Bhutan continua a vendere Bitcoin: riserve scendono drasticamente da 13.000 a 1.750 BTC nel 2024

Corrado Pedemonti

26 Giugno 2026

Thimphu, 26 giugno 2026 – Il Bhutan ha appena spostato altri 533 Bitcoin verso Binance, portando le sue riserve sotto quota 1.750 BTC. Un taglio netto rispetto all’anno scorso, quando il piccolo regno himalayano vantava oltre 13.000 Bitcoin. La notizia, trapelata ieri sera da fonti vicine al fondo sovrano Druk Holding & Investments (DHI), conferma una tendenza chiara: il Paese sta gradualmente riducendo l’esposizione alle criptovalute, spinto dalla crescente volatilità e da priorità economiche che stanno cambiando.

Bitcoin giù, portafoglio ridotto di dieci volte

Il dato fa impressione: in poco più di un anno le riserve sono passate da 13.000 a meno di 1.750 BTC. A spiegarlo sono i funzionari della DHI, la holding pubblica che controlla la maggior parte delle finanze del Bhutan. “Abbiamo fatto i conti con i rischi e deciso di puntare sulla diversificazione. Il Bitcoin resta importante, ma la nostra esposizione era ormai troppo alta rispetto agli obiettivi del fondo”, ha detto un responsabile degli investimenti durante un briefing a Thimphu, senza però entrare nei dettagli sul valore ricavato dalla vendita.

I dati delle principali blockchain explorer mostrano che il trasferimento dei 533 BTC è avvenuto ieri mattina alle 9.45 ora locale, diretto a Binance, la più grande piattaforma mondiale per il trading di criptovalute. Il controvalore attuale sfiora i 16 milioni di dollari, ma non è chiaro se i Bitcoin siano già stati convertiti in valuta tradizionale o spostati su altri asset digitali.

Perché il Bhutan aveva puntato sulle criptovalute

Nel corso del 2024, il Bhutan era finito sotto i riflettori per la sua massiccia scommessa sul Bitcoin, accumulando riserve insolite per un Paese con meno di 900 mila abitanti. Dietro c’era una strategia precisa: finanziare progetti infrastrutturali e sostenere iniziative legate all’energia idroelettrica, cuore pulsante dell’economia locale. La miniera digitale rappresentava un’occasione unica: energia a basso costo, possibilità di mining e accesso diretto a nuove fonti di liquidità.

Ma nel secondo semestre del 2025 e nei primi mesi del 2026 la situazione è cambiata. La volatilità crescente dei mercati cripto e la pressione internazionale per più trasparenza hanno spinto il fondo DHI a rivedere le proprie scelte. “Il contesto è mutato e il Bhutan non vuole prendersi rischi inutili”, ha spiegato una fonte governativa che ha preferito restare anonima. La decisione – maturata dopo settimane di approfondimenti – era nell’aria già da aprile.

La posizione del governo: “Diversificare e proteggere”

Dalla banca centrale non arrivano commenti ufficiali sulla tempistica delle vendite, ma fonti vicine al governo sottolineano l’obiettivo chiaro: mettere in sicurezza le risorse dello Stato. Il ministro delle Finanze, Karma Tshering, aveva appena ribadito pubblicamente l’importanza di “non concentrare tutti gli investimenti su un solo settore”, evidenziando i vantaggi della diversificazione per un Paese vulnerabile agli shock esterni.

Intanto cresce la curiosità tra analisti e osservatori regionali sul destino dei fondi ricavati dalla cessione dei Bitcoin. Un consulente finanziario basato a Singapore ricorda che il Bhutan è sotto stretto controllo da parte delle istituzioni multilaterali – primo fra tutti l’FMI – che chiedono maggiore trasparenza e regole più chiare sulle partecipazioni pubbliche in asset digitali.

Reazioni tra cittadini e investitori internazionali

A Thimphu si respira prudenza tra la popolazione. Qualcuno teme possibili ripercussioni sulle casse pubbliche; altri giudicano questa come una “scelta pratica”. I dati parzialmente riservati del fondo DHI mostrano comunque una riduzione graduale dell’esposizione al rischio, non certo una svendita affrettata.

A livello internazionale invece la mossa del Bhutan non ha scosso i mercati crypto: negli ultimi giorni il volume degli scambi è rimasto stabile. Gli esperti osservano che sebbene un grande attore statale possa influenzare l’umore generale, in questo caso si tratta più di un aggiustamento tecnico che di una fuga dal settore.

Mentre il regno himalayano cerca nuovi equilibri finanziari, resta da vedere se altri piccoli Paesi impegnati nelle valute digitali seguiranno questa strada. Per ora, dalle stanze della DHI filtra solo una frase chiave: “Stiamo guardando avanti… ma con molta cautela”.

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