Milano, 21 ottobre 2026 – Secondo le ultime analisi di JPMorgan Asset Management, il Bitcoin potrebbe offrire un rendimento annuo vicino al 10% nei prossimi dieci-quindici anni. Se queste previsioni si confermassero, sarebbe un passo avanti rispetto alla crescita attesa delle azioni statunitensi e dell’oro. Il report, presentato lunedì sera nella sede londinese della società, ha già acceso il dibattito tra operatori finanziari e investitori istituzionali.
Le stime di JPMorgan Asset Management sul Bitcoin
Il documento, che analizza le prospettive a lungo termine delle principali asset class globali, si concentra anche sulle dinamiche macroeconomiche e sui rischi strutturali. Gli analisti di JPMorgan prevedono per il Bitcoin un potenziale rendimento annuo del 10%, sottolineando come «la scarsità digitale e l’adozione crescente da parte degli istituzionali stanno cambiando la traiettoria di questo asset». Per fare un confronto, la crescita prevista per le azioni USA si aggira poco sopra il 7% annuo nello stesso periodo, mentre per l’oro la stima scende al 5%.
«Vediamo il futuro di Bitcoin come una componente sempre più importante nei portafogli multi-asset», ha dichiarato Paul Quinsee, responsabile global equities della banca. Un’affermazione che arriva dopo settimane di alta volatilità: tra settembre e metà ottobre la criptovaluta ha oscillato tra i 66.000 e i 69.000 dollari.
Rendimento e rischio: le ragioni dietro le stime
Il report spiega che la crescita del Bitcoin si basa soprattutto sull’ingresso progressivo degli investitori istituzionali e su una regolamentazione più chiara in Nord America ed Europa. «Negli ultimi anni l’ecosistema crypto ha guadagnato in maturità», spiega Rachel Harris, strategist di JPMorgan. Ma non mancano i rischi: la volatilità resta alta – nel 2025 i movimenti giornalieri hanno superato spesso il 4% – e la regolamentazione è ancora disomogenea tra Paesi diversi.
Non tutti però condividono questo ottimismo. Alcuni esperti segnalano che il vero nodo è legato a fattori esterni come l’approvazione di nuovi ETF, l’adozione da parte dei grandi fondi pensione o tensioni geopolitiche. «Siamo ancora in una fase sperimentale», commenta un gestore londinese che ha scelto l’anonimato.
Il confronto con azioni USA e oro
Mentre JPMorgan vede nel digitale un settore in crescita costante, le stime sulle azioni statunitensi sono più caute. La banca osserva come le società americane abbiano goduto negli ultimi anni di utili molto alti, ma avverte che l’inflazione e i tassi d’interesse potrebbero frenare questa espansione nel medio termine. Quanto all’oro, gli analisti lo definiscono un “bene rifugio” destinato a performance più contenute, ma sempre utile per diversificare.
A fine settembre, il rendimento decennale dei titoli di Stato Usa si era attestato al 4,7%, parametro chiave per valutare gli altri investimenti. L’ipotesi che il Bitcoin possa superare sia le azioni sia l’oro ha sollevato qualche dubbio tra i gestori italiani: «Bisogna essere prudenti con previsioni così lunghe su strumenti ancora giovani», avverte Giacomo Tonelli di Generali Investments.
L’impatto delle prospettive crypto sugli investitori
Gli operatori seguono con attenzione le proiezioni di JPMorgan non solo per quello che dicono ma anche per il messaggio che lanciano all’intero mondo finanziario tradizionale. Da gennaio 2024 i flussi verso i fondi crypto sono cresciuti mediamente oltre il 15% al mese, secondo dati raccolti da CryptoCompare. Una tendenza che sta spingendo molti family office europei a rivedere le proprie strategie.
«Nel nostro portafoglio la quota dedicata al digitale è aumentata», conferma Isabella Roncari, consulente finanziaria a Milano. Anche molte banche private stanno inserendo prodotti legati a Bitcoin nelle offerte per clienti con patrimoni elevati.
Prospettive e cautele per il futuro
La previsione di un rendimento annuo intorno al 10% va però presa con prudenza. Gli scenari economici possono cambiare in fretta e le regole sul trading delle criptovalute restano soggette a possibili revisioni da parte delle autorità. Intanto però l’interesse manifestato da una grande banca globale come JPMorgan segna un punto di svolta nel mondo degli investimenti digitali.
Solo il tempo dirà se queste aspettative saranno state troppo ottimistiche o davvero lungimiranti. Al momento tra operatori e investitori c’è molta curiosità ma anche prudenza: «È un settore dove certezze ce ne sono poche», conclude Roncari. Sullo sfondo resta sempre la domanda principale: riuscirà davvero il Bitcoin a mantenere questo ritmo o dovremo prepararci a un ridimensionamento?