Riyadh, 11 ottobre 2026 – Nei laboratori di ricerca di Riad è stato presentato un nuovo tessuto tecnologico chiamato Anti-B, che potrebbe cambiare il modo di affrontare i climi più duri. Gli scienziati sauditi, guidati dal professor Khalid Al-Mutairi dell’Università Re Sa’ud, hanno spiegato come questo materiale riesca a riflettere fino al 95,6% della luce solare, abbassando la temperatura superficiale di ben 12°C rispetto al cotone tradizionale. Una scoperta che promette di avere un impatto importante in settori come l’edilizia, la sanità e il tessile, soprattutto nelle aree dove le temperature continuano a salire.
Anti-B: il tessuto che tiene lontano il caldo
Il team di ricerca ha lavorato per quattro anni su fibre polimeriche arricchite con additivi riflettenti, creando una trama studiata appositamente per disperdere al massimo la radiazione solare. A spiegarlo è stato il dottor Fahad Al-Harbi: “I test in laboratorio hanno mostrato una differenza significativa nella temperatura superficiale anche dopo esposizioni prolungate”. Il dato più interessante è proprio quello sulla capacità del tessuto di riflettere il 95,6% della luce solare, misurata secondo gli standard ISO presso il Centro Ricerca Materiali Avanzati di Riyadh.
Dove potrà essere usato Anti-B
Durante la presentazione ufficiale, il team ha sottolineato le possibili applicazioni del nuovo materiale. Tra queste spiccano l’abbigliamento protettivo per chi lavora all’aperto, le coperture temporanee per veicoli e macchinari esposti al sole e in futuro anche tende e rivestimenti per le abitazioni. “Abbiamo iniziato i primi test sul campo la scorsa estate a Jeddah”, racconta la ricercatrice Hanan Al-Fahd, “con risultati che hanno superato le nostre aspettative sia in termini di resistenza sia di comfort termico percepito dagli utenti”.
L’interesse non si è fatto attendere. L’Istituto Fraunhofer per le Tecnologie Solari di Friburgo ha già chiesto campioni per fare controlli indipendenti, mentre dall’Università di Stanford sono arrivati contatti per uno studio congiunto sugli effetti a lungo termine del tessuto in ambiente urbano.
Un aiuto contro il caldo estremo e i consumi energetici
Questo progetto arriva proprio quando nel Golfo Persico le temperature medie sono salite alle stelle: lo scorso luglio Kuwait City e Mascate hanno toccato punte sopra i 50°C. In questo scenario, un tessuto capace di riflettere gran parte della luce solare potrebbe ridurre il bisogno di aria condizionata. Le prime simulazioni pubblicate sull’International Journal of Heat and Mass Transfer parlano infatti di un risparmio tra il 15% e il 20% sui consumi energetici legati alla climatizzazione nelle aree dove si usa Anti-B sulle superfici edilizie, come ha spiegato lo stesso professor Al-Mutairi.
Non mancano però dubbi sulla sostenibilità del processo produttivo. Alcune associazioni ambientaliste locali, come Green Future Arabia, chiedono maggiore chiarezza sulle sostanze utilizzate e sulle modalità di smaltimento dei rifiuti industriali. I ricercatori hanno risposto nel pomeriggio: “Stiamo lavorando con materiali riciclabili al 70%, ma ci vorranno ancora investimenti per arrivare a una completa eco-compatibilità”.
Cosa ci aspetta da Anti-B
L’annuncio ha attirato anche l’attenzione del mondo della moda: alcuni brand del Medio Oriente stanno già valutando versioni colorate del tessuto. Rimangono però questioni aperte: la resistenza alla polvere fine delle tempeste di sabbia e la durata dopo molti lavaggi domestici sono ancora sotto verifica.
Il ministero dell’Energia saudita ha commentato con prudenza: “Innovazioni come questa dimostrano che le risposte ai cambiamenti climatici possono nascere anche fuori dai soliti centri occidentali”, si legge nella nota diffusa nel pomeriggio. Solo il tempo potrà dire se Anti-B diventerà un punto fermo nei paesi più caldi del pianeta. Nel frattempo a Riyadh si guarda già avanti: nei laboratori si lavora per inserire sensori intelligenti direttamente nelle fibre del tessuto.