Milano, 23 ottobre 2026 – La start-up Marathon Fusion, uno dei nomi più chiacchierati nel mondo della fisica applicata, ha annunciato di aver portato a termine per la prima volta la trasmutazione del mercurio in oro stabile. L’esperimento, svolto nel laboratorio principale a Lodi, è stato svelato questa mattina con una nota ufficiale accompagnata da un video. La notizia, appena uscita, ha scatenato pareri molto diversi tra esperti e comunità scientifica internazionale, spingendo persino il CERN a intervenire.
La trasmutazione: l’esperimento che fa discutere
Marathon Fusion racconta che il test è stato effettuato nella notte tra il 21 e il 22 ottobre. Andrea Gualtieri, il responsabile scientifico dell’azienda, ha spiegato: “Abbiamo usato un acceleratore di particelle di media energia, simile a quelli già impiegati per studiare materiali avanzati. In queste condizioni, alcuni nuclei di mercurio sono stati bombardati con neutroni in modo mirato”. Il risultato? Secondo loro, si sarebbe formata una piccola quantità di oro stabile, confermata dalla spettrometria la mattina dopo. “Parliamo di quantità minuscole – ha aggiunto Gualtieri – ma gli strumenti escludono contaminazioni”.
Va detto che questo tipo di procedura non è una novità nel campo della fisica nucleare. Già negli anni Trenta alcuni ricercatori erano riusciti a ottenere oro partendo da altri elementi. Il problema è sempre stato lo stesso: quantità troppo piccole e costi proibitivi. Oggi come allora, il vero nodo è capire se si può fare su scala industriale.
Il CERN risponde e gli esperti mettono le mani avanti
Il CERN di Ginevra non si è fatto attendere. In una breve nota, un portavoce ha chiarito: “La trasmutazione degli elementi è conosciuta da quasi un secolo. Ma ad oggi non esistono metodi per trasformare mercurio in oro in modo energeticamente ed economicamente sostenibile”. Alcuni fisici sentiti dalla nostra redazione hanno sottolineato che l’energia necessaria supera di gran lunga il valore dell’oro prodotto.
“Le leggi della fisica non sono cambiate”, ha commentato in serata la professoressa Marta Colombo, docente di Fisica Nucleare all’Università Statale di Milano. “Le reazioni nucleari sul mercurio producono isotopi dell’oro, spesso radioattivi. Solo una piccola parte diventa oro stabile”. Per Colombo la notizia può essere interessante per la ricerca fondamentale, ma pensare a un impatto concreto sul mercato dei metalli preziosi è francamente prematuro.
Produzione industriale? Per ora rimane un sogno
E qui torna la questione della produzione su larga scala. Marathon Fusion ha mostrato vetrini con campioni minuscoli di oro ricavato dal mercurio per dimostrare che la reazione funziona davvero. Ma gli stessi ingegneri hanno ammesso che l’attuale tecnologia consuma molta energia. Per produrre un solo grammo d’oro servirebbero settimane di lavoro continuo e spese energetiche molto più alte del valore commerciale del metallo, ha spiegato Giacomo Redaelli, responsabile tecnico.
Anche l’economista delle materie prime Federico Russo è stato netto: “Il prezzo dell’oro non subirà alcuna oscillazione a causa di questa novità. Il processo resta confinato ai laboratori e non ci sono segnali reali che possa crescere rapidamente”.
Cosa aspettarsi e cosa resta da fare
Marathon Fusion assicura che continuerà a sviluppare la tecnologia insieme a enti pubblici e università. Al momento però manca ancora una pubblicazione scientifica su riviste peer-reviewed a supporto dell’annuncio. In ambienti accademici si invita alla prudenza: solo con la revisione della comunità scientifica internazionale si potrà confermare o meno il risultato.
Da Ginevra a Milano il dibattito è aperto. Nel video diffuso dall’azienda si vedono le celle schermate, le sonde neutroniche e – su uno schermo – i picchi spettrali che identificherebbero l’oro puro estratto dal mercurio. Ma come dicono gli scienziati più cauti, solo allora si potrà parlare davvero di rivoluzione. Per ora la produzione industriale resta un miraggio.
Tra dubbi e curiosità, Marathon Fusion riporta sotto i riflettori quella sfida antica degli alchimisti: “Abbiamo dimostrato che la trasmutazione esiste”, ha concluso Gualtieri. “Resta da capire se – e quando – potrà avere un’utilità fuori dai nostri laboratori”.