criptovalute sempre sotto la lente d’ingrandimento. E se il petrolio continuerà a correre sopra i cento dollari, la pressione su inflazione e costi sarà un tema caldo per mesi ancora.