Roma, 28 maggio 2026 – Oggi, in un’epoca dominata da cloud, memorie USB e servizi digitali, può sorprendere sapere che c’è ancora chi si chiede come si masterizza un CD. Sembra una domanda fuori moda, eppure ha ancora senso: ci sono persone che vogliono conservare foto, salvare documenti o ascoltare musica su un vecchio stereo. Nel pomeriggio, nel quartiere Appio Latino, Francesco, 58 anni, si è rivolto a un esperto con questa semplice richiesta: “Ho trovato una pila di CD vuoti in un cassetto. Non vorrei buttarli, ma come li uso?”.
Cosa serve per masterizzare un CD
Prima cosa: serve un oggetto ormai raro sui computer nuovi, il masterizzatore CD/DVD. Molti portatili di oggi — dagli ultimi modelli Apple ai notebook Windows — non hanno più il lettore ottico integrato. Però in negozi specializzati e online si trovano ancora i masterizzatori esterni, che si collegano via USB e costano dai 20 ai 40 euro. E poi ci sono i CD vergini: i più diffusi sono i CD-R, che si possono scrivere una sola volta, e i CD-RW, riscrivibili. “Li vendono ancora nei supermercati o nei negozi di elettronica”, spiega Marco Paolini, che gestisce un punto vendita nella zona Marconi.
Quale programma scegliere per la masterizzazione
Una volta a posto con l’hardware serve anche un programma per masterizzare. Su Windows 10 e 11 c’è una funzione base integrata: basta inserire il disco vuoto nel lettore e scegliere “Masterizza” dal menu dei file. Ma molti preferiscono usare programmi gratuiti come CDBurnerXP o ImgBurn”, dice Paolini. Chi usa macOS invece deve scaricare software esterni come Burn**, visto che le ultime versioni del sistema hanno tolto la funzione diretta dal Finder. L’installazione è semplice e guidata; non servono particolari conoscenze tecniche.
Come si fa a masterizzare un CD: la pratica
Il procedimento è sempre quello di una volta: si scelgono i file da copiare — foto, documenti o musica in MP3 o WAV — poi si avvia la scrittura selezionando la velocità (di solito tra 8x e 24x). “Per evitare problemi conviene scegliere velocità più basse”, consiglia Giorgio Tiberi, tecnico informatico di Centocelle. A quel punto basta cliccare su “Avvia” o “Masterizza”. Il software prepara i dati e li scrive sul disco; l’operazione può durare da due a dieci minuti, dipende da quanti dati ci sono.
Durante la scrittura è importante non staccare il computer dal masterizzatore: quel piccolo LED lampeggiante sul dispositivo indica che il disco è in fase di registrazione. Se qualcosa va storto — come un cavo scollegato o un blackout improvviso — il CD rischia di diventare inutilizzabile. Solo quando appare la scritta “Masterizzazione completata” si può togliere il disco dal lettore.
Perché ancora usare i CD nel 2026
Ma perché oggi qualcuno continua a fare questa operazione? Margherita Russo, insegnante nella scuola primaria “Giovanni XXIII”, racconta che li usano ancora per distribuire materiali agli alunni senza connessione internet stabile. Nel mondo della musica c’è chi ama creare compilation personalizzate da ascoltare su vecchi stereo o autoradio degli anni ’90 ancora funzionanti.
Va detto però che i limiti dei CD sono evidenti: possono contenere solo fino a 700 MB e ormai molti dispositivi moderni faticano a leggerli. “Molti computer recenti neanche li riconoscono più”, conferma Tiberi. Eppure chi preferisce tenere copie fisiche trova questo gesto ancora pratico e affascinante.
Consigli per chi vuole provare a masterizzare
Oggi masterizzare un CD vuol dire spesso fare un passo indietro con curiosità — o forse con nostalgia. Chi vuole provare dovrebbe usare programmi semplici e affidabili, scegliere dischi nuovi o ben conservati e verificare che il masterizzatore funzioni con il proprio computer. E come dice Francesco sorridendo davanti al suo portatile datato: “Alla fine è più facile di quel che sembra. Bisogna solo non avere fretta”.
