Milano, 13 luglio 2026 – Dopo settimane di deflussi continui, i principali ETF spot su Bitcoin ed Ethereum mostrano finalmente un’inversione di rotta. Venerdì, secondo i dati raccolti alle 17 da BlackRock e Fidelity, sono tornati gli afflussi netti, anche se ancora contenuti, segno che la fiducia tra gli investitori istituzionali prova a farsi strada. Il mercato, però, resta prudente: come ha spiegato al telefono un analista di Deutsche Bank, “tutto dipende dai dati macro e dalle tensioni geopolitiche che continuano a pesare sulle prospettive”.
Rialzo cauto dopo settimane di deflussi
L’ultimo mese è stato un periodo difficile per gli ETF spot Bitcoin e Ethereum, soprattutto negli Stati Uniti, con capitali che sono usciti in massa. Tra il 15 giugno e il 10 luglio – rilevano i dati di Bloomberg Crypto – sono stati ritirati oltre 1,2 miliardi di dollari. Gli operatori hanno messo in conto diversi fattori: l’incertezza sui tassi della Fed, la volatilità delle criptovalute e un contesto internazionale complicato. “Non c’è stato un motivo unico,” confida un gestore di ETF a Chicago, “ma piuttosto un mix di dati macro contrastanti e nervosismo geopolitico, soprattutto su Ucraina e Mar Rosso”.
Venerdì il trend si è fermato: i fondi iShares Bitcoin Trust (IBIT) e Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC) hanno raccolto rispettivamente +15 e +9 milioni di dollari in nuovi investimenti. Gli ETF Ethereum hanno avuto numeri più bassi, ma anche qui il saldo è tornato positivo.
Il contesto resta fragile tra inflazione e crisi internazionali
Nonostante questo piccolo segnale positivo, la situazione rimane delicata. Gli investitori continuano a tenere d’occhio i rendimenti dei Treasury Usa: ieri il decennale ha risalito al 4,35%, mentre Wall Street ha chiuso in calo. Il prossimo appuntamento cruciale è mercoledì, con i dati aggiornati su inflazione Usa e salari.
“Fino a quando la Fed non chiarirà quando potrà iniziare a tagliare i tassi, la prudenza resterà alta,” spiega James Carter, strategist di Morgan Stanley. “E poi c’è sempre la variabile geopolitica: le tensioni in Medio Oriente, le elezioni americane e un prezzo del petrolio instabile tengono il mercato delle criptovalute in allerta.”
Anche gli stessi ETF su Bitcoin ed Ethereum, nati per offrire strumenti più regolamentati rispetto agli acquisti diretti sulle piattaforme crypto, si sono trovati ultimamente esposti a rischi sistemici nuovi. Nel mirino non c’è solo la regolamentazione europea (la MiCA entrerà in vigore tra settembre e ottobre), ma anche la volatilità delle stablecoin ancorate al dollaro.
Reazioni contrastanti dagli operatori italiani
A Milano e nelle principali case d’investimento italiane l’approccio resta prudente. “Abbiamo ricevuto richieste di informazioni sugli ETF crypto soprattutto dai clienti più giovani,” racconta un consulente finanziario del centro città. “Ma la maggior parte dei clienti è ancora scettica: troppa incertezza sui fondamentali e paura di nuovi scossoni improvvisi.”
Secondo i dati Assogestioni aggiornati a giugno 2026, solo lo 0,3% degli asset dei fondi italiani è esposto direttamente o indirettamente alle criptovalute tramite ETF spot. Un dato stabile rispetto all’anno scorso che riflette una strategia più difensiva.
Le prospettive: tutto appeso a dati macro e politica
Guardando avanti le speranze sono tutte legate ai numeri macroeconomici. “Se l’inflazione negli Stati Uniti continuerà a rallentare – sottolinea Paolo Baroni, docente all’Università Bocconi – potremmo vedere nuovi afflussi sugli ETF Bitcoin ed Ethereum già entro fine estate. Ma le variabili restano tante: basta una crisi internazionale per far cambiare tutto nel giro di pochi giorni.”
Insomma, il quadro rimane incerto. Gli ETF crypto hanno mostrato una certa resistenza alle turbolenze degli ultimi mesi ma – come dicono spesso gli operatori – “finché non si scioglieranno nodi chiave sull’economia globale e sulla stabilità politica internazionale, il rischio di nuovi scossoni resta sempre dietro l’angolo.”