Milano, 11 ottobre 2026 – Il mondo delle criptovalute continua a mostrare un volto diviso: da una parte Strive ha portato le proprie riserve di Bitcoin a quota 24.531 BTC, dall’altra Bitmine ha accumulato ben 5,93 milioni di ETH. Due strategie agli antipodi che raccontano visioni diverse sull’andamento attuale del settore. Gli addetti ai lavori seguono da vicino questi numeri, cercando di capire cosa spinga a scelte così diverse, mentre la crescita del mercato procede in modo irregolare.
Strive spinge forte sull’accumulo di Bitcoin
Questa mattina alle 8 Strive ha annunciato di aver superato i 24.500 Bitcoin in portafoglio. Una cifra importante: al valore attuale, parliamo di oltre 770 milioni di dollari. Da gennaio a oggi l’azienda ha aumentato le sue riserve del 17%, secondo i dati raccolti da CryptoQuant. Paolo Gentili, portavoce di Strive, ha spiegato chiaramente: “Stiamo puntando a una posizione solida e duratura”. L’obiettivo è rafforzare il fondo per affrontare eventuali scossoni del mercato.
Negli ultimi tre mesi gli acquisti non si sono mai fermati. Nonostante qualche fase difficile – come il brusco calo registrato a luglio – Strive non ha mollato e anzi ha approfittato proprio delle giornate peggiori per mettere a segno nuovi ingressi. Una mossa che l’analista Marco Lo Russo definisce “controcorrente”: “Comprare quando il prezzo scende non è facile, serve sangue freddo. Ma alla lunga paga”.
Bitmine scommette su Ethereum: quasi 6 milioni in cassa
Se Strive guarda ai Bitcoin, Bitmine segue un percorso diverso e punta tutto su Ethereum. Con quasi 6 milioni di ETH in mano – per un valore che supera i 9 miliardi di dollari – Bitmine resta uno dei più grandi accumulatori globali della criptovaluta nata da Vitalik Buterin. “Abbiamo fiducia nell’ecosistema Ethereum e nelle sue app decentralizzate,” ha detto il CEO Nicola Bellini durante l’assemblea degli azionisti ieri a Zurigo.
Il passo non rallenta: nell’ultimo mese la società ha aumentato le proprie riserve del 6%, secondo Glassnode. Questo dettaglio non è sfuggito agli investitori istituzionali, sempre più attratti dalle soluzioni offerte dai protocolli smart contract. Bellini non nasconde poi che nuovi progetti sono già in cantiere: “L’espansione della DeFi dà un vantaggio competitivo importante”.
Mercato spaccato in due: chi accelera e chi resta indietro
Nonostante l’impegno dei grandi nomi, il settore delle criptovalute vive ancora momenti contrastanti. Da una parte le realtà più solide accelerano gli acquisti; dall’altra tante aziende più piccole faticano a tornare ai livelli pre-crisi del 2022-2023. La volatilità resta alta e molte società lamentano difficoltà nel trovare finanziamenti. Una ricerca di Chainalysis pubblicata a settembre parla chiaro: il 40% degli exchange minori vede uscire più capitali di quanti ne riceve.
Questo divide si riflette anche nei risultati degli asset principali: mentre Bitcoin ed Ethereum continuano ad attirare denaro fresco, altcoin e token meno noti perdono terreno sia in liquidità che in valore. Andrea Rossi, consulente finanziario presso Digital360, riassume così la situazione: “Il gioco si fa duro e favorisce chi può permettersi investimenti pesanti e strategie più articolate”.
Mercato prudente: nessuna corsa agli acquisti
A Milano la notizia delle nuove riserve ha acceso un po’ di fermento tra gli operatori specializzati. Gli scambi sugli ETF legati a Bitcoin ed Ethereum sono cresciuti del 3% nella mattinata, ma – come spiega Lorenzo Moreschi, trader con anni di esperienza alla Borsa Italiana – “non c’è né entusiasmo sfrenato né panico diffuso”. I piccoli investitori tengono invece un profilo basso, ricordando bene quanto siano state turbolente le ultime stagioni.
I numeri confermano questa prudenza generale. Pur con l’accumulo record fatto da Strive e Bitmine, il sentiment sul mercato resta cauto anche per via dell’incertezza sulle decisioni regolatorie europee. La partita è ancora aperta tra una crescita selettiva e il timore legato alle prossime mosse normative.
In definitiva, quello che emerge è un settore in piena trasformazione: i grandi operatori all’attacco cercano nuovi equilibri tra asset digitali diversi mentre investitori e pubblico guardano con attenzione – talvolta con sospetto – alle evoluzioni che si stanno consumando giorno dopo giorno.