Milano, 21 ottobre 2026 – Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, è intervenuto ieri pomeriggio a Milano per difendere a spada tratta l’operato della sua azienda, dopo le accuse contenute in un recente report del Senato degli Stati Uniti. Secondo Ardoino, la piattaforma avrebbe già da tempo adottato misure “rigorose” per arginare l’uso improprio dei suoi servizi e, dati alla mano, le transazioni collegate all’Iran sono calate di oltre il 94% nell’ultimo anno. Il suo intervento arriva in un momento delicato per il mondo delle criptovalute, sempre più sotto la lente delle autorità americane e internazionali.
Tether nel mirino del Senato Usa
La vicenda si inserisce nel filone delle indagini avviate dalla commissione finanze del Senato USA su presunti legami tra alcune piattaforme crypto e attività illecite legate a regimi sanzionati, come quello iraniano. Nel report, emerso domenica sui media statunitensi, si mette in dubbio la reale efficacia di società come Tether nel fermare operazioni sospette. L’accusa più pesante è che soggetti legati all’Iran sarebbero riusciti a muovere fondi usando stablecoin come l’USDT con troppa facilità.
Di fronte a questi rilievi, Ardoino ha chiarito: “La nostra politica di congelamento preventivo è attiva da più di un anno. Abbiamo collaborato con le autorità americane ed europee. I numeri parlano chiaro: i flussi sospetti si sono praticamente azzerati”. Secondo fonti interne, il controllo avviene in tempo reale grazie a software sviluppati internamente e integrati con consulenze esterne.
Volumi in caduta libera dopo le restrizioni
Durante il suo intervento — tenuto alle 17 nella sede milanese di Tether — Ardoino ha mostrato alcune statistiche: nel secondo trimestre del 2026, le transazioni legate all’Iran sono scese di oltre il 94% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. L’azienda spiega che questo crollo riflette “le restrizioni messe in campo dall’autunno 2025”, dopo i primi segnali d’allarme arrivati da organismi internazionali. Nessun numero preciso però sui volumi assoluti: Ardoino si è limitato a parlare di “centinaia di milioni in meno” movimentati.
A una domanda diretta sulla trasparenza dei controlli ha risposto così: “Abbiamo fornito report dettagliati alle autorità competenti, non ci sono zone d’ombra. Quando abbiamo individuato abusi, siamo intervenuti subito.” Al momento non risultano indagini ufficiali aperte dal Senato su Tether; la situazione resta comunque in evoluzione.
Crypto sotto pressione tra regole e sospetti
Il caso Tether riaccende il confronto sui rischi e le responsabilità del mondo crypto. Negli ultimi mesi la pressione normativa è cresciuta sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea. Da una parte c’è la spinta del mercato verso strumenti veloci e decentralizzati; dall’altra la preoccupazione delle istituzioni per possibili usi fraudolenti: elusione delle sanzioni o riciclaggio.
Ardoino ha rimarcato che “la tecnologia può servire sia scopi leciti sia illeciti. Sta agli operatori — ma anche ai regolatori — vigilare senza gettare fango su tutto il settore”. Una posizione condivisa anche da altri big come Binance e Circle, che nelle ultime settimane hanno stretto accordi con società specializzate nell’analisi delle transazioni sospette.
Geopolitica e regole: cosa succede ora
Il tema delle sanzioni internazionali resta al centro del dibattito. In particolare la posizione di Tether pesa non solo negli Usa ma anche nei Paesi Ue: nelle ultime settimane la Banca Centrale Europea ha chiesto un confronto su “controlli più severi” riguardo ai flussi verso Paesi a rischio.
Nessun passo indietro invece sulle attività crypto: l’azienda ribadisce la collaborazione con le autorità senza però rinunciare alla natura decentralizzata dei suoi servizi. Per Ardoino “il vero pericolo è lasciare spazio agli operatori meno trasparenti”.
Al momento il mercato sembra aver digerito senza scossoni il dossier americano: il valore di USDT è stabile intorno a 1 dollaro sulle principali piattaforme. Resta però aperto un interrogativo: basteranno davvero le misure annunciate dalle società crypto per convincere chi chiede più garanzie? Solo i prossimi mesi chiariranno se la stretta normativa saprà bilanciare sicurezza e libertà finanziaria.