Milano, 8 ottobre 2026 – Justin Drake, ricercatore britannico della Ethereum Foundation, ha lanciato ieri un allarme che ha subito fatto rumore nella comunità delle criptovalute. Secondo Drake, il rischio che intelligenze artificiali sempre più avanzate possano mettere a rischio la sicurezza crittografica – soprattutto quella basata su ECDSA, usata da Bitcoin ed Ethereum – non è più qualcosa di lontano o ipotetico. Intervenuto durante un forum tecnico online alle 19 ora italiana, ha proposto una misura difensiva chiamata ‘Bunker Mode’, pensata per diventare uno standard di sicurezza, almeno per precauzione.
Allarme ECDSA: la sicurezza sotto pressione
Il cuore del problema è nella vulnerabilità degli algoritmi di firma digitale. Oggi, sia Bitcoin che Ethereum si affidano all’ECDSA (Elliptic Curve Digital Signature Algorithm), ritenuto sicuro fino a qualche anno fa. Ma le cose stanno cambiando in fretta: “Con le AI sempre più potenti, la matematica che protegge l’ECDSA potrebbe non bastare più”, ha spiegato Drake, citando studi preliminari sviluppati tra Cambridge e Boston.
Il vero pericolo, sottolineano gli esperti presenti al confronto, riguarda la capacità delle AI di scovare falle nelle curve ellittiche, in particolare nei cosiddetti wallet ‘dormienti’, cioè quei portafogli digitali che non vengono più usati ma contengono grandi quantità di criptovalute. Se si aprisse una breccia qui, le conseguenze sarebbero pesanti: secondo gli ultimi dati di CoinMarketCap, il valore totale degli asset protetti da ECDSA supera i 1.200 miliardi di dollari.
‘Bunker Mode’: cosa prevede e perché serve adesso
Drake ha presentato la sua idea senza giri di parole: “È una strategia d’emergenza, un piano da attivare solo in caso di vera minaccia”. In pratica, il ‘Bunker Mode’ consiste nel far passare temporaneamente le reti principali – Bitcoin ed Ethereum in testa – a protocolli più robusti. Parliamo di firme digitali resistenti agli attacchi quantistici, come le Schnorr signatures o sistemi ‘lattice-based’.
Non sarebbe un semplice aggiornamento software da fare in fretta. Servirebbe un consenso ampio della community (quindi tempi non immediati) e si attiverebbe solo al manifestarsi di segnali concreti di pericolo. “Non è ancora il momento di entrare in bunker – ha chiarito Drake –, ma dobbiamo costruirlo ora, prima che arrivi la tempesta”.
Scetticismo e preoccupazioni nella comunità tech
La risposta tra gli sviluppatori è stata divisa. Alcuni membri del team Ethereum hanno accolto la proposta con una certa preoccupazione; altri l’hanno liquidata come un’ipotesi remota o quasi fantascientifica, come ha detto uno sviluppatore anonimo collegato da Berlino. Tuttavia, cresce il numero degli esperti che mettono in guardia sulla rapidità con cui le AI stanno evolvendo. Nel rapporto pubblicato dalla rivista Nature Computing ad agosto scorso si legge chiaramente che “il tempo per aggiornare i protocolli crittografici potrebbe essere più breve del previsto”.
Secondo analisti come Massimo Ferri del Politecnico di Milano “ignorare il problema sarebbe come giocare col fuoco”. Anche se finora non ci sono prove dirette di attacchi AI all’ECDSA, il tema sta passando rapidamente dalla teoria ai fatti: solo nel primo semestre del 2026 i forum principali dedicati alla sicurezza informatica hanno visto aumentare del 35% i thread sugli attacchi AI alla crittografia.
Rischio concreto o esagerazione?
Un nodo difficile da sciogliere riguarda la fattibilità tecnica del piano. Attivare il ‘Bunker Mode’ significa coordinare globalmente tutti i nodi e ottenere quasi l’unanimità tra miner (per Bitcoin) o validatori (per Ethereum). Un’impresa tutt’altro che semplice. Drake però ne è consapevole: “Meglio avere un piano d’emergenza imperfetto che ritrovarsi impreparati”. Dello stesso avviso è Chiara Cattaneo, docente di crittografia applicata all’Università Statale di Milano: “Non è questione di fare allarmismo ma di prepararsi con alternative pronte”.
La partita resta aperta e senza risposte certe. Per ora le blockchain funzionano regolarmente ma il dibattito sul loro futuro è appena cominciato. Intanto l’invito lanciato da Justin Drake resta chiaro: costruire il bunker prima che qualcuno provi davvero a entrare.