Washington, 12 settembre 2026 – Nelle ultime ore OpenAI ha rivolto al Congresso degli Stati Uniti una richiesta precisa: chiarire le norme antitrust in caso di un possibile rallentamento coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. La lettera, inviata a diversi membri del Parlamento, arriva in un momento di forti tensioni tra i giganti della tecnologia, preoccupati da una corsa agli algoritmi che potrebbe sfuggire di mano. L’obiettivo è capire se e come sia possibile – senza incorrere in sanzioni – accordarsi per limitare la velocità dell’innovazione AI, soprattutto per ragioni di sicurezza e stabilità sociale.
OpenAI chiama il Congresso: serve chiarezza sulle regole antitrust
A confermare la notizia sono stati i portavoce dell’azienda guidata da Sam Altman. Il contesto è quello di un settore in fermento, con investimenti miliardari e modelli sempre più sofisticati che si susseguono a ritmo serrato. Solo nelle scorse settimane OpenAI e Microsoft hanno presentato insieme nuovi sviluppi, segno evidente della pressione crescente. Un dirigente anonimo spiega: “Abbiamo bisogno di capire bene come le leggi sulla concorrenza guardano a decisioni comuni che potrebbero rallentare volontariamente la crescita dell’AI”.
Il nodo è chiaro: qualsiasi intesa per gestire uno “stop and go” nell’evoluzione degli algoritmi – magari per prendersi il tempo di valutare rischi etici o tecnici – rischia di essere vista come una violazione delle attuali norme antitrust statunitensi. Queste leggi vietano accordi che limitano la concorrenza, anche se motivati da questioni di sicurezza. Un tema già emerso nelle audizioni al Senato tenutesi tra aprile e giugno.
Sicurezza e prudenza: la spinta a rallentare l’AI
Dietro questa richiesta c’è anche una preoccupazione crescente per i rischi che un’intelligenza artificiale senza controlli potrebbe generare. “Vogliamo sapere se è possibile, dal punto di vista legale, mettere intorno allo stesso tavolo i principali protagonisti del settore per discutere quando e come rallentare”, racconta una fonte interna a OpenAI. Da tempo Sam Altman e altri CEO chiedono pubblicamente una “pausa condivisa” per riflettere sugli impatti e sui possibili danni delle nuove tecnologie – ma finora questa idea ha trovato ostacoli proprio nelle rigide norme antitrust.
Anche il Center for AI Safety di San Francisco ha rilanciato il tema nelle ultime settimane. In un rapporto recente si legge: “Un’azione coordinata delle grandi aziende tech potrebbe evitare scenari pericolosi per la società. Però senza regole chiare, qualsiasi tentativo rischia pesanti sanzioni”. A giugno era già circolata tra le commissioni parlamentari americane una bozza con raccomandazioni in questo senso.
Sanzioni in vista? Occhi puntati anche dall’estero
Secondo esperti come l’avvocato David Edelman, specialista in diritto della concorrenza, ascoltato dal New York Times, il quadro resta incerto: “Al momento qualunque confronto tra concorrenti sul tema dei limiti allo sviluppo sarà guardato con estrema diffidenza dalle autorità. Il rischio è un’ondata di cause civili e penali”. Non solo negli Stati Uniti: Bruxelles e Londra seguono con attenzione l’evolversi della situazione perché molte aziende AI operano su entrambi i continenti.
Nel frattempo, fonti da Washington rivelano che anche altri big del settore – come Google DeepMind e Anthropic – hanno iniziato consultazioni informali per capire cosa si possa o non si possa fare nelle varie giurisdizioni. Hanno chiesto pareri a studi legali, ma finora nessuna risposta chiara è arrivata dalle agenzie federali.
Politica divisa ma attenta: cosa aspettarsi
Sul fronte politico non c’è ancora una linea definitiva. La senatrice democratica Amy Klobuchar, che guida la sottocommissione antitrust, ha dichiarato stamane: “Le questioni sollevate da OpenAI sono serie e meritano attenzione. Siamo solo all’inizio di un percorso delicato dove bisogna trovare l’equilibrio tra innovazione e responsabilità”. Parole simili sono arrivate dal senatore repubblicano Mike Lee: “Non possiamo lasciare che la paura blocchi il progresso, però serve chiarezza sulle regole”.
Solo con un quadro normativo chiaro le aziende potranno forse pensare seriamente a una vera “pausa concordata” nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, senza temere sanzioni o cause legali. Nel frattempo tutto il settore resta col fiato sospeso davanti a ogni mossa del legislatore americano: analisti avvertono che senza regole precise rischiamo decisioni isolate o peggio ancora il totale disinteresse verso i problemi di sicurezza.
Per ora OpenAI resta in attesa. Una risposta dal Congresso è prevista nelle prossime settimane, anche se – come ricorda un consigliere della Casa Bianca – “quando si parla di istituzioni americane i tempi non sono mai brevi”.