Parigi, 10 ottobre 2026 – Tra proteste di piazza sempre più accese, un debito pubblico che non ha mai raggiunto livelli così alti e una crescente instabilità politica, la Francia si prepara a varare una nuova tassa sulle stablecoin, le criptovalute legate a valute tradizionali. A lanciare la notizia ieri mattina, durante un’intervista a France Inter alle 8.30, è stato il ministro dell’Economia Bruno Le Maire. La proposta ha subito acceso un acceso confronto tra opposizione e operatori finanziari. “Serve più trasparenza fiscale, anche su queste nuove tecnologie”, ha detto Le Maire mentre fuori dalla stazione di Gare de Lyon la polizia teneva d’occhio uno dei principali punti delle proteste contro il caro vita.
La tassa sulle stablecoin: il nodo fiscale che divide
La nuova imposta sulle stablecoin dovrebbe scattare da gennaio 2027. Dalla bozza vista dalla redazione emerge che sarà applicata una trattenuta dello 0,5% su tutte le operazioni superiori a 1.000 euro che riguardano criptovalute come USDT (Tether), USDC e la francese EURCV, lanciata dalla Banque de France nel 2025. Il governo è chiaro: l’obiettivo è “proteggere il sistema fiscale francese dall’evasione nascosta nei mercati digitali”, ha detto senza mezzi termini Le Maire. Una mossa che arriva in un momento delicatissimo per le finanze pubbliche: secondo l’ultimo rapporto della Corte dei conti, il debito pubblico ha superato i 3.250 miliardi di euro nel secondo trimestre, arrivando oltre il 115% del PIL.
Che le stablecoin fossero nel mirino non sorprende gli addetti ai lavori: già ad aprile la Commissione Finanze dell’Assemblée Nationale aveva discusso proposte simili ma senza successo, frenate da un clima teso in aula con banchi spesso semivuoti. Ora però, spinti dalle urgenze di bilancio e dalla pressione europea, i tempi sono cambiati e il governo sembra deciso a fare sul serio.
Proteste in strada e scontro politico sempre più acceso
Nel frattempo Parigi e altre grandi città francesi sono nel caos. Da lunedì, cortei e manifestazioni stanno paralizzando strade e trasporti: a Marsiglia i mezzi pubblici sono quasi fermi dopo la manifestazione sindacale davanti all’Hôtel de Ville; a Lione traffico bloccato sin dalle prime ore lungo la Presqu’île. Tra i manifestanti c’è anche chi ha passato la notte all’aperto: come Chloé Dubois, 27 anni, che racconta di aver dormito per terra tra Place Bellecour e Rue de la République. La gente protesta per l’inflazione alle stelle e per le difficoltà sempre maggiori nel pagare bollette e affitti.
Lo scontro infiamma anche in Parlamento. Marine Le Pen accusa il governo di voler “mettere le mani nelle tasche dei risparmiatori digitali”, mentre Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise parla di “una tassa ingiusta che colpisce chi cerca rifugio dall’inflazione con strumenti legali”. Dal ministero fanno sapere che senza questa tassa “la base imponibile si ridurrebbe ancora di più”.
Debito pubblico alle stelle, gli investitori guardano con timore
Nonostante le rassicurazioni del governo, i mercati restano cauti. Stamattina il rendimento dei bond francesi decennali ha toccato quasi il 4,2%, un livello che mancava da sette anni. Gli analisti di BNP Paribas parlano di “tensioni dovute al rischio Paese”, aggravate dal clima sociale teso e dall’incertezza sulle riforme. Lo spread con i bund tedeschi si mantiene intorno ai 93 punti base. Moody’s conferma il rating Aa2 sul debito francese ma con outlook negativo.
Secondo fonti interne a Société Générale sentite da alanews.it, molti investitori esteri stanno già pensando di rivedere le proprie posizioni soprattutto sul settore bancario e sulle infrastrutture strategiche. Il rischio percepito non riguarda solo i conti pubblici ma anche l’instabilità politica: nell’ultima settimana si sono registrati tre cambi improvvisi alla guida di ministeri chiave.
Reazioni dal mondo fintech: tra paura e preoccupazioni
Le associazioni di categoria non hanno tardato a farsi sentire. Emmanuel Lemoine, presidente dell’Associazione francese fintech (AFF), ieri pomeriggio ha avvertito che “queste nuove tasse rischiano di frenare l’innovazione proprio mentre le aziende stanno cercando di ripartire dopo due anni difficili”. Intanto alcune startup nate tra Nanterre e La Défense temono una fuga dei talenti verso Londra o Berlino, dove le regole sono meno rigide.
Tra chi usa le stablecoin per piccoli risparmi quotidiani – famiglie, giovani lavoratori – cresce invece l’incertezza. Pierre Garnier, informatico parigino con un piccolo portafoglio in USDC, ricorda come “una tassa simile imposta anni fa sulle banche digitali non abbia portato risultati positivi”. Ma il governo va avanti deciso: la legge dovrebbe essere votata entro novembre.
Solo allora si vedrà se questa mossa darà fiato ai conti pubblici o se finirà per mettere benzina sul fuoco in una piazza già molto difficile da calmare.