Washington, 9 ottobre 2026 – Il tema della regolamentazione delle criptovalute continua a far discutere negli Stati Uniti. Mentre il Clarity Act resta impantanato al Congresso, le autorità federali stanno esplorando altre soluzioni. In particolare, la Commissione per il commercio dei futures sulle materie prime, la CFTC, sta lavorando a nuove norme per mettere un freno più deciso al trading di criptovalute a leva, un mercato che negli ultimi mesi ha visto crescere sia volumi che rischi.
Regole bloccate in Congresso, ma le agenzie non stanno a guardare
Il Clarity Act, che avrebbe dovuto mettere ordine nel caos normativo delle criptovalute, non è ancora riuscito a superare gli ostacoli politici a Washington. L’ultima audizione alla Camera si è chiusa senza votazioni: “Non siamo ancora pronti a trovare un accordo”, ha spiegato un membro del comitato Finanze ieri mattina, poco dopo la fine dei lavori. Ma mentre il Parlamento resta in stallo, le autorità di vigilanza non hanno intenzione di restare con le mani in mano.
Da fonti vicine alla CFTC arriva la notizia che il presidente Rostin Behnam ha chiesto ai suoi tecnici di mettere a punto una serie di linee guida per regolare meglio le piattaforme che offrono trading con strumenti a leva. Un intervento diretto che, dicono dall’agenzia, “è fondamentale per evitare rischi sistemici”. Al momento si parla di interventi soft, con al centro soprattutto la trasparenza.
CFTC all’erta: i rischi del trading a margine
La CFTC ha ricevuto diverse segnalazioni da operatori e associazioni del settore, soprattutto sulla mancanza di regole chiare per il trading con margine. “Il proliferare dei prodotti a leva spinge molti utenti a correre rischi senza capire bene cosa si stanno mettendo in casa”, racconta un funzionario coinvolto nel dossier. I dati più recenti di Chainalysis confermano la tendenza: tra gennaio e settembre 2026 oltre il 30% delle transazioni crypto sulle piattaforme americane riguarda posizioni aperte con leva.
A preoccupare maggiormente i regolatori sono le operazioni più rischiose e volatili durante la notte – fra le 2 e le 6 del mattino sulla East Coast – quando la sorveglianza interna degli exchange è meno intensa e aumentano gli incidenti causati da errori tecnici o manipolazioni.
Le nuove proposte: leva limitata e controlli più stretti
La bozza allo studio introduce limiti precisi: da una parte un tetto massimo sull’effetto leva per i clienti retail (si parla di un massimo 5x contro i 20x o 30x attualmente offerti da alcune piattaforme); dall’altra una verifica più rigorosa della solvibilità dei trader. “Vogliamo essere certi che chi usa prodotti ad alto rischio abbia davvero la capacità di farlo”, dicono fonti interne alla CFTC, sottolineando che l’obiettivo non è bloccare l’innovazione ma proteggere gli investitori.
Anche i big del settore si sono fatti sentire. Dai vertici di Coinbase e Kraken – sentiti informalmente dalla Commissione la scorsa settimana – arrivano segnali cautamente positivi: “Serve chiarezza nelle regole”, spiegano fonti interne, “ma bisogna evitare norme troppo rigide che potrebbero spingere il mercato verso piattaforme estere”.
Tra immobilismo politico e mosse delle autorità
Non sorprende che la CFTC abbia deciso di muoversi da sola. Negli ultimi anni l’agenzia ha già introdotto misure sperimentali – come i circuit breaker automatici nei momenti di forte volatilità – mentre la SEC ha viaggiato più lentamente sulle crypto. “Se il Congresso non trova una soluzione presto, toccherà alle authority assicurare almeno regole minime”, ammette un legale esperto dei principali exchange americani.
Intanto l’incertezza normativa pesa anche sugli investimenti. Le grandi banche Usa restano prudenti, Goldman Sachs in testa: “Monitoriamo l’evoluzione ma senza regole chiare preferiamo non esporsi direttamente”, ha detto un dirigente newyorchese durante una call con gli analisti martedì sera.
Regolamentazione ancora nel limbo
Il punto rimane sempre lo stesso: senza un quadro chiaro dal Congresso ogni intervento della CFTC sarà limitato agli aspetti più tecnici. Gli operatori guardano ai prossimi mesi – forse già entro novembre – in attesa di segnali concreti. La partita è aperta. Solo allora capiremo se l’azione amministrativa riuscirà a colmare il vuoto normativo o se servirà davvero uno scatto politico decisivo. Nel frattempo il mercato resta in bilico tra attese e qualche tensione.