Roma, 18 luglio 2026 – Ieri mattina, durante l’assemblea annuale di Federcasse, Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha lanciato un messaggio forte e chiaro. Il suo avvertimento? Le stablecoin potrebbero mettere a rischio la fiducia nei depositi bancari tradizionali. “La stabilità finanziaria è un patrimonio di tutti”, ha detto Cipollone dall’Auditorium Antonianum, davanti a una platea composta da decine di rappresentanti delle banche di credito cooperativo. “Se non regolate con attenzione, queste nuove monete digitali possono mettere in pericolo i risparmi delle persone”.
Stablecoin: la sfida alla fiducia nei depositi bancari
L’intervento di Cipollone, molto atteso nel mondo finanziario romano, ha riportato sotto i riflettori i possibili rischi legati alla crescita delle stablecoin. Queste valute digitali, agganciate a riserve in valuta tradizionale o a asset considerati stabili, sono spesso viste come un porto sicuro. Ma il dirigente della BCE ha messo subito le cose in chiaro: “Non è sempre così semplice. La sicurezza dipende dalla trasparenza e dalla solidità di chi gestisce questi strumenti”.
Nel suo discorso ha citato i dati della Banca d’Italia, secondo cui negli ultimi due anni l’interesse degli italiani per le criptovalute è aumentato del 18%. Tuttavia, ha aggiunto un monito: “In caso di crisi o attacco speculativo, le stablecoin potrebbero non mantenere le garanzie promesse e questo può mettere a dura prova la fiducia nei depositi bancari”.
Fuga dai depositi: il rischio per il credito a famiglie e imprese
Cipollone ha sottolineato come uno dei problemi principali sia il possibile spostamento massiccio dei risparmi dalle banche tradizionali verso le piattaforme di stablecoin, attrattive per la loro rapidità o remunerazione più alta. “Se tanti cittadini decidessero di passare alle stablecoin”, ha spiegato, “potremmo vedere una forte diminuzione dei fondi disponibili per prestiti a famiglie e imprese. Le banche tradizionali non possono essere messe da parte senza conseguenze serie sull’economia reale”. La questione non è sfuggita neanche alla Commissione europea, che sta lavorando su nuove norme per il settore crypto.
Le stime di Federcasse parlano chiaro: nel 2025 la quota di risparmio italiano conservata su portafogli digitali è salita dall’1% al 3% in appena un anno. Non è molto ora, ma è un dato che preoccupa gli addetti ai lavori. Le parole di Cipollone sono state accolte con un applauso dai vertici delle BCC. Andrea Bianchi, presidente Federcasse, ha commentato: “La nostra responsabilità è proteggere i risparmiatori e salvaguardare la solidità della raccolta”.
La BCE alza il tiro: regolamentare o rischiare il caos
Di fronte a questo scenario, la BCE si muove con prudenza. Da Francoforte arriva una revisione delle regole che riguardano gli operatori crypto nell’area euro. Cipollone ha ricordato anche il progetto dell’euro digitale — ancora in fase sperimentale — che punta a modernizzare i pagamenti senza rinunciare alla tutela dei cittadini. “Non siamo contro l’innovazione”, ha spiegato il membro del board BCE, “ma serve chiarezza nelle norme. Le banche devono restare al centro del sistema finanziario europeo”.
Anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è stato netto ieri: “Le stablecoin vanno trattate come veri intermediari finanziari”. Ha ricordato come i crolli recenti di alcuni operatori internazionali abbiano dimostrato la fragilità delle promesse fatte da questi strumenti: “Abbiamo assistito a fallimenti improvvisi e blocchi nei prelievi che hanno lasciato migliaia di investitori scoperti”.
Tra banche e risparmiatori: serve equilibrio
Il dibattito sull’impatto delle stablecoin sui depositi bancari si fa sempre più urgente dopo le parole pronunciate da Federcasse. Giovanni Sabatini, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, chiede più coordinamento in Europa: “Non possiamo lasciare le regole nelle mani dei singoli Stati”. Per Sabatini serve evitare una frammentazione normativa che favorisce scappatoie e mette in difficoltà la competitività delle banche italiane.
Intanto tra i risparmiatori si respira un clima di cautela. Francesca M., impiegata romana che ha acquistato da poco euro digitali tramite una piattaforma internazionale nota, racconta: “Volevo diversificare gli investimenti, ma resta quel dubbio che qualcosa possa sfuggire al controllo”. Un timore diffuso soprattutto tra chi ha più di 50 anni.
Il confronto resta aperto e acceso su un tema cruciale: come trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela della fiducia nei depositi bancari? Per ora la BCE frena sulle stablecoin e chiede regole più rigide alle istituzioni europee. Solo allora si potrà davvero capire dove andrà questa partita.