Entanglement quantistico visibile a occhio nudo: la scoperta rivoluzionaria su un cristallo di 1 cm in Italia

Salvatore Broggi

10 Luglio 2026

Milano, 10 luglio 2026 – Un minuscolo cristallo, più piccolo di un’unghia, ha catturato l’attenzione della comunità scientifica mondiale. Nei laboratori del Dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, un gruppo guidato dalla professoressa Elena Bernardi ha osservato per la prima volta un comportamento collettivo tra particelle all’interno di un materiale solido: si sono mosse e organizzate come se fossero un’unica entità. Il risultato, pubblicato su “Nature Physics”, è stato descritto dagli stessi ricercatori come “una porta aperta sul futuro della fisica quantistica e dei materiali intelligenti”.

Un esperimento che fa storia

Martedì mattina, alle 8:30, nel laboratorio di via Celoria 16, la dottoressa Sara Ricci teneva fra le mani un cristallo trasparente lungo appena un centimetro, mentre altri sette colleghi osservavano attentamente. Il materiale — una variante di selenide di cadmio, cresciuto appositamente per l’esperimento — è stato esaminato con un microscopio a effetto tunnel. E lì, tra grafici colorati e le curve degli spettrometri, le particelle hanno cominciato a muoversi all’unisono. “Un momento prima erano distinte, poi all’improvviso si sono unite in un unico stato quantico collettivo”, ha raccontato Bernardi davanti ai taccuini dei giornalisti.

Perché questo cambia le regole del gioco

Nel mondo dei materiali solidi, atomi ed elettroni solitamente si comportano in modo indipendente, ognuno secondo leggi proprie. Eppure, quel martedì quella piccola unità cristallina ha dimostrato che — a precise condizioni di temperatura e pressione — le particelle possono “mettersi d’accordo” e formare una specie di super-particella. “Quello che vediamo è un fenomeno chiamato entanglement collettivo”, spiega il ricercatore Fabio Martinelli. La differenza è che adesso non si parla solo di teoria: ci sono dati concreti.

Dai primi risultati emerge la possibilità di creare materiali quantistici capaci di condurre corrente senza resistenza o conservare informazioni in modi finora impensabili. La notizia ha fatto rapidamente il giro delle università europee: “Fenomeni simili erano stati ipotizzati in Cina e negli Stati Uniti, ma questa è la prima volta che li vediamo direttamente in laboratorio”, conferma il fisico tedesco Lars Kleinmann dell’Università di Monaco.

Dove può portarci tutto questo

Nei prossimi anni i ricercatori scommettono su sviluppi concreti. “Se riusciamo a mantenere questa coerenza quantistica su scala più ampia”, dice ancora Bernardi, “potremmo mettere a punto computer ultra-veloci o sensori estremamente sensibili”. In laboratorio si parla anche delle possibili ripercussioni sulla crittografia e sulle reti sicure. Ma sottolineano che siamo ancora agli inizi: “Ogni passo avanti richiederà test indipendenti e conferme da altri centri”, avverte Martinelli mentre chiude la porta della camera bianca.

La comunità scientifica reagisce

Mercoledì pomeriggio sono arrivati i primi commenti da Cambridge e dal MIT. “Un’elegante dimostrazione dei principi dell’entanglement su scala macroscopica”, ha scritto la rivista “Physics Today”. Più cauto il premio Nobel Alain Dubois: “La fisica quantistica cammina spesso su terreni insidiosi: servono tempo e conferme”. Nel frattempo, le immagini del piccolo cristallo trasparente stanno già facendo discutere i gruppi internazionali; c’è chi parla di “svolta”, altri preferiscono aspettare nuovi dati.

Uno sguardo al futuro

Restano molte domande senza risposta: quanto durerà questa coerenza? Si potrà riprodurre con altri materiali? Intanto alla Statale prevale la prudenza. “Non è magia — spiega Bernardi sorridendo — sono semplicemente particelle che parlano lo stesso linguaggio”. E forse sarà proprio da quel piccolo cristallo che partiranno applicazioni destinate a cambiare davvero la nostra tecnologia quotidiana.

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