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Justin Sun avverte: il rischio del quantum computing minaccia il futuro di Bitcoin

Cristina Manetti by Cristina Manetti
21 Ottobre 2026
in DeFi

Zurigo, 21 ottobre 2026 – Justin Sun, fondatore di TRON, ha lanciato ieri un segnale d’allarme molto chiaro durante una conferenza al Politecnico di Zurigo: secondo lui, i progressi dell’intelligenza artificiale e del quantum computing potrebbero mettere a rischio la sicurezza di Bitcoin e, più in generale, minare la fiducia nelle criptovalute. Un monito che arriva proprio mentre gli investimenti in tecnologia e blockchain non sembrano dare segni di rallentamento, anzi continuano a crescere nei grandi centri di Europa, Stati Uniti e Asia.

Sun: “Il quantum computing può mettere a rischio la sicurezza di Bitcoin”

Nel panel “Futuro e limiti delle criptovalute”, Sun ha spiegato senza troppi giri di parole: «L’algoritmo di sicurezza alla base di Bitcoin, pur solido oggi, potrebbe non reggere davanti a un computer quantistico davvero funzionante. Il problema non è solo tecnico: è una questione che riguarda la fiducia stessa nel sistema». In pratica, il timore è che un computer quantistico possa violare le chiavi crittografiche usate per proteggere i portafogli Bitcoin e convalidare le transazioni. Al momento però nessun laboratorio ha ancora annunciato macchine capaci di sfidare davvero la blockchain di Bitcoin. La corsa è appena cominciata. «Serve una risposta collettiva», ha insistito Sun.

AI e blockchain: un rapporto complicato

Non solo quantum computing. Sun ha puntato il dito anche sull’intelligenza artificiale come possibile rischio. Da una parte, dice, le AI possono migliorare la gestione delle blockchain e rendere più efficienti i sistemi decentralizzati. Dall’altra — ed è qui che il suo tono si fa più serio — se algoritmi avanzati iniziassero a scovare falle nei sistemi o a orchestrare attacchi sofisticati alle reti distribuite, sarebbe difficile prevedere le conseguenze. «Le AI imparano più velocemente degli sviluppatori umani. Pensate se trovassero una falla prima che la comunità riesca a correre ai ripari», ha confidato Sun al termine dell’incontro.

Nel pubblico, formato soprattutto da studenti e ricercatori, non sono mancati gli interventi vivaci: qualcuno ha chiesto dettagli concreti sulle possibili minacce indicate da Sun. Lui ha evitato allarmismi ma ha ribadito l’urgenza di “aggiornare i protocolli di sicurezza”.

Un mondo che corre veloce

Il dibattito arriva mentre sia l’AI sia il quantum computing attirano sempre più soldi e attenzione. Solo quest’anno — dati McKinsey — sono stati investiti oltre 4 miliardi di dollari nella ricerca su nuove applicazioni quantistiche legate alla finanza e alla crittografia. I progetti portati avanti da big come Google e IBM mostrano passi avanti continui: si parla ormai di computer con centinaia di qubit operativi, anche se gli esperti invitano a non farsi prendere dall’entusiasmo esagerato.

La comunità delle criptovalute osserva con grande interesse. Non è la prima volta che si discute dell’impatto del quantum computing su Bitcoin: già nel 2022 era un tema sul tavolo degli sviluppatori Core, allora considerato prematuro. Oggi però la velocità dei progressi sembra decisamente aumentata. Alcune catene minori hanno già cominciato a lavorare su soluzioni “post-quantum”, cioè pronte a resistere a eventuali attacchi quantistici.

Criptovalute tra rischi reali e capacità di adattamento

La domanda che rimane aperta — sottolineata da Sun e dai docenti del Politecnico — riguarda la reale capacità delle principali blockchain di reggere questi nuovi rischi. Serviranno aggiornamenti ai protocolli? O come spiega il professor Markus Felder dell’ateneo svizzero, «potremmo assistere a una vera corsa agli armamenti tra sviluppatori da una parte e hacker alimentati dall’intelligenza artificiale o dalle tecnologie quantistiche dall’altra».

Alla fine, Sun invita alla prudenza: «Non stiamo parlando di un pericolo dietro l’angolo, ma ignorare questi scenari sarebbe un errore grave. La fiducia nelle criptovalute non dipende solo dai prezzi o dalle mode del momento, ma dalla loro capacità di stare al passo con i cambiamenti tecnologici». Un tema che ieri si respirava forte nei corridoi del Politecnico e che promette di rimanere centrale nel futuro della finanza digitale.

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