Milano, 3 luglio 2026 – Michael Burry, l’uomo che con la sua scommessa sui mutui subprime è entrato nella leggenda di Wall Street, ha appena annunciato posizioni short contro Tesla, Nvidia e altri giganti dei semiconduttori. Una mossa che arriva in un momento di forte turbolenza sui mercati e che nelle ultime settimane sembra trovare conferma: diversi colossi tecnologici hanno infatti perso terreno in modo significativo. Da Tokyo a New York, passando per Milano, gli investitori osservano con crescente attenzione.
Michael Burry punta il dito contro i colossi tech
La notizia delle posizioni ribassiste di Burry è venuta fuori all’inizio della settimana grazie a un documento inviato alla SEC dalla sua società, Scion Asset Management. Nel report si legge che tra maggio e giugno il gestore ha aumentato le scommesse contro Tesla, Nvidia e altri titoli del settore chip. Non si tratta di un semplice colpo d’occhio: Burry aveva già espresso, nei mesi scorsi, un certo nervosismo per i multipli raggiunti da queste aziende. “I valori ricordano quelli del 2000”, avrebbe detto a margine di una conferenza a Los Angeles, come riportato dal Wall Street Journal.
Mercati in affanno: i numeri delle ultime sedute
Guardando i dati, nelle ultime cinque giornate il titolo Tesla ha lasciato sul campo oltre il 7% alla borsa di New York. Male anche Nvidia, che dopo aver toccato nuovi picchi a maggio ha perso quasi il 6%. Il settore dei semiconduttori, con nomi come AMD e Micron particolarmente colpiti, ha seguito la stessa strada. Gli analisti di Goldman Sachs hanno definito la correzione “un riassestamento necessario dopo mesi di crescita sfrenata”, mentre alcune società europee – tra cui Mediobanca Securities – hanno rivisto al ribasso le previsioni per la seconda metà dell’anno.
Le ragioni? In parte tecniche: tanti investitori hanno fatto cassa dopo una lunga corsa al rialzo. Ma pesa anche un rallentamento nelle forniture di chip per l’automotive e l’attesa per la prossima generazione di processori.
Perché “andare short” fa sempre rumore
“Quando uno come Burry prende posizione short – cioè scommette sul calo di un titolo – scatta spesso un effetto domino”, spiega Gabriele Bertoni, gestore milanese intervistato da alanews.it. Il mercato guarda con sospetto ai segnali dei grandi hedge fund, soprattutto se arriva da chi ha già visto prima degli altri le crisi importanti. Burry, che nel 2008 aveva fiutato la crisi immobiliare con largo anticipo, è considerato da molti un vero e proprio “campanello d’allarme” sulle bolle speculative.
Che ora abbia puntato il dito contro Tesla e Nvidia, due colonne dell’innovazione tech degli ultimi anni, non è passato inosservato. “Se crolla Tesla, crolla tutto il settore”, ha commentato ieri un trader della City al Financial Times.
Le reazioni degli investitori e gli scenari possibili
Le risposte non si sono fatte attendere. Nei gruppi Telegram degli investitori privati italiani – da TradingView ai forum della Borsa Italiana – molti si chiedono quanto reggeranno le cosiddette “magnifiche sette”, ovvero i grandi nomi tech americani. Alcuni operatori americani hanno iniziato a vendere Nvidia già la scorsa settimana. Lo stesso vale per gli ETF specializzati nei semiconduttori: negli ultimi sette giorni si sono registrati deflussi superiori ai 2 miliardi di dollari secondo Lipper.
C’è chi tende a sdrammatizzare: “La domanda nel medio termine resta solida”, assicura Giacomo Santi, analista in una banca d’affari milanese. Ma non mancano gli avvertimenti: “Il rischio di una correzione brusca è reale se la Fed dovesse cambiare atteggiamento sulla politica monetaria”.
Estate incerta per i mercati tech: segnale o solo rumore?
Al momento non è chiaro se la mossa di Burry segni davvero l’inizio di una nuova fase ribassista o se sia soltanto una pausa fisiologica dopo mesi intensi. Quel che è certo è che poche ore dopo la diffusione delle sue posizioni short l’umore degli operatori è cambiato in modo evidente. Wall Street ora guarda ai risultati trimestrali delle big tech – attesi tra metà luglio e inizio agosto – come primo test vero.
Restano molti dubbi aperti: quanto durerà questo momento difficile per i titoli tech? Burry ci sta vedendo giusto ancora una volta? Intanto sui mercati si respira quella sensazione familiare a chi lavora tra numeri e grafici: basta un tweet o una frase sbagliata per far saltare tutto nel giro di una notte.