Milano, 24 giugno 2026 – Chi ha avuto un cellulare almeno una volta si è trovato davanti alla famigerata segreteria telefonica. Quel servizio che quasi sempre si limita a offrire la solita voce anonima, registrata dall’operatore, che invita a lasciare un messaggio. Eppure, in pochi si dicono soddisfatti di quella frase standard – troppo fredda, impersonale e spesso fastidiosa.
Il fastidio verso il messaggio standard
Girando per Milano, da piazza Duomo alle stazioni di Porta Garibaldi e Centrale, la maggior parte degli intervistati racconta di avere un rapporto quasi ostile con il messaggio predefinito della segreteria telefonica. «Sembra che a rispondere non sia nemmeno la mia voce», dice Luca, 38 anni, impiegato pendolare. Parole simili arrivano da Francesca, maestra: «Vorrei registrare qualcosa di più personale, ma poi rimando sempre. Così resta quella voce impersonale».
E i numeri danno ragione a questa sensazione. Secondo uno studio del Politecnico di Milano del 2025, solo il 22% degli italiani ha cambiato il messaggio standard della propria segreteria. Tutti gli altri si sono accontentati della voce automatica. Spesso per pigrizia o perché non sanno come fare.
Perché cambiare messaggio?
Chi invece modifica il proprio messaggio di segreteria lo fa soprattutto per distinguersi o per aggiungere un tocco più umano. «C’è chi fa una battuta, chi indica quando può essere richiamato», spiega Giorgio Brambilla, consulente IT esperto anche in sicurezza telefonica aziendale. Ma come sottolinea Brambilla, il vero ostacolo è proprio sapere come fare: «Molti vorrebbero personalizzare, ma poi si bloccano davanti alle impostazioni».
Tra le ragioni citate dagli utenti ci sono la paura di sbagliare o di sembrare troppo formali o troppo scherzosi. Alcuni temono che un messaggio poco “neutro” possa non andare bene sul lavoro. Pochissimi invece considerano davvero utile la segreteria: «Io lascio sempre un messaggio dettagliato», racconta Monica, farmacista. «Ma quasi nessuno richiama dopo averlo ascoltato».
La voce che pesa e la tecnologia ferma
Anche il sociologo Alberto Moreschi della Statale di Milano ha riflettuto sul tema: «La segreteria è il nostro spazio quando siamo assenti, ma quasi mai curiamo come ci presentiamo lì dentro. È curioso: mettiamo impegno sui social o su WhatsApp, ma lasciamo che una voce anonima parli al nostro posto». Secondo Moreschi questo dimostra quanto spesso trattiamo con superficialità la nostra identità digitale.
Dal lato tecnologico poco è cambiato negli ultimi anni. Tim, Vodafone e Iliad offrono istruzioni semplici per personalizzare la segreteria, ma i dati dei call center confermano che pochi se ne servono davvero. Qualcuno lamenta anche la scarsità di opzioni nuove: «Almeno potrebbero mettere voci diverse», suggerisce Davide, studente universitario.
Una consuetudine che cambia
Tra i giovani lasciare messaggi vocali su WhatsApp o Telegram ha praticamente sostituito la segreteria telefonica. «Non ricordo l’ultima volta che ho lasciato un messaggio lì», ammette Alessandro, 21 anni. Chi ha qualche anno in più invece ricorda bene quei vecchi telefoni fissi con il nastro magnetico che si riavvolgeva.
Eppure quella voce neutra della segreteria telefonica resta una presenza discreta nelle giornate di milioni di persone. Un dettaglio spesso ignorato che dice molto su come viviamo la tecnologia: tra distanza e vicinanza allo stesso tempo.
In fondo – chiude Moreschi – «la segreteria è uno degli ultimi spazi dove possiamo scegliere come farci sentire quando non ci siamo davvero. Ma quasi nessuno se ne accorge».
