Milano, 24 ottobre 2026 – In Italia ormai 1 adulto su 10 possiede Bitcoin, secondo i dati resi noti stamane da Bitstack, la piattaforma specializzata in risparmio e investimenti in criptovalute. L’indagine annuale sul rapporto degli italiani con le criptovalute offre un quadro aggiornato sulle abitudini digitali di risparmio e permette di confrontare il nostro paese con il resto d’Europa.
Crescita costante, con i giovani in testa
Negli ultimi dodici mesi la quota di italiani che ammettono di avere almeno una frazione di Bitcoin si è stabilizzata intorno al 10%. Un traguardo che fino al 2024 sembrava lontano. A trainare questo trend sono soprattutto i più giovani: tra i Millennial (nati tra il 1981 e il 1996) ben il 19% possiede Bitcoin o altre criptovalute. Gli over 55 invece restano più cauti, con appena il 3% che dichiara un investimento attivo.
“Tra i nostri utenti la fascia d’età 25-34 anni è quella più dinamica, spesso alla ricerca di alternative per costruire risparmi a lungo termine”, spiega Benoit Fouque, responsabile analisi di Bitstack. E a giocare un ruolo importante c’è anche la fiducia nel digitale: chi è cresciuto con l’online banking si muove con più naturalezza nelle piattaforme crypto.
Uomini più pronti delle donne, ma il gap si può colmare
Un altro dato interessante riguarda le differenze tra i sessi: in Italia il possesso di Bitcoin è al 13% tra gli uomini, mentre tra le donne si ferma al 6%. Bitstack sottolinea come questo divario rifletta sia le diverse motivazioni sia l’atteggiamento verso il rischio. “Le donne ci dicono spesso di cercare più sicurezza, mentre gli uomini sono attratti dai potenziali guadagni alti”, commenta Fouque. Per questo motivo, ritiene, campagne informative mirate potrebbero aiutare a ridurre lo squilibrio.
L’atteggiamento generale verso il rischio rimane comunque prudente. Solo il 17% dei possessori ha una quota superiore al 5% del proprio portafoglio investita in criptovalute, mentre appena il 4% punta su cifre rilevanti, oltre i 10.000 euro. I dati arrivano da interviste fatte tra luglio e settembre 2026 su un campione rappresentativo della popolazione adulta.
Italia nella media europea, ma con differenze economiche
Confrontando l’Italia con gli altri paesi europei emerge un quadro variegato. In Germania il possesso di Bitcoin è all’11%, in Francia stabile al 9%, mentre in Spagna arriva al 12%. “L’Italia segue abbastanza da vicino la media europea: la diffusione delle criptovalute va di pari passo con lo sviluppo dei servizi finanziari digitali e la presenza di operatori affidabili”, spiega Fouque.
Non mancano però differenze legate al tessuto economico locale. Nel Regno Unito, dove le fintech sono più sviluppate, si arriva al 15%, mentre nei paesi dell’Est come la Polonia si scende sotto il 6%, anche per via della minore diffusione dei canali digitali o della diffidenza verso le nuove forme di investimento.
Perché gli italiani comprano Bitcoin?
L’indagine Bitstack offre qualche risposta sulle ragioni che spingono gli italiani a comprare Bitcoin. Il motivo principale per quasi metà degli intervistati (48%) è la “diversificazione del portafoglio”. Solo il 22% punta a un “guadagno veloce”, mentre un altro 18% vuole proteggersi dall’inflazione.
Non mancano però criticità: quasi uno su tre lamenta una certa “confusione sulle regole fiscali” legate alle criptovalute nel nostro paese. Un nodo che rischia di frenare nuovi investimenti se non verranno presi provvedimenti chiari.
Per Fouque la vera sfida nei prossimi anni sarà “trasformare la curiosità in consapevolezza, offrendo strumenti semplici e trasparenti per chi vuole investire”.
Bitcoin e Italia: interesse vivo ma prudenza diffusa
In sintesi, l’indagine Bitstack racconta un’Italia interessata alle criptovalute, ma ancora prudente nel modo in cui le affronta. Il possesso di Bitcoin resta concentrato soprattutto tra i giovani adulti e gli uomini; donne e generazioni più anziane osservano ancora da lontano con cautela.
A pesare sull’adozione restano l’incertezza normativa e la richiesta di strumenti chiari e affidabili. Solo un quadro regolatorio definito – insieme a una maggiore alfabetizzazione finanziaria – potrà davvero spingere nuovi risparmiatori ad avvicinarsi con fiducia al mondo del Bitcoin.