Milano, 18 aprile 2026 – Bitcoin torna protagonista: ieri, giovedì 17 aprile, la criptovaluta più famosa al mondo ha superato la soglia dei 78mila dollari, raggiungendo il massimo degli ultimi due mesi. Il nuovo slancio dei mercati digitali è arrivato soprattutto grazie al clima più sereno seguito all’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio globale di petrolio, chiuso per oltre una settimana a causa delle tensioni in Medio Oriente.
Bitcoin oltre i 78mila dollari: i mercati digitali si accendono
Le quotazioni di Bitcoin sono schizzate già nelle prime ore di ieri mattina. Secondo le piattaforme di scambio più importanti – Binance e Coinbase tra tutte – intorno alle 10 ora italiana la criptovaluta ha sfondato quota 78.200 dollari, segnando un +4,8% rispetto a due giorni prima. Per diversi esperti, questo è un chiaro segnale: la riapertura del canale di Hormuz ha ridato fiducia ai mercati, smorzando le tensioni che nelle ultime settimane avevano generato dubbi e nervosismo sia tra gli investitori tradizionali che tra quelli digitali.
“Abbiamo visto una forte correlazione tra il prezzo del petrolio e quello degli asset digitali, soprattutto nei momenti di crisi,” ha spiegato stamattina Federico Castiglioni, analista di CryptoMatica. “L’incertezza sull’approvvigionamento energetico spinge molti a cercare rifugio proprio nel Bitcoin.” Un fenomeno mai così marcato – ha aggiunto – soprattutto perché il valore della criptovaluta sembra sempre più legato agli sviluppi geopolitici.
Hormuz riapre: le conseguenze sui mercati
Lo Stretto di Hormuz, stretto appena 50 chilometri nel punto più critico e fondamentale per il passaggio del petrolio mediorientale, era stato chiuso a inizio aprile dopo una serie di attacchi contro navi mercantili. La riapertura è stata annunciata mercoledì sera con una nota ufficiale delle autorità omanite: “Le operazioni sono riprese regolarmente”, si legge nel comunicato diramato intorno alle 20 ora locale. La notizia si è diffusa rapidamente nei mercati asiatici e poi in quelli europei e statunitensi, spingendo sia il petrolio sia il Bitcoin verso nuovi picchi.
Secondo l’Energy Information Administration degli Stati Uniti, circa il 20% del petrolio consumato ogni giorno nel mondo passa proprio da Hormuz. Una debolezza che nei giorni scorsi aveva allarmato tutte le principali piazze finanziarie globali. “La volatilità del petrolio si riflette subito sui mercati alternativi,” conferma Carlo Bentivogli, responsabile risk management di CoinSquare Europe.
Volumi alle stelle, occhi puntati su ETF e grandi investitori
Il rialzo dei prezzi si è accompagnato a un aumento consistente dei volumi: secondo CoinMarketCap, nelle ultime 24 ore sono stati scambiati circa 75 miliardi di dollari in Bitcoin, quasi il doppio rispetto alla media settimanale registrata a inizio aprile. L’interesse degli investitori istituzionali si fa sentire soprattutto attraverso gli ETF su Bitcoin quotati negli Stati Uniti: BlackRock e Fidelity hanno registrato flussi netti positivi, con una domanda che non si vedeva dai boom tra febbraio e marzo.
“Gli ETF stanno diventando sempre più centrali nella liquidità del mercato,” ha ammesso ieri pomeriggio Francesco De Santis, portfolio manager presso Blockchain Investments. “Stanno cambiando non solo come si scambia ma anche come si percepisce il rischio.” L’impressione – secondo alcuni operatori – è che questa volta la fase turbolenta sia stata gestita con maggiore freddezza rispetto al passato. Solo pochi mesi fa un episodio simile avrebbe probabilmente provocato movimenti molto più bruschi e rapidi.
E adesso? Le previsioni per le prossime settimane
Le previsioni restano piuttosto incerte: dati della società di consulenza ChainPulse indicano che almeno fino a fine mese il valore del Bitcoin potrebbe oscillare tra i 76mila e gli 80mila dollari. Fondamentali saranno gli sviluppi in Medio Oriente e la risposta delle banche centrali all’andamento dei prezzi delle materie prime.
“Il rischio geopolitico non è scomparso,” sottolinea ancora Castiglioni. “Molto dipenderà dalla tenuta degli accordi appena siglati e dalla reazione dei mercati petroliferi.” Per ora però l’umore tra gli operatori è cauto ma ottimista. Non mancano poi piccoli investitori che tornano sulle piattaforme per provare fortuna dopo settimane ferme.
In Borsa intanto le società legate alle criptovalute – come Coinbase e Galaxy Digital – hanno chiuso con rialzi sopra il 6%. A Milano alcune boutique finanziarie specializzate segnalano un aumento delle richieste di consulenza sulle nuove opportunità offerte dai mercati digitali. I numeri raccontano insomma un rinnovato entusiasmo attorno al mondo crypto.
