Milano, 2 luglio 2026 – Da questa mattina, soltanto gli operatori con licenza MiCA potranno offrire servizi legali di crypto in tutta l’Unione Europea. Si chiude così il periodo di transizione previsto dal regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA), approvato poco più di un anno fa dal Parlamento europeo. Un passaggio atteso e spesso dibattuto tra le autorità finanziarie europee e gli addetti ai lavori, che ora mette paletti precisi a chi gestisce piattaforme di scambio, custodia digitale e prodotti legati alle criptovalute. Una novità che tocca migliaia di operatori, investitori e consumatori da Lisbona fino a Varsavia.
Solo chi ha la licenza MiCA potrà operare: cosa cambia davvero
La data era segnata sul calendario: il 30 giugno è stato l’ultimo giorno del regime transitorio per adeguarsi al MiCA. Da oggi, senza una autorizzazione MiCA rilasciata dall’autorità nazionale competente (in Italia la Consob), nessuno potrà più offrire legalmente prodotti o servizi crypto nell’UE. Una mossa che, dicono da Bruxelles, serve a “tutelare meglio gli utenti e prevenire frodi”. Ma mette molti piccoli operatori davanti a un bivio: o si mettono in regola oppure devono chiudere bottega.
A Milano, alcune piattaforme digitali come BitHouse e CryptoSicuro hanno già aggiornato i loro siti nella notte tra il primo e il 2 luglio: “Abbiamo concluso tutte le pratiche per la licenza, ora i clienti possono operare in sicurezza”, si legge in una nota diffusa alle 8:15. Secondo la European Securities and Markets Authority (ESMA), sono già 103 le aziende con via libera nei principali Paesi Ue. In Italia, invece, finora la Consob ne ha autorizzate 11.
Le regole più strette del MiCA e come reagiscono gli operatori
Il regolamento MiCA impone regole severe: chiarezza sui rischi per gli utenti, conti separati per i fondi dei clienti, controlli periodici sui bilanci. Chi non si adegua rischia multe salate o addirittura la chiusura. “Era necessaria una cornice chiara, finalmente c’è”, riconosce Paolo Veneroni, presidente di AssoCrypto. Ma avverte: “Molti piccoli stanno uscendo dal mercato perché non possono permettersi i costi della compliance”.
Un caso concreto arriva da Torino: CryptoFlex, startup che opera da due anni nel settore dei wallet digitali, ha deciso di sospendere i servizi in Europa. “Per una realtà come la nostra – spiega la CEO Laura Brancato – tempi e costi per ottenere l’autorizzazione sono troppo elevati”. Secondo Blockchain4Europe, un’associazione europea del settore, fino a un terzo degli operatori potrebbe chiudere o ridurre l’attività.
Cosa cambia per clienti e investitori
La novità interessa direttamente centinaia di migliaia di clienti italiani: secondo un report di Chainalysis sono almeno 300 mila i titolari di wallet attivi nel nostro Paese. Da oggi rischiano di restare fuori da alcune piattaforme meno organizzate. Molti utenti si stanno chiedendo nelle chat Telegram dedicate alle criptovalute quando potranno recuperare eventuali fondi bloccati su exchange senza licenza MiCA.
Alle 9:30 sotto la sede milanese di BitHouse alcuni clienti si sono presentati per avere spiegazioni. “Non ci è chiaro cosa cambierà per noi”, racconta Luca R., investitore privato di 32 anni. In realtà fonti Consob precisano che tutti i fondi depositati presso operatori non autorizzati devono essere restituiti “senza indugio” agli utenti italiani.
Per gli investitori istituzionali invece cambia poco: già da tempo banche e società di gestione del risparmio hanno spostato gli asset su operatori autorizzati. C’è però chi avverte che l’uscita dal mercato delle piattaforme minori potrebbe ridurre l’offerta e far salire le commissioni.
La posizione delle autorità e cosa aspettarsi nel futuro
La Commissione europea vede nel MiCA uno strumento che “porterà maggiore certezza legale e attirerà investimenti nel settore dei cripto-asset”. Ma adesso la sfida vera è capire se gli operatori riusciranno ad adeguarsi in fretta alle nuove regole.
Questa mattina la Consob ha ribadito in un comunicato delle 7:40 che continuerà con controlli serrati e campagne informative rivolte ai risparmiatori. Nessuna deroga: “Solo chi rispetta i requisiti può restare sul mercato”. Intanto le grandi piattaforme europee stanno trattando fusioni e acquisizioni per consolidare il settore, fanno sapere fonti interne a BitHouse.
“Il settore sta cambiando profondamente”, osserva Lorenzo Simoni, docente di diritto bancario all’Università Cattolica. “I grandi rimarranno al passo; i piccoli dovranno reinventarsi”.
Nel cuore di Milano – tra vetrine digitali e bar a Porta Nuova – il nuovo regolamento crypto non sembra ancora fare troppo rumore tra la gente comune. Ma tra gli operatori è chiaro che d’ora in poi ogni mossa sarà sotto controllo stretto: ogni errore costerà caro. E solo allora si vedrà chi saprà davvero tenere il passo nel mercato europeo.
