Roma, 30 agosto 2026 – Aumentano le aggressioni di animali selvatici tra le montagne, nei boschi e persino in alcuni parchi cittadini: negli ultimi giorni, i dati diffusi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) raccontano di diversi episodi che hanno coinvolto soprattutto turisti. Le aree più colpite – fanno sapere le autorità – sono l’arco alpino, l’Appennino centrale e alcune zone verdi del Centro-Nord. Un fenomeno che, secondo gli esperti, richiede più attenzione e rispetto verso chi abita questi luoghi.
Dove si moltiplicano gli incontri e quali animali sono protagonisti
In Val di Fassa, Trentino, una coppia di escursionisti milanesi è stata sorpresa da un orso bruno domenica mattina, vicino al rifugio Contrin. Raccontano di essersi trovati “a pochi metri” dall’animale, sentendo il rumore dei rami spezzati. Solo il sangue freddo e un passo lento all’indietro hanno evitato conseguenze più serie. Qualche giorno prima un episodio simile era stato segnalato sempre sulle Dolomiti dal Soccorso Alpino. Ma a preoccupare non sono soltanto gli orsi.
Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, il sindaco di Villetta Barrea ha riferito di tre attacchi a visitatori che hanno cercato di avvicinare dei cinghiali, probabilmente per una foto o un selfie. Uno dei feriti ha dovuto ricorrere ai punti di sutura dopo una fuga disperata verso la strada provinciale 83. Più sfuggenti ma non meno presenti sono stati avvistati anche lupi e cervi lungo sentieri meno frequentati. Gli esperti della riserva di Camosciara sottolineano come la presenza sempre più massiccia dell’uomo nelle aree protette “rischia di sbilanciare l’equilibrio naturale”.
Il monito degli esperti: attenzione ai comportamenti imprudenti
Luca Di Martino, zoologo dell’ISPRA, mette in guardia: “Con l’estate aumenta il turismo in montagna e nei boschi, quindi uomo e animali si trovano spesso vicini”. Il problema? “Molti si avvicinano troppo spinti dalla curiosità o per fare foto da vicino”, spiega Di Martino. E spesso si sottovalutano i segnali che indicano pericolo.
Dai casi ricostruiti dalla Forestale emerge che le aggressioni avvengono soprattutto quando non si rispettano le distanze di sicurezza o si prova a dare da mangiare agli animali. Non è raro infatti vedere turisti – confermano i ranger del Parco Gran Paradiso – che lanciano snack o pezzi di pane ai caprioli, ignorando i divieti. “Questi gesti alterano il comportamento degli animali e li rendono più audaci”, avverte la naturalista Giovanna Fabbri.
Social media: la caccia allo scatto perfetto che mette a rischio tutti
Un altro elemento da non sottovalutare è il ruolo dei social media. La voglia di condividere immagini perfette su Instagram o TikTok spinge molti a correre rischi inutili. E spesso proprio sui social finiscono video o foto che mostrano animali in atteggiamenti innaturali: cervi vicini ai tavoli dei rifugi o orsi ripresi da pochi metri con lo smartphone. “Questo tipo di comportamenti danneggia sia le persone sia gli animali”, fa notare il responsabile della tutela fauna della Regione Lazio.
Le autorità raccomandano inoltre di non diffondere la posizione esatta degli avvistamenti per evitare ondate improvvise di curiosi che possono mettere in difficoltà la fauna, causando stress e aumentando il rischio di incidenti.
Le misure messe in campo e cosa bisogna fare
Per evitare nuovi episodi spiacevoli, molte amministrazioni locali stanno aumentando la segnaletica lungo i sentieri: cartelli chiari con regole semplici – niente avvicinamenti improvvisi, no alle urla, cani sempre al guinzaglio. In alcune zone come il Parco Regionale delle Dolomiti Friulane sono stati attivati brevi corsi informativi per i turisti appena arrivati.
Il Ministero dell’Ambiente ha diffuso ieri una nota in cui invita a mantenere “un atteggiamento prudente e consapevole verso la fauna”. Tradotto: niente contatti ravvicinati né tentativi di nutrire o toccare gli animali incontrati lungo i sentieri. E se possibile segnalare subito qualsiasi presenza alle autorità competenti.
Convivenza possibile solo con rispetto e buon senso
Dietro questi episodi c’è un problema più ampio: il boom del turismo naturalistico dopo la pandemia ha portato milioni di persone nei parchi italiani – 19 milioni stimati nel 2025 secondo Enit – mettendo sotto pressione ecosistemi delicati. Gli esperti ribadiscono che convivere con la natura è possibile solo se si seguono regole precise.
“Non è solo questione di difendersi – conclude Di Martino – ma anche di salvaguardare l’equilibrio degli ambienti che visitiamo”. Perché la natura sa stupire, ma va rispettata senza invadere spazi che non ci appartengono davvero.